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Farmaci, 1 italiano su 3 ha ancora dubbi su equivalenti ma 50% li acquisterebbe

22 Maggio 2024

Roma, 22 mag. (Adnkronos Salute) – “Cresce la spesa privata per farmaci, mentre il ricorso agli equivalenti è ancora basso soprattutto al Sud. Un cittadino su 3 ancora non si fida, ma circa il 50% è propenso all’acquisto”. E’ il quadro che emerge dall’indagine esclusiva realizzata da Swg tra aprile e maggio su un campione di 2.500 cittadini maggiorenni, rappresentativo della popolazione italiana. I risultati sono stati presentata questa mattina al ministero della Salute, nel corso dell’evento ‘Farmaci equivalenti: conoscere per scegliere’, promosso da Cittadinanzattiva nell’ambito della campagna ‘Ioequivalgo’, con il contributo non condizionato di Egualia. Alla luce dei dati illustrati, Cittadinanzattiva chiede “una grande campagna di informazione e comunicazione istituzionale rivolta alla cittadinanza e agli operatori sanitari”.

Dall’indagine emerge che “il 72% del campione è ben informato anche sui farmaci equivalenti, dichiarando di averne sentito parlare dal farmacista (58%) o dal medico (41%): l’83% del campione sa che l’equivalente contiene lo stesso principio attivo del brand, il 69% che contiene la stessa quantità di farmaco, ma per quasi un quarto della popolazione generici ed equivalenti non sono la stessa cosa. E quasi il 30% degli intervistati continua ad avere dubbi sul fatto che abbiano la stessa efficacia”. In particolare nelle regioni pilota Campania e Sicilia il ricorso ai farmaci equivalenti appare “ridotto, a fronte di un reddito pro capite mediamente più basso rispetto alle regioni del Nord, dove il consumo degli equivalenti è ormai pratica consolidata”.

Al momento dell’acquisto “quasi 2 italiani su 3 (64%) si affidano alle indicazioni del medico, soprattutto tra gli over 64 e i residenti nel Nord-Est, ma c’è una certa fiducia anche nelle indicazioni del farmacista (23%), soprattutto tra i giovani”. Focus anche sulle abitudini prescrittive dei medici: “Il 20% del campione dice che il medico in ricetta indica solo il farmaco di marca; il 36% che indica il principio attivo e il farmaco di marca; solo il 31% riferisce che il medico indica solo il principio attivo, lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand. Il 47% del campione si dice comunque orientato ad acquistare un farmaco equivalente, il 34% il farmaco consigliato dal medico o dal farmacista e il 19% il farmaco di marca”.

Oltre all’indagine Swg, sono stati presentati i dati di una ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che per la prima volta ha scelto di introdurre tra gli indicatori di valutazione delle performance regionali e aziendali anche il ricorso agli equivalenti e i dati sul differenziale di prezzo versato di tasca propria dai cittadini per ritirare in farmacia il brand invece degli equivalenti. Nel 2022 la spesa a carico dei cittadini, comprendente la quota della compartecipazione (ticket regionali e differenziale), l’acquisto privato dei medicinali di classe A e la spesa dei farmaci di classe C, è stata pari a 9,9 miliardi, con un aumento del 7,6% rispetto al 2021. Il tutto con una costante: la spesa per la compartecipazione risulta generalmente più elevata nelle regioni a basso reddito.

La campagna Ioequivalgo, avviata da Cittadinanzattiva dal 2016, nelle 5 edizioni che si sono susseguite ha raggiunto tutte le regioni d’Italia con i suoi villaggi allestiti nelle piazze e negli atenei dove le persone hanno potuto ricevere informazioni attraverso il colloquio diretto con professionisti della salute, attraverso i leaflet e il sito web www.ioequivalgo.it e soprattutto attraverso l’App costantemente aggiornato dal partner tecnico Farmadati. L’edizione attualmente in corso della campagna ha indagato le ragioni per cui al Sud il ricorso ai farmaci equivalenti sia così basso.

Secondo l’ultimo report realizzato dal Centro studi di Egualia, infatti, nel 2023 i cittadini hanno versato di tasca propria 1.029 milioni di euro di differenziale di prezzo per ritirare il brand off patent – più costoso – invece che il generico-equivalente – a minor costo – interamente rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. Il ricorso alle cure equivalenti continua però ad essere privilegiato al Nord (rappresenta il 39,8% delle confezioni vendute), rispetto al Centro (29%) e al Sud (23,7%), a fronte di una media Italia del 32%. L’incidenza maggiore di consumo è nella Provincia autonoma di Trento (44,7%), in Friuli Venezia Giulia (41,9%), in Piemonte (40%). In coda per consumi di equivalenti sono Sicilia (22,7%), Campania (21,9%), Calabria (21,7%).

“Con i villaggi itineranti della campagna Ioequivalgo abbiamo fatto tappa in 22 città, toccando tutte le regioni d’Italia, e abbiamo coinvolto gli studenti di alcuni istituti in Campania, Lazio, Piemonte ed Umbria – ha dichiarato Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva – Inoltre abbiamo sottoscritto singoli protocolli di intesa con alcune Regioni, Campania, Sicilia, Marche e Sardegna, per costruire alleanze volte a semplificare l’accesso ai farmaci equivalenti. Crediamo che a questo punto sia necessaria una grande campagna di informazione e comunicazione istituzionale rivolta alla cittadinanza e agli operatori sanitari (medici, farmacisti, infermieri), per superare le resistenze di tipo culturale, ma anche gli ostacoli pratici nella domanda e nell’offerta di questi farmaci”.

Cittadinanzattiva ha presentato alcune proposte concrete, in vari ambiti. Sul piano della comunicazione e informazione occorre: avviare indagini qualitative sulle preferenze degli utenti rispetto al consumo dei farmaci, analizzando i fattori associati ad eventuali pregiudizi sul farmaco equivalente, al fine di pianificare interventi specifici e personalizzati anche con il supporto delle organizzazioni civiche e delle associazioni di pazienti; realizzare una campagna di informazione istituzionale rivolta ai cittadini e agli operatori sanitari (medici, farmacisti, infermieri), che punti sui diritti e sulla responsabilità di ognuno; portare la formazione nelle scuole, creando un’integrazione tra sistema educativo e sistema sanitario; promuovere e favorire le attività ed il contributo che le associazioni di pazienti e le organizzazioni civiche possono dare attraverso momenti di informazione di prossimità alla cittadinanza. Sotto il profilo della formazione del personale, Cittadinanzattiva invita a sviluppare piani formativi dedicati al tema dei farmaci equivalenti all’interno dei corsi di laurea in Farmacia, Medicina e chirurgia e Infermieristica, e a potenziare i corsi di formazione Ecm sul valore dei farmaci equivalenti e gestione ottimale di questa risorsa come valore clinico ed economico per il cittadino e il Ssn.

Dal punto di vista della gestione tecnica della prescrizione, per Cittadinanzattiva occorre estendere l’utilizzo della ricetta elettronica ad ogni medico convenzionato con il Ssn ed operante nei vari setting assistenziali pubblici e privati convenzionati; rendere sistematico il monitoraggio sulle prescrizioni da parte dei professionisti sanitari e sull’appropriatezza nell’uso delle clausole di non sostituibilità, avviando un confronto a livello di Regioni sull’eventuale uso eccessivo o inappropriato della ‘non sostituibilità’; promuovere un tavolo tecnico a livello regionale con il coinvolgimento di medici, farmacisti, infermieri, distretti sanitari, rappresentanti delle società scientifiche e delle organizzazioni civiche e di pazienti, al fine di avviare azioni sinergiche per migliorare l’accesso ai farmaci equivalenti sul territorio a partire dai dati di monitoraggio/comportamento cittadini.

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