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Intersindacale, ‘Manovra affonda Ssn e mercifica diritto salute’

Dicembre 1, 2023

Roma, 1 dic. (Adnkronos Salute) – “La legge di Bilancio del Governo Meloni affonda la sanità pubblica, asfissiando il Servizio sanitario nazionale, punendo il pubblico impiego, manomettendone la previdenza e mercificando il diritto alla salute. Noi non ci stiamo: amplieremo e continueremo la nostra mobilitazione. E saremo irriducibili”. Sono sul piede di guerra i sindacati Aaroi-Emac, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo- Snr), Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm, Uil Fpl medici e veterinari e Cisl medici, riuniti nell’intersindacale., che in una nota sostengono come la Manovra “che il Governo intende portare in approvazione – senza che il Parlamento, ormai ridotto ad organo decorativo, la possa emendare – mortifica tutto il lavoro dipendente nella Pubblica amministrazione, e assesterà il colpo di grazia alla sanità pubblica e al diritto alla salute della popolazione”.

“Le motivazioni che ci avevano portati a proclamare lo stato di agitazione del personale medico, veterinario e sanitario del Ssn, con scioperi e manifestazioni – spiegano – sono ancora più pesanti ora che con il maxi emendamento il Governo sembra voler rimediare al suo terrorismo previdenziale. L’ipotesi del Governo di taglieggiare nell’immediato le pensioni del pubblico impiego a 700mila lavoratori e di imprigionare tutte quelle future in un’attesa sempre più lunga, oltre ad avere l’aspetto di una intimidazione, rappresenta la modesta capacità di trovare soluzioni di finanza pubblica e la volontà malcelata di tutelare interessi inconfessabili come l’evasione fiscale”, denunciano.

“Ora sembra che il Governo voglia, graziosamente, concedere una qualche retromarcia sulle pensioni, cioè restituire ciò che sarebbe stato il maltolto, ma al solo scopo di far accettare tutti gli altri danni che la legge di bilancio provocherà. Infatti non c’è solo il tema del tentato furto sulle pensioni nella legge finanziaria. Ci sono aspetti meno visibili – prosegue la nota – quali il blocco della rivalutazione futura delle pensioni già erogate. E anche qualora l’emendamento del Governo rimediasse al suo tentato esproprio previdenziale, il Governo non si potrà ritenere condonato. Intanto perché, è bene si sappia, il taglio delle pensioni non riguarda soltanto i sanitari e i dipendenti della Pa più ‘anziani’, infatti le soluzioni che si stanno profilando riserveranno il peggio proprio ai più giovani. Su un altro capitolo, quello del Tfs (la liquidazione) – prosegue la nota – nonostante la Corte Costituzionale abbia sollecitato il Governo a cambiare la legge, resta il sequestro per almeno due anni del salario accantonato dai lavoratori prima di poterlo incassare e ovviamente senza recupero dell’inflazione”.

“Nonostante le ipotesi progressive del ministro della Salute Schillaci, per volontà del Mef – aggiunge l’intersindacale – resta infatti esiziale il sottofinanziamento per il Ssn pubblico e universalistico. Allo stesso tempo non ci sono adeguate risorse per lo sblocco del tetto di spesa per le assunzioni del personale dipendente necessario all’esaurimento delle liste d’attesa, né per i contratti di lavoro degli stessi professionisti cui le Regioni chiedono sempre maggiore competenza, aggiornamento, appropriatezza, responsabilità e dedizione. Nella legge di Bilancio non c’è un barlume di strategia sulla formazione del personale sanitario occorrente e sulla sua fidelizzazione, sulla stabilizzazione dei precari, sul riconoscimento extracontrattuale della specificità medico-veterinaria e sanitaria. Insomma: gli eroi non valgono un euro”.

E ancora: “Il Governo non riesce nemmeno a sottoscrivere e a rendere esecutivo il contratto collettivo di medici, veterinari e sanitari la cui preintesa sottoscritta tra Aran e Sindacati risale alla fine di settembre, giusto per erogare stipendi e arretrati che i lavoratori si sono già guadagnati nel triennio 2019-2021, quello dell’ormai dimenticato Covid. Per non parlare del prossimo contratto nazionale 2022-2024 di cui il ministro Zangrillo ha vantato l’anticipo (forse) al 2024, ma per il quale non ci sono adeguati finanziamenti sia rispetto all’inflazione ed ancor peggio rispetto al valore che il mercato riconosce alle professioni sanitarie. Anche il ‘decreto Anticipi’, ardita mossa preelettorale, sembra creare non poco imbarazzo tra le amministrazioni che dovranno erogarlo senza copertura e anche tra il personale che ne beneficerà solo parzialmente ma che non è così ottuso da non sapere che sono soldi del contratto, cioè soldi nostri dati come mancia prima delle europee”.

“Per tutti questi motivi – prosegue la nota – la mobilitazione dell’Intersindacale dei medici, dei veterinari e dei sanitari è un atto dovuto, un impegno progressivo, un atto di costante vigilanza democratica che, dopo lo sciopero del 17 novembre di Cgil e Uil e la manifestazione del 25 novembre di Cisl, continua con lo sciopero di 24 ore programmato il 18 dicembre da Aaroi-Emac, Fassid e Fvm, e che non si fermerà al 2023. Le nostre proteste proseguiranno il loro corso, nel solco comune della nostra mobilitazione, che riprenderà con ancor maggior vigore a gennaio, qualora la Manovra attesa per fine dicembre fosse approvata senza adeguati correttivi”, assicurano.

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