Ricerca, allo studio analisi sangue a casa e test cerebrali online per scoprire rischio demenza
Milano, 6 mag. (Adnkronos Salute) – Un prelievo di sangue tramite puntura del dito, combinato con test cerebrali online, il tutto da effettuare direttamente a casa.
Potrebbe essere questa un giorno la strategia per identificare efficacemente il rischio di sviluppare demenza. E’ quanto suggerisce uno studio, condotto dall’Università di Exeter e pubblicato su ‘Nature Communications’. Gli autori hanno rilevato che i livelli di proteine legate alla demenza, misurati tramite un prelievo di sangue effettuato a domicilio, sono effettivamente correlati alle prestazioni in una serie di test cognitivi. Sulla base dei risultati, la ricerca – finanziata dal National Institute for Health and Care Research (Nihr) Exeter Biomedical Research Centre – conclude che i test domiciliari potrebbero essere un modo per identificare le persone a più alto rischio di sviluppare questa condizione, le quali potrebbero quindi essere considerate prioritarie per ulteriori test, trattamenti e supporto. La strategia potrebbe anche permettere di identificare le persone a basso rischio, così come quelle a rischio moderato (che potrebbero beneficiare di monitoraggio e indicazioni su come ridurre il rischio in futuro).
“Nostre precedenti ricerche hanno dimostrato che un prelievo di sangue capillare può essere effettuato a casa e inviato ai laboratori, e che possiamo identificare i biomarcatori nel sangue legati alla demenza – spiega Anne Corbett dell’University of Exeter Medical School, che ha guidato la ricerca – Questo nuovo studio si basa su tali risultati per dimostrare che possiamo collegare questi biomarcatori alle prestazioni nei test cognitivi, offrendoci un potenziale metodo per prevedere il rischio di demenza. Il lavoro apre la strada alla possibilità di sottoporre le persone a screening senza la necessità di visite cliniche o valutazioni complesse. Ciò garantirebbe che le persone a più alto rischio possano essere prioritarie per il monitoraggio e la diagnosi, assicurando il miglior supporto e trattamento a chi ne ha più bisogno”.
La ricerca è stata condotta nell’ambito dello studio online Protect, in cui oltre 30mila partecipanti del Regno Unito di età superiore ai 40 anni si sottopongono regolarmente a test cognitivi per misurare la memoria, l’attenzione e le funzioni esecutive, ovvero le capacità decisionali. La ricerca ha coinvolto 174 partecipanti al progetto Protect, ai quali sono stati inviati i test da svolgere a casa, che hanno poi compilato autonomamente e rispedito al team. I ricercatori hanno misurato due proteine: la Ptau 217, associata alla malattia di Alzheimer, e la Gfap, collegata a un più ampio declino cognitivo. Hanno scoperto che le prestazioni nei test cerebrali erano correlate alla presenza di queste proteine, con la proteina tau che ha mostrato la correlazione più forte. Questo ha permesso al team di classificare i partecipanti in base al rischio: basso, medio e alto.
“Si stima che quasi un milione di persone nel Regno Unito soffra di demenza, eppure al momento solo una persona su mille con i primi segni di declino cognitivo riceve una valutazione specialistica – evidenzia Clive Ballard, dell’University of Exeter Medical School – Il nostro approccio, che combina test cognitivi rigorosi con la misurazione delle proteine tramite un prelievo di sangue a domicilio, potrebbe fornire un metodo semplice, efficiente ed economico per raggiungere un gran numero di persone nella comunità che altrimenti non verrebbero considerate prioritarie per le fasi successive della diagnosi o del supporto, e per ottimizzare il percorso clinico al fine di consentire l’individuazione precoce di coloro che sono a più alto rischio”. Ora “abbiamo bisogno di ulteriori ricerche per convalidare questo approccio”, puntualizza l’esperto. Ma “il potenziale di questa combinazione di test cognitivi e analisi del sangue eseguibili a domicilio”, aggiunge Marian Knight, direttrice scientifica per le infrastrutture Nihr, “è entusiasmante. Potrebbe ridurre il carico sul servizio sanitario nazionale (Nhs) consentendo lo screening delle persone a casa propria anziché in ospedale o in clinica, ma potrebbe anche permetterci di identificare precocemente le persone affette da demenza, personalizzare i trattamenti in modo più efficace e migliorare gli esiti per i pazienti”.
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