Salute attesa
Quasi 2mila ispezioni presso direzioni sanitarie, reparti specialistici e Centri unici di prenotazione hanno fruttato arresti, denunce all’autorità giudiziaria e segnalazioni all’autorità amministrativa
Ogni volta che c’è di mezzo un giro di ispezioni dei Nas, è molto probabile che al Ministero della Salute si facciano il segno della croce. Nella speranza che non salti fuori l’ennesimo verminaio di ritardi, sprechi, magheggi, ruberie e furberie che da tempo immemorabile fiaccano la sanità pubblica (oltre che la pazienza dei pazienti). Questo perché sarebbe l’ennesimo colpo di piccone che un sistema già di per sé sforacchiato da tutte le parti assesta a sé stesso, sotto i gonfaloni di un regionalismo che non regge e non fa nulla per dimostrare il contrario.
Sono da poco usciti i risultati dei controlli che il reparto dei carabinieri specializzato nella tutela della salute ha portato a termine lo scorso anno. Quasi 2mila ispezioni presso direzioni sanitarie, reparti specialistici e Centri unici di prenotazione hanno fruttato arresti, denunce all’autorità giudiziaria (ipotizzando truffa, peculato, corruzione, concussione e frode nelle pubbliche forniture) più altre centinaia di segnalazioni all’autorità amministrativa. Fra i vari obiettivi esaminati dai Nas, due in particolare hanno portato alla luce ancor più criticità di quanto si potesse pensare. O, più correttamente, di quanto non sapesse già chi frequenta abitualmente ambulatori, corsie di ospedali, Pronto soccorso o sportelli delle aziende sanitarie locali. Si tratta del rispetto dei tempi delle liste d’attesa e dell’intramoenia, cioè l’attività libero-professionale intramuraria cui si può ricorrere (a pagamento) quando le vie tradizionali del Servizio sanitario nazionale da sole non potrebbero garantire tempestive prestazioni specialistiche al paziente.
Anche qui: a fronte di oltre 1.100 strutture ispezionate, sono fioccate denunce e segnalazioni per anomalie riscontrate nelle agende di prenotazione, per il mancato rispetto dei limiti di legge per l’attività libero-professionale e per problemi con le modalità di pagamento dei servizi richiesti e ottenuti. Ci sarebbero anche criticità con il personale sanitario assunto on demand (i cosiddetti gettonisti), con i relativi emolumenti e orari di lavoro, ma non è tanto questo il punto.
La legge che mirava a ridurre le liste d’attesa ha ormai circa un anno e mezzo di vita. Certo, in alcuni suoi punti attende ancora i decreti attuativi (e figuriamoci), ma è comunque in vigore a pieno titolo. Se la situazione è ancora questa – tempi biblici per le prestazioni che fanno l’occhiolino a un ricorso fin troppo facile all’intramoenia – qualcosa non torna. O forse torna fin troppo: la legge non funziona e sarebbe utile capirne il perché.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci si indigna, sfodera i numeri delle ispezioni da lui disposte (negli ultimi tre anni più del 20% dei controlli dei Nas si è trasformato in una segnalazione alle autorità giudiziaria o amministrativa, con volumi di attività intramuraria superiori al 50% previsto dalla legge) e scarica le responsabilità – per mancata efficienza e organizzazione, ma anche per cattiva programmazione e scarsi controlli – sulle Asl e sulle Regioni.
Le richiama a vigilare contro trucchi scandalosi (agende ‘ripulite’ ad arte per far apparire brevi le liste, numeri ritoccati per rientrare negli standard) nel nome dell’onestà. Intanto i cittadini imbizzarriti se la prendono con lo Stato, col governo, col ministro. In realtà sbagliando (in parte) obiettivo: il ministro fissa le regole e controlla, stabilisce i Livelli essenziali di assistenza e dispone le ispezioni. Amministrare e gestire la quotidianità tocca invece alle Regioni, ecco perché è con loro che bisognerebbe prendersela. O magari – meglio ancora – con un sistema sanitario su base territoriale che ha portato a tutto questo (e anche a molti altri disagi che ogni cittadino ben conosce).
Se parliamo di liste d’attesa e affini, bisogna prendere atto una volta per tutte che i tempi continueranno ad allungarsi sia per vincoli oggettivi sia per convenienza di troppi furbacchioni. Ostacoli, eccezioni, furbastri e delinquenti continueranno a esistere. Così come il governo continuerà a non governare in questa materia: non perché non voglia, ma perché non può. Almeno fino a quando ci sarà il regionalismo sanitario.
Di Valentino Maimone
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