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Sanità: neonatologi, ‘solo autopsia dirà se neonato è morto per soffocamento’

Gennaio 23, 2023

Roma, 23 gen. (Adnkronos Salute) – “Non possiamo dire se il neonato morto all’ospedale Pertini di Roma”, mentre era allattato al seno della madre che si è addormentata, “sia morto soffocato”. Non si può infatti escludere, nei primi giorni di vita, un “collasso post neonatale, improvviso e inaspettato (Supc), che ha una frequenza molto bassa: 0,5 su 10mila casi. Oppure altro. E’ raro, ma accade ancora. La maggior parte degli eventi si verifica nelle prime ore di vita. Non è detto, quindi, che il soffocamento per la posizione sbagliata sia la causa. E’ soltanto una delle tante possibili. Solo l’autopsia potrà chiarire: le morti, rare fortunatamente, nei primi giorni dalla nascita ci sono anche in pazienti apparentemente sani”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Luigi Orfeo, direttore dell’Unità operativa complessa di Pediatria, neonatologia e terapia intensiva neonatale (Tin) dell’ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli – Isola Tiberina di Roma, in merito al decesso del bimbo nell’ospedale romano.

“E’ una tragedia – continua il neonatologo – e il fatto di aver trovato il piccolo con la madre addormentata fa pensare alla posizione asfissiante, ma va dimostrato”. La posizione è comunque un elemento su cui “bisogna lavorare a livello di informazione: evitare di dormire con il neonato, per esempio, è un’indicazione fondamentale da dare”. Le neomamme devono poter essere “preparate a una gestione autonoma dei piccoli già nella prima giornata di vita” e in ospedale “ci sono una serie di controlli da fare a cadenze precise” ma, purtroppo, “non tutti questi eventi sono prevenibili”. In questo caso “ciò che doveva succedere è che la mamma, una volta finita la poppata, doveva mettere il bambino nella culla. Lo chiediamo anche per evitare cadute. Quello che l’ospedale può fare – chiosa – è un monitoraggio più stretto possibile”.

Il timore dei neonatologi, però, è che questo dramma incida sull’utilizzo del ‘rooming in’, la possibilità per la mamma di tenere il bambino 24 ore su 24 con sé in ospedale. “Questo strumento è un caposaldo per la promozione dell’allattamento al seno, importantissimo per la salute dei piccoli e del rapporto madre-figlio. In questo caso c’è un evento che l’autorità giudiziaria dovrà valutare, ma questo non deve mettere assolutamente in discussione il ‘rooming in’ che fa parte dei 10 passi per favorire l’allattamento materno da parte dell’Unicef. Se il bambino non sta sempre con la madre non può essere allattato ogni volta che lo desidera e così si rischia di dover optare per l’allattamento artificiale”, conclude Orfeo.

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