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Euroscettici, da conquistatori del mondo a comparse

Le vicende afghane hanno dimostrato che senza una regia complessiva dell’Unione non c’è salvezza e il mondo diventa una giungla senza regole

Sovranisti d’Italia e d’Europa, dove siete?
Ma che fine hanno fatto, ma dove si sono cacciati quelli che volevano usare le ruspe contro Bruxelles? Non si odono più invettive belluine nei riguardi dell’Unione europea, matrigna asservita alla tecnocrazia; né arrivano altissimi lai verso le organizzazioni sovranazionali, clan al soldo di loschi interessi che si coagulano per danneggiare gli ignari e indifesi cittadini.

Come mai?
Appena un pugno di mesi fa (ma sembrano secoli) gli autoproclamatisi guerrieri dei diritti dei popoli sembravano pronti a conquistare il mondo, a fare sfracelli in nome delle piccole Patrie da salvaguardare contro gli attacchi della globalizzazione; sicuri di avere dietro le spalle eserciti di forgotten men decisi a farsi sentire e ringraziare elettoralmente chi dava loro voce.

Adesso i tamburi di guerra sono silenziati, le grida trasformate in pigolii semi intellegibili.
Tutto finito: euroscettici e/o sovranisti ennesima meteora politica? Chissà.
Certo, tanta acqua è passata da quando Luigi Di Maio accarezzava i gilet gialli o quando il leghista Borghi suonava la grancassa contro la moneta unica. Adesso i loro partiti fanno entrambi parte della larga maggioranza che sostiene SuperMario Draghi, il più europeista di tutti, il salvatore dell’euro whatever it takes.

Ecco, il punto è proprio questo.
Per ultime, le vicende afghane hanno dimostrato che senza una regia complessiva dell’Unione, senza un atteggiamento comune, senza la spinta di leadership che si fanno carico delle istanze di tutti, non c’è salvezza e il mondo diventa una giungla senza regole, altro che singoli interessi da far prevalere. Il modo con il quale il presidente del Consiglio si muove, la visione che esprime, l’autorevolezza che possiede fanno da carburante a una ritrovata necessità di azioni sovranazionali fortemente concertate.

Il risultato è che i sovranisti si riducono a scavare la trincea del no ai rifugiati di Kabul, intonando un leit-motiv che dalla Francia profonda di Marine Le Pen arriva alle valli presidiate dalla Lega e soffia sui rioni romani sui quali fa la guardia Giorgia Meloni con accanto il professor Michetti a dare lezioni di storia.

Però attenzione. Benché costrette all’afasia, le truppe sovraniste risultano decimate ma non sconfitte.

Mentre la geo-politica diventa sempre più multilaterale e vecchi equilibri scompaiono, l’Unione europea se non vuole vittorie di Pirro deve affrontare il nodo che finora l’ha zavorrata: il deficit di democrazia del suo funzionamento. Altrimenti in un modo o nell’altro i sovranisti risorgeranno: ancora più forti di prima.

 

di Carlo Fusi

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