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Impantanando

L’Italia ha bisogno di un serio riformismo: senza di esso sono i giovani i primi ad emigrare rendendoci, tutti, più poveri.

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L’Italia ha bisogno di un serio riformismo: senza di esso sono i giovani i primi ad emigrare rendendoci, tutti, più poveri.

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L’Italia ha bisogno di un serio riformismo: senza di esso sono i giovani i primi ad emigrare rendendoci, tutti, più poveri.

L’Italia ha bisogno di un serio riformismo: senza di esso sono i giovani i primi ad emigrare rendendoci, tutti, più poveri.

Siamo il Paese del massimalismo che non tollera mezze misure e considera i compromessi farina del diavolo. Di conseguenza ci poniamo mete alte, anzi altissime: che perciò diventano irraggiungibili. Subiamo e ci arrendiamo alla fascinazione del benaltrismo in virtù del quale quel che si può ottenere è sempre di categoria inferiore a ciò che è necessario o, peggio, a portata di mano: ne aspiriamo a pieni polmoni l’olezzo e restiamo in debito di ossigeno. Siamo l’Italia del riformismo stentoreamente declamato e cocciutamente non praticato. Siamo la patria del riformismo mancato che ci ha reso un legno storto che nessuno riesce a raddrizzare. Su quel legno storto tanti saprofiti hanno costruito nidi di convenienza. Perciò guai a modificare qualcosa: si disturbano gilde, logge, categorie che fanno del corporativismo la loro missione e il loro scudo. Per cui nessuna meraviglia se arriva un alieno a Palazzo Chigi con un cronoprogramma corposo e irreversibile, figlio del vincolo esterno Ue e del bisogno estremo di rimetterci in carreggiata e immediatamente settori vari e variegati – parecchio en plain air e moltissimo di sottecchi – si mobilitano per bloccare tutto. L’alieno è Mario Draghi che governa fuori «da ogni formula politica» (Mattarella dixit) e si ritrova la guerriglia sulla giustizia, i sabotatori sul Green Pass, i pasdaran della transizione ecologica pronti a fare gli sgambetti in Parlamento. L’Italia ha un disperato bisogno di riformismo: serio, concreto, praticabile e altrettanto disperatamente lavora per rigettarlo. Sembra un paradosso, invece è una maledizione. È il sortilegio che si alimenta continuamente del particulare, degli interessi singoli ostinatamente a dispetto di quello generale. È per questo che SuperMario non media: sa che se lo facesse finirebbe nel ginepraio delle contrapposizioni. Studia le sue riforme e le presenta in Consiglio dei ministri, dove i like sono un esercizio bandito e bisogna prendersi ciascuno le sue responsabilità. Strumentalità vuole che in quel consesso le riforme siano approvate all’unanimità, salvo poi cominciare a segarle un minuto dopo. Perfino mentre il presidente del Consiglio va in sala stampa per spiegarle. È un atteggiamento perverso e tuttavia continuamente praticato da chi non vuole perdere le proprie rendite di posizione e le traveste da esigenze identitarie per meglio difenderle. Però il riformismo mancato è zavorra sulle ali di tutti, in particolare dei giovani che a un certo punto si stufano ed emigrano. Rendendoci più poveri ma sciaguratamente non meno masochisti.   di Carlo Fusi

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