Autisti per la resistenza
| Esteri
I volontari della logistica Ucraina, autisti freelance che si occupano delle consegne dai vari Paesi Ue all’Ucraina, sono divenuti essenziali.
Autisti per la resistenza
I volontari della logistica Ucraina, autisti freelance che si occupano delle consegne dai vari Paesi Ue all’Ucraina, sono divenuti essenziali.
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Autisti per la resistenza
I volontari della logistica Ucraina, autisti freelance che si occupano delle consegne dai vari Paesi Ue all’Ucraina, sono divenuti essenziali.
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AUTORE: Giorgio Provinciali
Siamo rientrati in Italia per restarvi qualche giorno, giusto il tempo di recuperare un po’ di materiale tecnico da far recapitare in Ucraina. Al nostro ritorno saremo così pronti ad affrontare l’inverno in previsione di nuovi attacchi russi alle infrastrutture energetiche del Paese. Kit fotovoltaici e generatori di corrente a gasolio sono introvabili in Ucraina, conviene reperirli all’estero. Proprio mentre carichiamo sul furgone alcuni di questi attrezzi, Bogdan, il driver venuto a prelevare i pacchi, riconosce accanto a me Alla, giovane ucraina rientrata nel proprio Paese a inizio febbraio in previsione dell’imminente invasione russa e poi rimasta lì a combattere, tra i partigiani volontari della resistenza.
Bogdan e Alla ricordano di essersi già incrociati vicino a Mikolaiv, in occasione dello scambio di materiale medico da recapitare ai ragazzi al fronte nelle zone calde di Kherson. Se i driver – gli autisti freelance che si occupano delle consegne facendo la spola tra i vari Paesi Ue e l’Ucraina – erano importantissimi già prima dell’invasione russa, ora sono divenuti essenziali e determinanti. Da anni questi ragazzi percorrono instancabilmente anche due o tre volte a settimana il tragitto che unisce l’Ucraina ad altri Paesi europei, portando pacchi di ogni genere ma anche persone con i relativi bagagli.
Il viaggio Milano-Chernivci, ad esempio, richiede normalmente circa 24 ore di guida ininterrotta e questi ragazzi si danno il cambio al volante per raggiungere la destinazione in tempi anche notevolmente inferiori. Ora che il trasporto aereo è fermo e i corrieri tradizionali non consegnano se non a tariffe esorbitanti, il lavoro di persone come Bogdan è encomiabile. A un prezzo forfettario – che può variare tra uno e due euro/kg – si riescono a consegnare oggetti anche molto voluminosi come appunto i generatori elettrici, oggi indispensabili per far fronte ai gravi danni arrecati dai bombardamenti russi.
Nelle prime settimane dall’invasione su larga scala di febbraio molti driver si sono addirittura offerti di compiere il tragitto gratis per portare persone e materiale di primo soccorso. Poi hanno accettato un’offerta libera giusto per coprire le spese di viaggio. Soprattutto all’inizio, anche le organizzazioni internazionali più note hanno riscontrato molti problemi nella consegna di alimenti e aiuti umanitari: capitava per esempio che arrivassero i pannolini dove ormai i bambini erano già stati sfollati, mentre le ginocchiere e il materiale per i soldati arrivava dove si trovavano invece i bambini. Conoscendo molto bene il territorio, ragazzi come Bogdan e Alla hanno saputo invece subito interfacciarsi per raggiungere zone estremamente pericolose, attraversando posti di blocco e strade minate, per consegnare i supporti vitali provenienti da parenti e amici all’estero.
Giorno e notte, sui loro furgoni con grandi bullbar, volontari e driver freelance attraversano un Paese dilaniato dalla guerra sino alla prima linea del fronte, portando soccorso o aiutando a sfollare chi vede in loro l’unico tramite tra lo scempio perpetrato dai russi a Est e la salvezza a Ovest.
Di Giorgio Provinciali
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