Berlino – Nel cuore dell’Europa centrale si fa strada un allarme che connette tecnologia, economia e sicurezza nazionale. Come riporta la tv pubblica tedesca Ard, la Polonia ha avviato un’analisi approfondita sull’utilizzo delle cosiddette auto intelligenti di produzione cinese, temendo che l’enorme quantità di dati raccolti dai loro sistemi digitali possa trasformarsi in un potenziale strumento di ingerenza o di spionaggio.
Auto cinesi e flusso di informazioni
I veicoli di nuova generazione – dotati di sensori, radar e telecamere ad alta definizione – generano infatti in modo costante e invisibile un flusso di informazioni: dai tracciati di viaggio alle immagini ambientali fino ai dati biometrici dei passeggeri. Secondo alcuni analisti la vulnerabilità di questi sistemi potrebbe aprire spiragli di rischio per infrastrutture critiche e apparati di difesa.
A lanciare l’allarme è stata Paulina Uznańska, analista del Centro Studi Orientali di Varsavia, autrice di un rapporto che ha trovato ampia risonanza negli ambienti istituzionali. Intervistata dalla radio TokFM, Uznańska ha ricordato che la Cina occupa una posizione di leadership mondiale nello sviluppo dei veicoli intelligenti, sottolineando che la loro capacità di raccogliere e trasmettere dati in modo capillare non dev’essere sottovalutata. «Abbiamo la tendenza a pensare a un’auto come a un semplice mezzo di trasporto» ha osservato, «ma oggi essa è, a tutti gli effetti, un dispositivo mobile interconnesso».
Le tecnologie installate su questi modelli, in grado di registrare elementi presenti sia all’interno che all’esterno del veicolo, potrebbero nei casi più estremi essere utilizzate anche per finalità non civili. Per questo motivo il tema si è esteso dal campo accademico all’agenda politica, con l’intervento diretto del Ministero della Difesa polacco. L’amministrazione ha confermato l’intenzione di adottare misure di precauzione: le vetture di marchi cinesi non potranno entrare in aree militari né sostare in prossimità di obiettivi strategici.
Militari: vietato collegare gli smartphone
È inoltre previsto per i membri delle Forze armate il divieto di collegare i propri smartphone di servizio ai sistemi digitali di bordo installati su veicoli prodotti in Cina. Secondo il politologo Marcin Przychodniak, l’approccio di Varsavia rappresenta una prevenzione necessaria, «paragonabile a un vaccino contro una malattia che potrebbe non manifestarsi, ma che non può essere ignorata». L’allarme s’inserisce in uno scenario di rapida espansione commerciale del settore. Soltanto lo scorso anno sono triplicate le immatricolazioni di auto cinesi nuove nel Paese. A trainare la domanda è la combinazione di prezzi competitivi (inferiori in media del 15-20% rispetto ai modelli europei) e di un’evidente attrazione per l’innovazione tecnologica.
I timori non sono confinati alla sola Polonia. Anche in Germania cresce la preoccupazione per la sicurezza dei dati generati dalle auto connesse di produzione cinese. Il Ministero dell’Interno ha lanciato un monito sui rischi potenziali legati a questi veicoli, alla luce dell’aumento della loro quota di mercato e del contesto geopolitico.
Un portavoce del dicastero ha dichiarato al quotidiano “Handelsblatt” che, considerate le ambizioni di potere di Pechino, è necessario mantenere una sorveglianza costante sui rischi associati a sistemi tanto complessi e interconnessi. Anche secondo la valutazione del Ministero tedesco, le auto digitali dispongono di infrastrutture informatiche in grado di generare, archiviare e trasmettere grandi quantità di dati sensibili che, se condivisi con terzi, potrebbero rappresentare un rischio per la privacy dei cittadini e per la sicurezza di imprese e istituzioni.
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