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Bande criminali a Gaza

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L’Unrwa ha riferito che un convoglio umanitario che trasportava aiuti nella Striscia di Gaza è stato preso d’assalto e saccheggiato da uomini armati

Criminali a Gaza

Bande criminali a Gaza

L’Unrwa ha riferito che un convoglio umanitario che trasportava aiuti nella Striscia di Gaza è stato preso d’assalto e saccheggiato da uomini armati

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Bande criminali a Gaza

L’Unrwa ha riferito che un convoglio umanitario che trasportava aiuti nella Striscia di Gaza è stato preso d’assalto e saccheggiato da uomini armati

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L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha riferito che sabato un grande convoglio umanitario che trasportava aiuti nella Striscia di Gaza è stato saccheggiato, preso d’assalto da uomini armati che hanno sequestrato 97 dei 109 camion del convoglio, portando via il carico di scorte alimentari del World Food Programme. Non è chiaro chi siano i responsabili. Il commissario generale dell’Unrwa, Philippe Lazzarini, ha detto che gli aggressori non sono stati identificati, sottolineando che la «totale rottura dell’ordine civile» ha reso Gaza un posto dove «è impossibile operare».

L’assalto ha avuto luogo nella parte meridionale dell’enclave palestinese: i camion erano entrati dal valico di Kerem Shalom e, dopo aver oltrepassato la città di Rafah, si stavano dirigendo verso il Nord della Striscia attraverso una zona isolata e semidesertica. Non è la prima volta che succede. I saccheggi e i taglieggi dei convogli umanitari sono talmente frequenti da essere considerati sistemici, l’assalto di sabato è stato però il più grande e spietato di sempre. Nella maggior parte dei casi i membri delle bande di saccheggiatori non fanno parte di Hamas – che normalmente ha già il controllo degli aiuti – ma di gruppi che agiscono per costruirsi le proprie zone di potere.

I contrasti fra l’organizzazione terroristica e queste bande armate sono così forti che lunedì il cosiddetto Ministero dell’Interno di Gaza, una creazione di Hamas, ha detto di avere compiuto un’operazione contro tali gruppi uccidendo almeno 20 persone. La distribuzione degli aiuti nella Striscia è un problema fin dall’inizio della guerra poiché le operazioni militari di Israele hanno quasi annientato le autorità di polizia di Gaza (controllate da Hamas), che in passato garantivano la sicurezza dei convogli. Le organizzazioni umanitarie accusano l’esercito israeliano (Idf) di non intervenire contro questi gruppi armati, neanche quando le aggressioni avvengono a poche centinaia di metri dalle loro postazioni. Un documento riservato dell’Onu, visionato dal “Washington Post”, sostiene che molto probabilmente i saccheggi avvengono con il pieno beneplacito dell’Idf.

Di fronte all’anarchia dilagante il governo israeliano sembra essere sulla buona strada per imporre l’amministrazione militare a Gaza, che avrebbe come prima missione la messa in sicurezza della distribuzione degli aiuti. Secondo il quotidiano israeliano “Yedioth Ahronoth”, l’establishment della sicurezza di Israele – i vertici militari e dell’intelligence – ha già iniziato a lavorare con le società esterne che dovranno gestire tutti gli aiuti umanitari che entreranno nella Striscia sotto la stretta supervisione dell’Idf.

Sebbene non sia ancora stata presa una decisione definitiva sulla governance dell’enclave dopo la guerra, il gabinetto di guerra di Benjamin Netanyahu si sta preparando all’eventualità di questa azione unilaterale, sostenuta con forza dai partiti della destra nazional-religiosa che la vedono come il primo passo verso il ritorno a Gaza degli insediamenti smantellati nel 2005. Un’altra opzione sul tavolo, che però non viene promossa dal governo Netanyahu, è il trasferimento del controllo della Striscia all’Autorità nazionale palestinese (Anp) o a un nuovo organismo simile. Altrimenti, una delle alternative possibili è che un gruppo di Paesi terzi si assuma la responsabilità della martoriata enclave palestinese e della sua ricostruzione, ma finché non saranno cessati i combattimenti e sarà stato ripristinato un ordine minimo di sicurezza nessuno è disposto a parlarne seriamente.

di Federico Bosco

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