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Iran, Trump: “Molto ottimista su un accordo, i leader iraniani sono più ragionevoli”. Negoziati Israele-Libano, Axios: “Si terranno settimana prossima negli Usa”

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Il presidente statunitense Donald Trump – durante un’intervista a Nbc News – si è detto “molto ottimista” sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace con l’Iran

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Iran, Trump: “Molto ottimista su un accordo, i leader iraniani sono più ragionevoli”. Negoziati Israele-Libano, Axios: “Si terranno settimana prossima negli Usa”

Il presidente statunitense Donald Trump – durante un’intervista a Nbc News – si è detto “molto ottimista” sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace con l’Iran

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Iran, Trump: “Molto ottimista su un accordo, i leader iraniani sono più ragionevoli”. Negoziati Israele-Libano, Axios: “Si terranno settimana prossima negli Usa”

Il presidente statunitense Donald Trump – durante un’intervista a Nbc News – si è detto “molto ottimista” sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace con l’Iran

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Gli ultimi Aggiornamenti

Ore 20:15

Il presidente statunitense Donald Trump – durante un’intervista a Nbc News – si è detto ”molto ottimista” sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace con l’Iran.

“The Donald” ha sostenuto che i leader iraniani “parlano in modo molto diverso quando sono a un incontro rispetto a quando parlano con la stampa. Sono molto più ragionevoli”.

E ancora: “Si sono detti d’accordo su tutte le cose su cui dovevano essere d’accordo”.

Trump ha poi affermato: “Ricordatevi, sono stati conquistati”.

Ore 18:30

Il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di ridurre i raid israeliani in Libano al fine di contribuire maggiormente a garantire il successo dei negoziati con l’Iran. Lo rende noto Nbc News che cita un funzionario dell’amministrazione Trump.

Il funzionario dice che la richiesta è stata avanzata durante una telefonata avvenuta ieri.

Ieri – lo ricordiamo – Israele ha condotto “il più vasto attacco dall’inizio della guerra” contro il Libano poiché quel Paese, a suo dire, non avrebbe avuto niente a che fare con la tregua in Iran.

Secondo le informazioni, dopo gli attacchi israeliani – oltre 100 raid aerei in tutto il Libano nel giro di pochi minuti – sono morte almeno 200 persone; migliaia i feriti.

Israele – riporta Nbc News – ha accettato affermando di “essere un partner collaborativo”.

Secondo quanto rivela Axios – che cita una fonte israeliana – i negoziati diretti fra Israele e Libano inizieranno la prossima settimana e il primo incontro si terrà al Dipartimento di Stato di Washington, negli Usa.

Tale fonte spiega che i negoziati saranno guidati da Michel Issa, l’ambasciatore statunitense in Libano; Israele sarà invece rappresentata da Yechiel Leiter – il suo ambasciatore negli Usa – mentre il Libano da Nada Hamadeh-Moawad, la sua ambasciatrice negli Stati Uniti.

Ore 14.06

Il Libano “è parte inseparabile” dell’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Lo ha sottolineato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha poi minacciato: “Violazioni del cessate il fuoco comportano risposte forti”. In un post su X, Ghalibaf ha elencato tre punti: 1) “Il Libano e tutto l’Asse della resistenza, in quanto alleati dell’Iran, rappresentano una parte inseparabile del cessate il fuoco; 2) Il premier pachistano Shebbaz Sharif ha sottolineato pubblicamente e chiaramente il punto sul Libano, non c’è spazio per smentite e retromarce; 3) Le violazioni del cessate il fuoco comportano costi espliciti e risposte forti. Spegnere l’incendio immediatamente”.

Ore 13.49

Hezbollah ha lanciato circa 30 razzi dal Libano contro il nord di Israele da questa mattina. Lo rendono noto le Forze di difesa israeliane, aggiungendo che non sono stati segnalati feriti né danni, poiché i razzi sono stati intercettati o lasciati colpire aree aperte. Le sirene hanno suonato più volte a Kiryat Shmona e nelle città vicine dell’alta Galilea.

Ore 12.55

Aumenta la pressione esercitata dagli Stati Uniti sui partner europei per un impegno militare nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito dal settimanale tedesco ‘Der Spiegel’, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunicato alle capitali europee che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si aspetta, nei prossimi giorni, impegni concreti per l’invio di navi da guerra o altre capacità militari militari dall’Europa. Gli impegni politici, come quelli assunti nei giorni successivi all’inizio della guerra, non sarebbero più sufficienti.

La richiesta di Trump equivale a un ultimatum, hanno affermato diversi diplomatici europei che sono stati informati dopo l’incontro del segretario generale dell’Alleanza Atlantica con Trump. Anche Berlino aveva segnalato nei giorni scorsi la disponibilità di principio per una missione congiunta nello stretto. Dal punto di vista del governo federale, tuttavia, devono essere soddisfatti alcuni criteri, ad esempio un mandato solido delle Nazioni Unite e un cessate il fuoco duraturo o addirittura una tregua negoziata.

Ore 12.43

“Il diritto internazionale prevede la libertà di navigazione: nessun pedaggio”. Lo Stretto di Hormuz, “come qualsiasi altra rotta marina è un bene pubblico dell’intera umanità. La navigazione deve essere libera”. Lo dice il portavoce della Commissione Europea per gli Affari Esteri Anouar el Anouni, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

Ore 11.24

La tregua dichiarata nella guerra condotta dagli Usa e da Israele contro l’Iran deve essere estesa anche al Libano. Lo sottolinea l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, via social. “Hezbollah – afferma – ha trascinato il Libano in guerra, ma il diritto di Israele all’autodifesa non giustifica una distruzione di questa portata”.

“I raid israeliani di ieri sera – continua – hanno ucciso centinaia di persone, cosa che rende difficile sostenere che azioni così brutali rientrino nella legittima difesa”.

Le azioni israeliane, prosegue Kallas, “stanno mettendo a dura prova il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. La tregua con l’Iran dovrebbe essere estesa anche al Libano. Hezbollah deve disarmarsi, come ha concordato. L’Ue sostiene gli sforzi del Libano per disarmare Hezbollah”.

Ore 10.00

‘Sparito’ il post con cui su X l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, annunciava che una delegazione di Teheran era attesa stasera a Islamabad per colloqui, “nonostante lo scetticismo”, sui “dieci punti proposti dall’Iran” dopo l’annunciata tregua con gli Stati Uniti. Sull’account X del diplomatico il messaggio non è più visibile, sembra essere stato cancellato.

Ore 9.24

“Condanniamo con forza questi raid massicci” le cui vittime “vanno ad aggiungrsi alle 1.500 di questo conflitto avviato da Hezbollah contro Israele lo scorso 2 marzo”. Così ai microfoni di France Inter il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, all’indomani dei raid israeliani che hanno martellato il Libano. “Questi attacchi – ha incalzato – sono ancor più inaccettabili perché minano il cessate il fuoco temporaneo” tra Usa e Iran.

Ha aggiunto: “l’Iran deve smettere di terrorizzare Israele tramite Hezbollah, che, è un imperativo, deve essere disarmato, deve consegnare le armi allo Stato libanese”. Ma, ha sottolineato, “il Libano non deve essere capro espiatorio di un governo contrariato perché è stato raggiunto un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran”.

Ore 8.34

Australia, Brasile, Colombia, Indonesia, Giordania, Sierra Leone e Regno Unito hanno espresso forte preoccupazione per il peggioramento della crisi umanitaria e degli sfollamenti in Libano, chiedendo la fine urgente delle ostilità. In una dichiarazione congiunta di oggi, 7 aprile, i sette Paesi hanno accolto con favore il cessate il fuoco concordato tra Stati Uniti, Israele e Iran, sollecitando il rispetto della tregua e la protezione della popolazione e delle infrastrutture civili, anche in Libano. Il testo sottolinea che il personale umanitario deve essere rispettato e tutelato e condanna con fermezza gli attacchi che hanno causato la morte di caschi blu delle Nazioni Unite e aumentato i rischi per gli operatori nel sud del Libano. I firmatari hanno ribadito l’obbligo per tutte le parti di rispettare il diritto internazionale umanitario, evidenziando l’importanza di responsabilità e giustizia per le violazioni che colpiscono il personale impegnato nelle attività di soccorso. La dichiarazione ricorda inoltre che nel settembre 2025 oltre 100 Paesi hanno lanciato una iniziativa per rafforzare la protezione degli operatori umanitari nelle aree di conflitto, impegnandosi a garantire che chi salva vite non debba mettere a rischio la propria.

Ore 8.26

Hezbollah ha lanciato razzi contro il nord di Israele durante la notte, in risposta a quelle che ha definito “violazioni del cessate il fuoco”. Ieri l’Idf ha ha bombardato in modo massiccio il Libano, comprese le zone residenziali della capitale Beirut, uccidendo almeno 254 persone in quello che la presidenza libanese ha definito un “nuovo massacro” perpetrato da Israele. Gli attacchi sono avvenuti dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato una tregua di due settimane, ma ci sono dichiarazioni contrastanti da entrambe le parti sul fatto che il Libano sia incluso o meno. Israele afferma che il cessate il fuoco non include la lotta contro Hezbollah, ma sia l’Iran che il Pakistan, che hanno contribuito a mediare la tregua, non sono d’accordo.

La Casa Bianca ha ribadito ieri sera di non considerare il Libano parte dell’accordo, e la portavoce Karoline Leavitt ha affermato che ciò “è stato comunicato a tutte le parti: ribadisco che la questione continuerà a essere oggetto di discussione… ma al momento non è incluso nell’accordo di cessate il fuoco”.

L’accordo di tregua raggiunto tra gli Stati Uniti e l’Iran, inizia a traballare. Più che una soluzione definitiva, appare come una pausa negoziale che potrebbe aprire la strada a un confronto diplomatico oppure, in caso di fallimento, a una nuova fase di tensione.

E’ tregua fragile tra Usa e Iran, con lo scontro sull’uranio arricchito e i raid di Israele contro il Libano che rischiano già di farla saltare. Nella giornata di oggi 9 aprile, a poco più di 24 ore dall’annuncio del cessate il fuoco, il presidente americano Donald Trump spiega intanto che le forze armate statunitensi rimarranno schierate vicino al Paese fino alla piena attuazione di un “vero accordo”.

“Se per qualche ragione” l’accordo non venisse rispettato, “cosa che è altamente improbabile”, “gli spari ricominceranno”, minaccia il leader Usa.

Di Altea Ferrante

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