Cisgiordania, la protesta dei bambini: “Vogliamo andare a scuola”
Erano in 55, con gli zaini sulle spalle, i quaderni stretti tra le mani e un’idea semplice ma potentissima: studiare per avere un futuro in Cisgiordania
Cisgiordania, la protesta dei bambini: “Vogliamo andare a scuola”
Erano in 55, con gli zaini sulle spalle, i quaderni stretti tra le mani e un’idea semplice ma potentissima: studiare per avere un futuro in Cisgiordania
Cisgiordania, la protesta dei bambini: “Vogliamo andare a scuola”
Erano in 55, con gli zaini sulle spalle, i quaderni stretti tra le mani e un’idea semplice ma potentissima: studiare per avere un futuro in Cisgiordania
Erano in 55. Con gli zaini sulle spalle, i quaderni stretti tra le mani e un’idea semplice ma potentissima: studiare per avere un futuro. Come Mira, come Sara. Bambine che non chiedono altro se non poter andare a lezione, imparare, diventare qualcosa.
Succede a Umm al-Khair, nell’area di Masafer Yatta, in Cisgiordania. Il loro percorso verso la scuola è stato bloccato da filo spinato installato lungo la strada che percorrevano ogni giorno. Non un dettaglio logistico, ma un ostacolo reale, fisico. Davanti a loro, soldati. Dietro, l’edificio scolastico che non possono più raggiungere.
Eppure non sono tornati indietro.
Si sono fermati lì. Hanno iniziato a parlare, a mostrare i quaderni, a tenersi per mano. Una protesta silenziosa, fatta di voci piccole ma ferme. “Vogliamo andare a scuola”.
E mentre il passaggio resta chiuso, la didattica non si ferma. Gli insegnanti si siedono per terra, accanto al filo spinato, e iniziano la lezione lì. Senza banchi, senza aula. Solo terra, vento e attenzione. Una classe improvvisata che diventa simbolo: imparare, anche quando tutto sembra dirti di no.
Le immagini che arrivano mostrano molto più di una protesta. Raccontano un diritto elementare trasformato in ostacolo. Raccontano bambini che non si arrendono. Che non chiedono privilegi, ma normalità.
In un contesto segnato da tensioni sempre più forti, questa scena colpisce per la sua semplicità. Non ci sono slogan complessi, non c’è retorica. Solo una richiesta diretta: poter studiare.
E forse è proprio questo che resta di più.
Perché davanti a quel filo spinato non ci sono manifestanti qualsiasi. Ci sono 55 bambini che stanno provando, nel modo più semplice possibile, a difendere il loro futuro.
di Annalisa Iannetta
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