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Corso legale del bitcoin, scommessa assai rischiosa per El Salvador

Il Bitcoin è moneta di corso legale a El Salvador. La Banca mondiale ha fatto sapere che non aiuterà il Paese in questa svolta, tenuto conto delle opacità di un modello di transazione che potrebbe aprire le porte a riciclaggio e mercato nero.

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Ai suoi concittadini, dopo l’esordio po’ burrascoso di martedì scorso, il presidente di El Salvador Nayib Bukle ha chiesto «un po’ di pazienza». Ma per rendere convincente l’aver reso il bitcoin moneta di corso legale, al fianco del dollaro statunitense, servirà molto altro.

L’iniziativa scivola da subito su uno dei punti considerati più critici, la sua estrema volatilità: nelle ore precedenti al via ufficiale, il governo ne ha comprate 550 unità, a un prezzo complessivo di circa 28,4 milioni di dollari. Ma i deprezzamenti della divisa registrati nel giro di poche ore hanno fatto scendere il capitale a poco più di 25,7 milioni di dollari.

D’altro canto, ha ricordato nei giorni scorsi il Fondo monetario internazionale (Fmi), «le criptovalute di emissione privata, come il bitcoin, portano con sé rischi notevoli. Renderle equivalenti a una valuta nazionale è una scorciatoia poco praticabile». La Banca mondiale ha fatto sapere che non aiuterà il Paese nella sua scommessa, viste le «carenze ambientali» e la scarsa «trasparenza»: a reti deboli e alti consumi energetici richiesti si aggiungono le opacità di un modello di transazione che aprirebbe le porte a riciclaggio e mercato nero.

Posizioni che non scuoteranno chi fa proprio della mancanza di intermediari finanziari uno dei punti di forza del bitcoin. E Bukele, uno che ha aperto il suo primo intervento all’Assemblea generale dell’Onu scattandosi un selfie sul palco, è convinto così di portare il Paese nel «primo mondo»: nell’applicazione digitale Chivo Wallet – un ‘portafoglio cool’, nel linguaggio colloquiale – il governo ha caricato l’equivalente di 30 dollari immediatamente spendibili, motivo di un assalto agli store dei telefonini, peraltro malsopportato dalla rete locale.

Allarma l’onere complessivo che questo incentivo potrà rappresentare sulla spesa pubblica, così come i diversi stanziamenti previsti dal governo per allestire le infrastrutture e spingere le transazioni oltre la diffidenza. Timori accelerati dall’articolo 7 della legge, che rende obbligatorio per qualsiasi esercente accettare il pagamento in bitcoin, salvo poi garantirgli la possibilità di convertire immediatamente l’importo in dollari per mantenere la volontarietà dell’uso.

Ma pur se tra mille inciampi, la misura avanza. E il governo sarà stato lieto della decisione di McDonald di aprire i 19 stabilimenti al bitcoin. Il quale, però, nel giorno dell’esordio a El Salvador, è stato tra le criptovalute in circolazione quella che ha perso di più sui mercato, fino al 10,1 per cento.

 

di Raffaele Bertini

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