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La guerra sembra non avere fine

La guerra tra Russia e Ucraina sembra non avere fine. Gli ucraini resistono nello stabilimento Azot di Sjevjerodonec’k mentre i soldati di San Giorgio fortificano il centro della città. 

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Il fronte del Donbas sembra bloccato in una impasse infinita. Non sono queste parole a caso, dato che si tratta del titolo del libro di gran lunga più influente per la formazione dello zoccolo fascista nella Russia putiniana. Negli anni Novanta, mentre la società moscovita raccoglie i cocci del fallimento del sistema imperialista sovietico, l’arrivo di Internet permette ad alcuni pensatori marginali di farsi conoscere nella versione russa del sito di blogging “Livejournal”. Uno di questi è Dmitry Galkovsky che raccoglie una buona fetta di seguaci grazie alle teorie cospirazioniste presenti nel suo “Бесконечный тупик” (beskonechnyy tupik, appunto impasse infinita).

Alla deriva in una Russia in piena smuta, cioè un caos civile e statale che non si vedeva dal passaggio di potere dalla dinastia degli zar Rurikidi a quella dei Romanov (a cavallo tra XVI e XVII secolo), la generazione di Putin e quelle successive hanno così trovato a consolarle il caro abbraccio della revisione storica. Grazie al lavoro di autori come Galkovsky ogni fallimento e ogni anomalia russa vengono addossate al malvagio Occidente, invidioso della derzhava (l’autarchia statuale e imperiale moscovita) che unisce la più vasta nazione della terra. Incapace di apprezzare il lavoro di contenimento della barbara Asia, l’Europa e in particolare il Regno Unito non hanno così mai riconosciuto la Rus’ di Mosca come pari e anzi l’hanno relegata a uno status di paria internazionale.

Se i nomi e le informazioni vi giungono nuovi, è la norma. L’Occidente ha ignorato cosa agitasse gli incubi del popolo russo e ha deciso che questi fantasmi intellettuali fossero proprio degli ectoplasmi pittoreschi destinati a dissolversi all’alba della prosperità economica. Nessuno dei libri di Galkovsky è stato tradotto, nemmanco in inglese; né quelli dei suoi pari. Ora quel bubbone è però suppurato e il suo pus disegna zète di morte sulle pianure ucraine.

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Per questo muoiono ogni giorno centinaia di russi per conquistare le macerie di qualche villaggio sperduto. Perché, anche se non hanno i soldi dell’America, i soldati del Cremlino hanno dalla loro la Verità e «chi ha la Verità ha la vittoria», sostiene Danila nel film “Брат 2” (Brat 2, Fratello 2), senza dubbio il film russo più amato dai russi e citato spesso sia da Putin che da Navalny. A questa intellettuale “impasse infinita” corrisponde quindi una grottesca bilanciatura sul fronte di battaglia, dove Kyiv combatte per la propria libertà mentre Mosca combatte per vedere riconosciuto il suo status di potenza imperiale. Di nuovo.

Così resistono ancora gli ucraini nello stabilimento Azot di Sjevjerodonec’k mentre i soldati di San Giorgio fortificano il centro della città. Così a Sud, le truppe del generale Židko conquistano Kharm Svyatoho mentre le forze giallazzurre liberano i villaggi di Nahirne e Bilohorivka, vicino Soledar. Così, nella zona di Izjum, i militari di Zelens’kyj riprendono Zavody e Spivakivka (superando il Donetto) mentre le truppe “Z” occupano in parte Bohorodychne. Persino i successi ucraini nella zona di Chersòn, dove le forze della 28esima brigata meccanizzata sono arrivate a 10 chilometri dalla città occupata, sembrano bilanciati da un massiccio raid delle Forze aerospaziali russe contro le postazioni da poco riconquistate a Charkìv.

Oggi la priorità è fornire all’Ucraina le armi necessarie per rompere tale simmetria di morte, ma domani dovrà essere sciolto il nodo gordiano dello sciovinismo russo. Senza questo, ci ritroveremo di nuovo in uno stallo intellettuale infinito.

 

Di Camillo Bosco

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