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I russi provano ad intimidire l’Occidente

Fra legge marziale e punizioni ai renitenti la Russia paventa la guerra totale nel tentativo di intimidire l’Occidente.

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Usiamo un luogo comune giornalistico e ammettiamo che il Cremlino sia in fibrillazione. Peccato che invece l’encefalogramma siloviko rimanga piatto e desolato. «Ivan ci mette molto a salire sul cavallo, ma poi galoppa veloce» scrivono i pochi zetisti speranzosi rimasti, facendo la solita insalata russa di vittimismo e megalomania.

Il cavallo su cui dovrebbe salire l’Ivan transuralico sarebbero i 2 milioni di riservisti dell’armata russa che ancora si tengono ben lontani dal fronte. Una portentosa schiera di imboscati stanata nemmanco dai principeschi premi monetari promessi a chi sia disposto a farsi sparacchiare nell’ambito dell’Operazione Z. La Duma (il Parlamento russo) ha appena modificato il codice penale implementando la legge marziale e le norme sulla mobilitazione: persino un leguleio può intuire quanto il cappio intorno al cittadino moscovita si faccia via via più stretto nella prospettiva di essere spinto al fronte, se non in punta di baionetta quantomeno in punta di legge.

Peccato che di questa moltitudine i più assennati analisti ne giudichino schierabile appena 4 o 5mila unità, al netto delle panze da congedo e delle malattie geriatriche. A chi possano sembrare numeri consistenti va ricordato che i 15mila uomini del Terzo corpo d’armata russo sono stati versati sui 1.500 chilometri di fronte con una dubbia efficacia al limite dell’omeopatia. Pare poi che gli allenamenti marziali siano stati incentrati un po’ troppo sul cardio, a giudicare dalla velocità della fuga di alcuni di quei reparti dall’oblast’ di Charkìv. Tempi duri anche per i refusenik – ora denominati ufficialmente “500” – che rischiano la galera se rifiutano di combattere anche nel contesto legale della “operazione militare speciale”.

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Sistemate le Z truppen, gli sforzi dei legislatori russi si sono quindi concentrati sulla mobilitazione del settore industriale, minacciando ripercussioni nel caso le imprese non producano quello che è necessario per la guerra. Non è chiaro come questo dovrebbe aiutare le aziende russe ad aggirare le sanzioni e così trovare le risorse necessarie alle loro produzioni – interrotte in gran parte allo scoppio del conflitto – ma un effetto evidente si è già palesato: il mercato azionario russo è subito crollato. Dopo aver resistito per sei mesi alle pressioni economiche esterne, sono bastate le poche righe di una norma ‘patriottica’ per mandare a gambe all’aria la residua fiducia degli investitori verso il traballante mondo finanziario russo.

Infine è stata annunciata una pioggia di falsi referendum per annettere i territori alla Federazione Russa, alla quale in tutta evidenza non bastano i suoi diciassette milioni di chilometri quadrati. La mossa è un chiaro tentativo di dissuadere l’Occidente ad aiutare l’Ucraina nell’attacco di territori che la Russia considera suoi: un trucco già usato – con scarso successo – per la Crimea. Il criminale Putin vuole far presto perché non sa per quante settimane ancora i suoi paracadutisti potranno tenere la riva Ovest del Nipro e di conseguenza il Sud del Paese dei Girasoli.

Per la gioia degli imperialisti russi, Ivan si è insomma deciso a tentare la cavalcata sebbene il fantino putiniano, piuttosto che al fronte, rischi per lo slancio di ritrovarsi nel fango dall’altro lato del suo cavallo.

Di Camillo Bosco

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