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Il ruolo di Transnistria in Russia per allargare il conflitto

Il ruolo di Transnistria, repubblica ultimo scampolo dell’Unione Sovietica, potrebbe diventare l’ennesimo e ultimo pretesto per la Russia di allargare il conflitto.

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Sono le 20 di un canicoloso soffocante giovedì estivo quando il 31 agosto del 1939 la stazione radio di Gleiwitz, nella Germania del Terzo Reich, viene presa d’assalto da un gruppo di uomini in divisa. Pochi minuti prima il gruppenführer Reinhard Heydrich ha comunicato alla squadra del Sicherheitsdienst, il servizio segreto delle SS, la frase in codice «Die Großmutter ist gestorben» (La nonna è morta) dando così il via all’attacco.

Travestiti con uniformi polacche, gli uomini del commando irrompono quindi nell’emittente sparando colpi in aria e trasmettendo concitati inviti alla rivolta delle popolazioni polaccofone in terra tedesca. Prima di ritirarsi lasciano a terra morto persino un comune prigioniero slavo vestito da soldato di Varsavia, così da avere un corpo da mostrare alla stampa internazionale. Grazie a questo casus belli dopo neanche 24 ore Adolf Hitler invade la Polonia, dando il via alla Seconda guerra mondiale.

Nella guerra avviata invece dal suo emulo criminale Putin di false flag di questo tipo se n’è perso il conto. L’elenco è lungo: dai cadaveri bruciati che mostrano segni di rilievi autoptici – quindi prelevati da obitori – collocati nei luoghi di finti attentati sino all’incredibile pretesa che nel Donbass occupato fosse in corso un genocidio le cui prove sono in mano soltanto ai russi (che peraltro già lo occupavano).

Nella cosiddetta repubblica di Transnistria, ultimo scampolo di Unione Sovietica che nel 1990 ha lottato duramente contro la Moldavia per conservare l’amato privilegio di non tenere elezioni democratiche, pare esservi ora la “nuova” Gleiwitz.

Dopo l’attentato con lanciarazzi che ha colpito la sede dei servizi di sicurezza di Tiraspol, capitale dello pseudo-Stato riconosciuto nemmanco dalla Russia, si sono violentemente abbattute al suolo due potenti antenne radio, costruite ai tempi in cui il comunismo era in espansione e quindi dotate di grande raggio d’azione. Affittati a un’emittente evangelica, dall’inizio dell’Operazione “Z” i due ripetitori erano stati requisiti per la diffusione del nuovo vangelo rivelato – la propaganda di Mosca – sul territorio ucraino. Questi “attentati”, la cui probabile matrice impone le virgolette, fanno il paio con la recente dichiarazione del Ministero della Difesa russo di voler creare un corridoio territoriale che colleghi la madrepatria alla riottosa regione moldava e con l’attacco dell’aviazione del Cremlino contro il ponte che da Zatoka porta a Bilhorod-Dnistrovsky, nel Sud dell’Ucraina.

La piccola regione del Budjak, bagnata dalle acque del Mar Nero e parte dell’oblast di Odessa ma collocata aldilà del ponte, potrebbe essere quindi l’obiettivo di uno sbarco degli spetsnaz ancora in formalina per il mancato assalto a Odessa, dopo la fallita offensiva russa su Mikolaiv. Un tale assalto rappresenterebbe un all-in molto pericoloso per il regime siloviko, che forse si vede però costretto dai numerosi fallimenti bellici a tentare una qualche vittoria.

Come questa possa giungere allargando un’offensiva che vede le forze del generale Dvornikov già pericolosamente sparpagliate da Chersòn a Kharkiv su un fronte lungo più di mille chilometri, si vedrà nei prossimi giorni.

di Camillo Bosco

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