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La ritirata russa è solo all’inizio

Crescono le misure disperate dell’esercito russo, come il reclutamento degli zek, i carcerati. L’ennesima mossa disperata di Putin a un passo dal disastro militare.

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Dopo 200 giorni il comando russo ce l’ha fatta: un vero sito nazista è stato colpito in Ucraina. Qualche missile moscovita è infatti piovuto su un pilone abbandonato al centro del fiume Dnipro, costruito dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale nel tentativo – fallito – di creare un nuovo ponte sul rio. Nonostante gli ottant’anni d’età la struttura di solido cemento armato si è comunque fatta un baffo dei razzetti putiniani. La propaganda del Cremlino ne ha approfittato per rendersi ridicola, spacciando l’operazione per l’affondamento di una chiatta carica di assaltatori ucraini. A ognuno i suoi hobby, mentre la guerra infuria.

Al contrario, gli ucraini stanno procedendo con un’ammirabile diligenza riguardo la de-ruscificazione del proprio Paese. Frattanto che le forze di Kyïv si attestano sulla notevole estensione di nuovo territorio liberato, riorganizzando le linee logistiche e recuperando i veicoli e le munizioni abbandonate dalle Z truppen, gli oppressori vengono privati dei loro strumenti più odiosi. Così è stata colpita la Corte d’Appello di Chersòn – eliminando almeno quattro collaborazionisti – il cui edificio era stato scelto come quartier generale dell’amministrazione civile degli invasori. A Luhans’k è stata invece presa di mira la Procura di una delle cosiddette repubbliche donbasiane e come risultato hanno raggiunto Brežnev il procuratore generale Sergey Gorenko e il suo vice.

Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Zelens’kyj, addossa la responsabilità della loro morte ai gruppi criminali in fibrillazione per le recenti sconfitte russe ma i due avevano comunque pesanti colpe nell’implementazione della mobilitazione militare illegale dei loro concittadini. I collaborazionisti Oleh Boyko e sua moglie Lyudmila sono stati inoltre liquidati a Berdjans’k per interrompere i loro sforzi nell’organizzazione dei falsi referenda, paravento per gli appetiti territoriali russi. Mentre scriviamo giunge infine la notizia di un ennesimo attacco contro le autorità d’occupazione a Melitopol, stavolta all’aeroporto militare.

In una mossa audace a Nord, nel territorio russo dell’oblast’ di Belgorod, è stato colpito l’hub ferroviario di Valujki. Questo colpo alle linee di rifornimento silovike rende ancora più improbabile la resistenza delle provvisorie difese rusciste sul fiume Oskil, già facilmente guadabile e dalla portata modesta. Alla luce della precaria situazione difensiva, l’osservatore osint @Majakovsk73 ritiene probabile un arretramento russo fino alle posizioni sulla linea di Svatove se non su quella ancora più retrograda di Starobil’s’k, nel pieno dell’oblast’ di Luhans’k.

Probabilmente è in vista di questo nuovo carnaio che i russi hanno rinvigorito il loro programma di reclutamento degli zek (carcerati). Sono stati infatti avvistati più di otto camion per il trasporto di detenuti nella città di Tambov, più un’altra dozzina nella città di Belgorod: centinaia di ex reclusi in viaggio verso la base della compagnia di mercenari Wagner a Mol’kin, nell’oblast’ di Krasnodar.

Non che questi gentiluomini cambino granché della realtà sul campo giacché le forze giallazzurre hanno trovato nei territori appena liberati altre fosse comuni con centinaia di corpi e nuove stanze di tortura a Izjum, identiche a quelle scoperte a Buča e Irpin’. È solo certo che nuovi criminali si sommeranno ad altri criminali.

 

di Camillo Bosco

 

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