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L’arma segreta degli Stati Uniti per salvare l’Ucraina

Il Lend -Lease Act è tornato. Il trattato statunitense firmato nella Seconda guerra mondiale per il libero invio di armi al Regno Unito è stato utilizzato per l’Ucraina.

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«È stato firmato il Lend-Lease Act statunitense per l’Ucraina» scrive emozionato su Twitter il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov. «La storia si ripete: nel 1941 Churchill convinse gli Usa della necessità del prestito di armi e materiali al Regno Unito per sconfiggere il nazismo. Nel 2022 Zelensky ha chiesto lo stesso tipo di aiuto per sconfiggere il ruscismo. Grazie Presidente Biden!». Il Lend-Lease Act fu in effetti l’arma segreta alla base della vittoria degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, in quanto permise il libero invio delle armi ma soprattutto dei mezzi e delle risorse degli Stati Uniti verso chi affrontava in prima linea l’impatto delle forze dell’Asse. La Gran Bretagna ne fu la prima beneficiaria ma salvò anche Mosca dall’operazione “Barbarossa” della Germania nazista, riuscendo così – per stessa ammissione del generale Zhukov – a capovolgere le sorti del conflitto sul fronte orientale.

Si può quindi comprendere come questa notizia abbia ulteriormente logorato il morale delle truppe del Cremlino, che non vedono l’ora di potersene tornare a casa. Stando alle intercettazioni delle loro comunicazioni, stanno moltiplicando gli episodi di auto-sabotaggio, col versamento di sabbia nei motori e di zucchero nella benzina dei loro carri armati. Negli stessi canali Telegram legati al gruppo Wagner si commentano i successi ucraini, riflettendo lucidamente sulla disfatta prossima ventura.

Intanto nei pressi dell’Isola del Serpente, dopo aver costretto (con un colpo di missile Neptune) la fregata Makarov a ritirarsi nel porto di Sebastopoli, gli ucraini si sono scatenati. Nelle scorse ore hanno distrutto quattro navi d’assalto Raptor, un sistema antiaereo Buk, una nave da sbarco e il relativo sistema antiaereo sostitutivo inviato dalla terraferma. A quel punto un raid di due aerei Su27 in volo radente ha spianato ogni edificio sull’isola, spazzando via i militari della guarnigione. Dulcis in fundo un drone Bayraktar ha poi distrutto un elicottero da trasporto Mil Mi-8 che stava sbarcando lì una squadra di incursori per cercare di mantenere il controllo dell’isola. Abbastanza per convincere finalmente i russi a non mandare altre truppe al massacro.

Questo successo ucraino apre alla speranza di riattivare la rotta commerciale di Odessa per le granaglie bloccate sui treni. Non è però l’unico. Kyiv ha effettuato due offensive nell’area di Kharkiv: a Nord sono stati riconquistati gli insediamenti di Slobozhanske, Borshchova, Rus’ki Tyshky e Cherkas’ki mentre combattimenti continuano a Lyptsi; nel Nord Ovest sono state invece liberate le cittadine di Bairak, Rubizhne, Verkhnii Saltiv e Zamilivka. Significa che l’autostrada che collega Belgorod a Izjum – utilizzata fin qui dalla Russia per gran parte dei suoi rifornimenti – si trova ora nel raggio dell’artiglieria ucraina, che può così minacciare i limitati successi putiniani a Sud.

Al momento una manovra a tenaglia russa sta invece conseguendo significativi successi nell’accerchiare le unità ucraine che combattono a Rubizhne, ma questo resta comunque un fronte molto pericoloso e mutevole per entrambi gli schieramenti. Come nel caso dei reparti russi che nei giorni scorsi avevano in teoria sfondato a Bilohorivka, oltre il fiume Severskij Donec, ma che poi si sono visti distruggere il ponte gettato dai genieri sul rivo ormai alle loro spalle. Il gruppo avanzato russo si è così trovato isolato e circondato, per essere poi distrutto completamente dalle forze ucraine.

di Camillo Bosco

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