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Propaganda russa: tre spettri si aggirano per l’Europa

La propaganda russa punta sulla paura per nascondere l’esaurimento delle proprie risorse militari, tra ritiri e contraccolpi.

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«Nato, Nazi and Nukes» (Nato, nazisti e bombe nucleari): queste, secondo il professore Timothy Snyder dell’università di Yale, sono le tre N che il criminale Putin vuole vaghino come spettri in Occidente. «Tali temi sono emersi come scusa per la guerra non perché abbiano qualcosa a che fare con essa – precisa Snyder – bensì perché evocano paure comprensibili sia dai russi che dal resto del mondo». Non solo terrori ma anche argomenti di discussione precotti per coloro i quali vogliano fare, passivamente o attivamente, il gioco della Russia.

«Se hai dei complessi di colpa e pensi che gli Usa siano la causa d’ogni male, puoi scegliere la N della Nato – sostiene il professore – mentre se sei un tremaginocchi e hai bisogno di una scusa per non far niente, allora l’ideale è scegliere la N delle bombe nucleari; infine, se vuoi sentirti superiore al tuo prossimo dimostrando quanto la radicalità sia il tuo tratto distintivo rispetto alla collettività, puoi sempre optare per l’aggettivo “nazista” con cui il presidente russo caratterizza i suoi nemici».

Si tratta in tutta evidenza di tre forzature della propaganda russa la cui inconsistenza è ormai palese dopo ben 150 giorni di guerra, ma che continuano a inquinare il dibattito nelle democrazie che appoggiano Kyiv.
Quando questa calda estate avrà fine, e i capricci del Cremlino sulle forniture di gas – e la relativa inflazione – metteranno a dura prova i nervi delle popolazioni occidentali, sarà utile ricordarsi che la Federazione Russa ha invaso l’Ucraina solo perché vuole che quei territori rimangano di suo esclusivo dominio. Soprattutto, in caso di annessione completa del Paese dei Girasoli (ipotesi ormai remota, ma comunque presente) tutto fa supporre che gli appetiti siloviki si ritroverebbero lontani dalla sazietà, aprendo la strada a nuove e incontrollate guerre.

 

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Per fortuna, al momento l’offensiva russa è invece impantanata.

Le sanzioni contro Mosca e gli aiuti militari alle truppe del tryzub hanno permesso alla tenacia ucraina di trasformarsi in un incubo sanguinoso per gli assalitori ruscisti. In questi giorni pare infatti che la Russia abbia ritirato ben 25 gruppi tattici di battaglione a causa delle alte perdite nei combattimenti, a conferma delle numerose chiamate intercettate dal servizio segreto ucraino dove i soldati Z si lamentano di essere mandati all’assalto nonostante le loro compagnie siano ormai ridotte da 200 uomini a 20, o meno, elementi.
Queste perdite – circa il 90% della forza combattiva – sembra avvengano prevalentemente nel Donbas dove, dopo la presa di Lysyčans’k, alcune unità della rosgvardiya russa hanno dovuto percorrere anche 35 chilometri a piedi a causa della mancanza di mezzi di trasporto. I reparti ucraini sono riusciti a sfuggire ai due tentativi di accerchiamento avvenuti a giugno anche grazie a ritardi simili.
Ancora peggio appare la situazione dell’Operazione «Z» a Chersòn visto che dopo gli attacchi con gli Himars a sei depositi di munizioni e ad un centro di comando, anche il ponte Antonivsʹkyy Mist è stato chiuso per i bombardamenti, così aumentando l’isolamento delle truppe d’occupazione. Voci parlano addirittura di un contingente di Z truppenaccerchiato nella cittadina di Vysokopillya: se confermate, si tratterebbe di una situazione che potrebbe spostare l’equilibrio degli scontri nell’area a favore dell’esercito di Zelens’kyj.

di Camillo Bosco

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