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Un nastro giallo per l’Ucraina

Si è celebrata ieri la “Giornata della dignità e della libertà” per ricordare l’inizio dell’Euromaidan. Tutti gli ucraini hanno avvolto un nastro giallo attorno a pali: un codice di libertà.

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Chernivci – Si è celebrata ieri la “Giornata della dignità e della libertà”. La festività, istituita nel 2014 da Petro Poroshenko, ricorre ogni 21 novembre per ricordare l’inizio dell’Euromaidan. Tutti gli ucraini sono invitati ad avvolgere un piccolo nastro giallo attorno a pali, rametti e ringhiere affinché la memoria di quel giorno resti viva. Gli zhovta stritchka (nastri gialli) sono stati usati da marzo anche dai partigiani di Kherson come messaggio in codice per infondere coraggio ai propri concittadini ma anche per rammentare agli invasori la loro presenza: nessun posto sarebbe stato sicuro per i rascisti, perché qualcuno presto li avrebbe scacciati.

Come da mesi viene fatto a Mikolaiv, oggi a Kherson si raccoglie l’acqua dalle pozzanghere. Manca ancora tutto, ma non è mai venuta meno la dignità di un popolo che ha saputo riconquistare la propria libertà. Una giovane ucraina rientrata dall’estero prima della guerra per unirsi ai volontari mi ha raccontato che, mentre preparava le molotov con i partigiani della sua città, suo zio era proprio a Kherson tra quei coraggiosi resistenti che siglavano piccole operazioni di sabotaggio con nastri gialli e stampe su cui veniva rivendicata l’identità ucraina della città. Quasi giornalmente, su fogli affissi ai muri, i partigiani aggiornavano i loro concittadini con il conteggio dei chilometri che li separavano dalla Zsu (Guardia nazionale ucraina). Si firmavano semplicemente con la lettera “ï”, presente nell’alfabeto ucraino ma non in quello russo, contrapponendola alla “z” rascista. Apporre nastri e cartelli era rischioso, ma in molti raccontano di averlo fatto. Bastava incrociare lo sguardo sospettoso di un occupante per finire in isolamento, torturati fino allo stremo.

Un uomo è stato ucciso di fronte alle figlie per essersi rifiutato di fare i nomi di presunti complici. Il suo cadavere è poi stato minato con diversi esplosivi ed esposto al pubblico, come monito per altri potenziali partigiani. Senza che nessuno potesse toccarlo, quel corpo è rimasto così per mesi a decomporsi, nonostante le figlie ne avessero implorato la sepoltura. Un altro mi racconta d’essersi travestito da senzatetto per potersi muovere liberamente in città e comunicare con precisione al Comando militare ucraino le posizioni di hangar, depositi e casematte. Durante i giorni del referendum-farsa, rivela, i russi hanno rapito tutti gli amministratori e consiglieri condominiali per estorcer loro con la tortura nomi e documenti di quegli inquilini che non volevano aprire la porta di casa al mondo russo.

Il codice del nastro giallo è tuttora in uso anche a Melitopol (città in cui la resistenza partigiana è molto ben organizzata) e a Mariupol, nonostante il regime di terrore instaurato dai rascisti. Alcuni civili che nel 2014 aiutarono il reggimento Azov a liberare la città dalla prima invasione russa sono ancora vivi; fingendosi filorussi, riescono a comunicare con le forze armate ucraine. Quando li vedono, i rascisti strappano con rabbia i zhovta stritchka ma il giorno dopo nuovi nastri sono ancora lì, ben stretti da chi combatte valorosamente per la libertà.

 

di Giorgio Provinciali

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