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Vertice a Ramstein: 40 Paesi per accerchiare Putin

Le conseguenze della guerra per la Russia di Putin sono sempre più gravi. Intanto 40 Paesi si incontrano a Ramstein per cercare la pace.

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L’orso russo pensava di cogliere con una zampata il girasole ucraino per papparlo con tutto lo stelo e rimpiazzarlo con uno Stato satellite. Invece si è trovato le fauci prigioniere delle tagliole di cui il fiore, suppostamente indifeso, si era circondato in otto anni di guerra ibrida.

A più di due mesi dall’inizio dell’invasione il governo di Kyiv è passato quindi al contrattacco: persino sull’isola del Serpente, una delle prime conquiste del Cremlino, sono stati distrutti il posto di comando e la difesa antiaerea degli occupanti.

Le sortite dei droni Bayraktar oltreconfine sono ormai giornaliere e solo ieri sono stati colpiti un deposito di munizioni nella cittadina di Staraya Nelidovka (poco a Sud di Belgorod) e alcuni obiettivi nel territorio di Kursk, capoluogo dell’omonimo oblast russo. L’utilizzo dei droni turchi, che dal 24 febbraio rappresentano uno strumento prezioso per la distruzione delle colonne moscovite, testimonia la rinnovata fiducia del generale ucraino Serhiy Shaptala riguardo le prospettive di vittoria.

Gli attacchi infatti spesso si concludono con l’abbattimento di almeno uno degli Uav (Unmanned aerial vehicle, veicolo aereo privo di pilota) sulla via del ritorno da parte delle tardive difese aeree russe e la perdita di queste piattaforme avrebbe rappresentato una sciagura nella fase iniziale della guerra.

Poterne sacrificare qualcuno per colpire in profondità il territorio dell’aggressore, seppur per distruggere i suoi preziosi rifornimenti logistici, era quindi una possibilità finora troppo azzardata per poter essere percorsa.

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Qualcosa però è cambiato, nell’evoluzione del conflitto: le agenzie di intelligence statunitensi e ucraine hanno potuto constatare a occhio nudo la grave degenerazione delle Forze armate russe, che si stanno esaurendo nell’operazione speciale “Z”.

I battaglioni di Mosca, mancanti di addestramento e moderne tattiche, riescono ad avanzare solo grazie alla momentanea preponderanza delle artiglierie, in una strategia bellica mutuata dai preparativi sovietici per combattere la supposta guerra nucleare contro i nemici capitalisti.

Ma le perdite continuano ad aumentare, commisurate a ogni avanzata, e le unità d’èlite come i paracadutisti Vdv (Vozdušno-desantnye vojska, truppe aviotrasportate), un tempo orgoglio macho di tutta l’Armata Rossa, ora giacciono come bambole scomposte sui campi dell’Ucraina, con punte di caduti intorno al 90% degli effettivi, come stimato dal giornalista Christo Grozev di “Bellingcat”.

In questo particolarissimo momento storico si deve quindi contestualizzare lo sforzo occidentale per armare la resistenza ucraina con un numero sempre maggiore di armamenti pesanti, puntando a risolvere i problemi di penurie materiali nell’esercito di Zelensky.

Il regime siloviko è chiaramente allarmato dal corso della guerra, sia militare che economica: per questo il criminale Putin alza la posta tagliando il gas a Polonia e Bulgaria (quest’ultimo è uno dei pochi Stati europei a mantenersi ancora neutrale, anche se a poco gli è servito) e organizzando provocazioni grazie ai vassalli della Transnistria.

Nonostante questo sforzo disperato per imporre una weltanschauung di dominatori e dominati, la determinazione del fronte democratico internazionale pare però più forte che mai. La riunione dei 40 Stati a Ramstein è la più grande congiura per la pace mai avvenuta a memoria d’uomo.

Di Camillo Bosco

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