Crosetto, Trump e la realtà che sfugge al Presidente
“Ingeneroso“. È l’aggettivo scelto dal ministro della Difesa Guido Crosetto per definire il Presidente degli Stati Uniti Donald Trapani nei confronti dell’Italia
Crosetto, Trump e la realtà che sfugge al Presidente
“Ingeneroso“. È l’aggettivo scelto dal ministro della Difesa Guido Crosetto per definire il Presidente degli Stati Uniti Donald Trapani nei confronti dell’Italia
Crosetto, Trump e la realtà che sfugge al Presidente
“Ingeneroso“. È l’aggettivo scelto dal ministro della Difesa Guido Crosetto per definire il Presidente degli Stati Uniti Donald Trapani nei confronti dell’Italia
“Ingeneroso“. È l’aggettivo scelto dal ministro della Difesa Guido Crosetto per definire il Presidente degli Stati Uniti Donald Trapani nei confronti dell’Italia.
Una definizione senza alcun dubbio molto leggera, nella sostanza, rispetto alla durezza degli attacchi riservati e i reiterati alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per tacere di quelli a Papa Leone XIV.
Nel lessico della politica, a ben vedere, un termine ben più rigido e significativo di quanto possa apparire. Il governo, infatti, non flette minimamente dalla posizione assunta la scorsa settimana. E fa bene.
Perché Donald Trump nel frattempo continua a restare incartato nella sua stessa dialettica, che risulta sempre più incapace di coprire la vaghezza strategica delle decisioni prese e da prendere.
Ogni 24 ore, a voler analizzare in modo oggettivo i fatti, abbiamo nuove testimonianze in merito: ieri, contestualmente all’annuncio di un nuovo round di colloqui – quindi all’apertura almeno teorica di uno spiraglio – si sono accompagnate una serie di minacce durissime nei termini utilizzati e nel tono del messaggio al governo iraniano.
Eppure, all’ennesima (ri)edizione di minacce sempre uguali, è più che doveroso chiedersi l’efficacia delle medesime. La sensazione, a dirla tutta, è che la teocrazia iraniana abbia abbondantemente “visto” il bluff della Casa Bianca e agisca di conseguenza: più Trump alza la voce – senza poter far seguire i fatti alle minacce – più Teheran prende tempo cercando cinicamente di lucrare sugli effetti economici globali e le fratture nel campo occidentale.
Fratture che parole come quelle del ministro Crosetto di sicuro non aggravano, ma si limitano a fotografare. È a Washington che si alza sempre la voce con gli alleati, non sapendo come uscirne. A Roma, il governo non può che seguire questa linea, ribadendo la disponibilità alla partecipazione a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz – una volta raggiunto un cessate il fuoco stabile – che in fin dei conti potrebbe essere un tassello utile a tutti nelle trattative (quando ci saranno sul serio).
Anche se l’amministrazione Usa e figuriamoci Trump non lo ammetteranno mai.
Di Fulvio Giuliani
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- Tag: esteri
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