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Daniel Pipes, fondatore e presidente di Middle East Forum: “Europei, restate sobri e seri. Non fatevi provocare da Trump”

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“L’Europa non ceda alle minacce di Trump”: lo sostiene Daniel Pipes suggerendo di attendere con pazienza la fine dell’attuale presidenza

Daniel Pipes, fondatore e presidente di Middle East Forum: “Europei, restate sobri e seri. Non fatevi provocare da Trump”

“L’Europa non ceda alle minacce di Trump”: lo sostiene Daniel Pipes suggerendo di attendere con pazienza la fine dell’attuale presidenza

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Daniel Pipes, fondatore e presidente di Middle East Forum: “Europei, restate sobri e seri. Non fatevi provocare da Trump”

“L’Europa non ceda alle minacce di Trump”: lo sostiene Daniel Pipes suggerendo di attendere con pazienza la fine dell’attuale presidenza

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Un consiglio agli europei? «Restate sobri e seri, ricordando agli americani i princìpi che hanno plasmato e sostenuto l’Alleanza Atlantica per ottant’anni» dice a “La Ragione” Daniel Pipes, fondatore e presidente del think tank Middle East Forum. Figura cardine del neoconservatorismo, ha collaborato con il Dipartimento di Stato Usa e ricoperto – su nomina dell’allora presidente George W. Bush – la carica di membro dello United States Institute of Peace. «Non fatevi provocare e non intavolate discussioni sciocche con Trump. Aspettate che questo momento sgradevole e aberrante giunga al termine, con discredito» dice riferendosi all’attuale presidenza.

Eppure, le azioni di Trump – sia pure a scadenza – danneggiano drammaticamente l’ordinamento politico e costituzionale americano, oltre ai legami con gli alleati storici. Sul tema Pipes prova a ridurre i timori: «Il presidente parla con negligenza forse unica tra i leader eletti, dicendo qualsiasi cosa gli venga in mente. Spesso non porta a termine i suoi propositi, al punto che per irriderlo hanno creato il meme “Taco” (acronimo in inglese che si traduce più o meno con “Trump si tira sempre indietro”, ndr)».

Pipes ritiene inoltre che non sia concretamente fattibile un’intromissione governativa nello svolgimento delle elezioni di Midterm: «Penso che Trump promuoverà la supervisione del governo federale su tutte le elezioni, ma tribunali e altre istituzioni gli ostacoleranno la strada, imponendogli di rinunciare al progetto». Il presidente ha addirittura minacciato di annullare le elezioni, tuttavia dovrebbe incontrare un’opposizione tale da rendere il suo piano impraticabile: «Quando si tratta di questioni costituzionali, Trump abbaia molto più di quanto non morda» chiosa Pipes perentoriamente.

Pure sull’ipotesi di una diretta aggressione degli Usa verso gli alleati, dettata da revanscismi imperiali – leggasi annessione della Groenlandia – il presidente di Middle East Forum frena: «Non riesco a immaginare razionalmente un simile scenario. Soltanto i più fermi sostenitori di Trump, il cui numero peraltro diminuisce ogni giorno, sosterrebbero tale mossa. L’opposizione interna lo spingerebbe a fare marcia indietro, dovesse mai tentare un’azione tanto folle».

Ulteriori passaggi del dialogo si concentrano sul Medio Oriente (argomento su cui Pipes è tra i maggiori esperti), in particolare sul futuro delle relazioni tra Israele e Stati Uniti: «Dall’esterno sembrano alleati inscalfibili. In realtà la loro relazione trabocca di tensioni, risoluzioni e continui cambiamenti. Grandi volumi eruditi trattano l’argomento (Pipes stesso ne ha scritti molteplici, ndr). Le controversie tra i rispettivi leader e le ondate di isolazionismo sono all’ordine del giorno».

Tuttavia, è la potenziale disaffezione dei progressisti a poter segnare nel lungo termine la fine del consenso filoisraeliano negli Usa. Dovesse accadere, «la politica verso Israele oscillerebbe a seconda che siano al potere i repubblicani o i democratici. I legami tra Stati Uniti e Israele si indebolirebbero sostanzialmente».

Questa consapevolezza spinge Gerusalemme a perseguire un cambiamento profondo della dottrina securitaria, come annunciato dal premier Benjamin Netanyahu secondo cui lo Stato ebraico deve ottenere l’autonomia strategica da Washington in pochi anni, realizzando un programma di autarchia militare. Pipes osserva che la sfida richiede capacità non indifferenti, imponendo comunque l’acquisizione da altri attori del necessario per la difesa: «Israele dovrà produrre maggiore quantità di materiali, soprattutto bellici. Non solo, sarà imprescindibile che aumenti gli acquisti da diversi fornitori di armi, come India e Corea del Sud».

Di Tommaso Alessandro De Filippo

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