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Dietro la Merkel il forse

Sulle questioni che contano i tre principali contendenti esprimono solo slogan e nessun progetto. Silenzio sulla debolezza del sistema bancario.

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La maggioranza che uscirà dal voto tedesco del 26 settembre dovrà decidere presto e in modo chiaro la linea sulla pandemia, sull’inderogabile rivoluzione energetica, sull’implementazione telematica, sulla debolezza strutturale del sistema bancario e della politica estera, sull’immigrazione, sul disastro della privatizzazione dell’istruzione e dei trasporti.

Si affrontano il presidente del Nordrhein-Westfalia Armin Laschet (Cdu), il ministro delle Finanze e vice-cancelliere Olaf Scholz (Spd) e il segretario federale dei Verdi Annalean Baerbock. Tutti e tre hanno teoriche possibilità di vincere. Questo perché la linea anti- ambientalista dei democristiani ha accresciuto il peso elettorale degli ecologisti e diminuito quello dell’alleanza Cdu-Csu, che dal 32% del 2017 viene accreditata oggi di una percentuale intorno al 20%.

Il controverso successo del partito populista di destra AfD ha portato via tantissimi voti tradizionalmente democristiani. Così come i Verdi hanno profondamente eroso, nel corso degli anni, l’elettorato socialdemocratico.

Nei dibattiti pubblici, Laschet brilla per le sue contraddizioni: «Siamo di fronte ad un decennio di grandi modernizzazioni, e questo va affrontato con fermezza e prudenza», cui si aggiungono le solite frasi sul «pericolo comunista». La signora Baerbock, la cui parola d’ordine è «mettersi in posizione di difesa», ha mentito sul suo curriculum e in un suo libro ha copiato intere pagine altrui. Sicché Scholz sembra essere il favorito poiché, nell’immagine dell’elettorato, rappresenta una sorta di continuità con il cancellierato Merkel (cosa che la cancelliera smentisce, ma tant’è).

Sulle questioni che contano solo slogan e nessun progetto. L’elettorato trasecola di fronte all’assenza totale di indirizzo. Sull’ambientalismo esiste una posizione chiara dei Verdi, purtroppo espressa da una candidata che la gente considera completamente sputtanata; gli altri candidati sono fedeli alla ‘vecchia’ industrializzazione e questo – in una nazione duramente colpita dagli effetti del riscaldamento ambientale con i disastri degli allagamenti degli ultimi anni, che sono costati miliardi di danni e centinaia di vite umane – non crea consenso. Sulla debolezza del sistema bancario c’è solo silenzio, mentre sulle questioni di politica estera ci sono affermazioni contraddittorie e nebulose.

Sul resto si rimpiange la signora Merkel, accusata di non essere stata coerente fino in fondo, specie sulla complicata legge elettorale che in pochi anni ha portato quasi al raddoppio del numero dei parlamentari e delle spese del Bundestag: un argomento sui cui la gente è infuriata e i partiti (tutti) fanno finta di nulla.

Non c’è dubbio che stiamo per affrontare un quadriennio di endemica debolezza e insicurezza dell’esecutivo tedesco, che sarà comunque un accordo fra almeno tre partiti in quanto Cdu e Spd insieme stavolta non raggiungeranno la maggioranza assoluta.

In uno scontro fatto di parole d’ordine vuote e grande voglia di evitare le questioni vere, questo non può che preoccupare gli alleati europei, che hanno bisogno di una Germania solida e di un corso politico comprensibile, visto che l’economia tedesca è il cliente europeo più importante per tutti. Purtroppo, i mali del sistema dialettico politico italiano sono arrivati fino a Berlino.

 

di Paolo Fusi

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