Epidemia di Ebola in Congo: l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria internazionale
L’OMS ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) a causa di un focolaio di Ebola attualmente in corso nella Repubblica Democratica del Congo
Epidemia di Ebola in Congo: l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria internazionale
L’OMS ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) a causa di un focolaio di Ebola attualmente in corso nella Repubblica Democratica del Congo
Epidemia di Ebola in Congo: l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria internazionale
L’OMS ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) a causa di un focolaio di Ebola attualmente in corso nella Repubblica Democratica del Congo
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) a causa di un focolaio di Ebola attualmente in corso nella Repubblica Democratica del Congo, principalmente nella provincia nord-orientale dell’Ituri. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha precisato che l’epidemia rappresenta un’emergenza globale di livello internazionale ma, in base ai criteri tecnici dell’organizzazione, non costituisce una pandemia.
A ridurre il rischio di una propagazione su vasta scala intervengono le specifiche modalità di trasmissione del virus. L’Ebola non si diffonde per via aerea, escludendo la trasmissione volatile tipica dei virus respiratori come quello del Covid o dell’influenza. Il contagio può avvenire esclusivamente tramite contatto diretto con fluidi corporei infetti e solo dopo che il soggetto ha iniziato a manifestare i sintomi. Questa caratteristica biologica, unita a un periodo di incubazione compreso tra i 2 e i 21 giorni, agevola il tracciamento dei contatti e permette un isolamento tempestivo dei potenziali casi.
Sul piano della sicurezza globale, la circoscrizione del rischio è favorita dalla localizzazione geografica del fenomeno. La provincia congolese dell’Ituri, centro dell’epidemia, è una zona aurifera da anni al centro di scontri territoriali dovuti alla presenza di gruppi armati. La regione registra quindi flussi di mobilità limitati rispetto al resto del continente africano, essendo un’area non turistica e priva di grandi direttrici di traffico internazionale. La parziale chiusura delle frontiere con la confinante Uganda è stata disposta dalle autorità locali come ordinaria misura di prevenzione per monitorare i transiti e facilitare il contenimento territoriale della malattia.
I test di laboratorio hanno confermato che l’attuale focolaio è causato dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola, una variante per la quale non esistono al momento vaccini autorizzati né trattamenti terapeutici specifici approvati.
di Luca Cavallini
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