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Errori sovietici e rivalse imperiali

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Per  Putin “il futuro dell’Ucraina deve essere deciso dai suoi cittadini”. Se così è, perché imporre dall’esterno limite alle sue alleanze, mettendo il Paese al centro di negoziati?

Errori sovietici e rivalse imperiali

Per  Putin “il futuro dell’Ucraina deve essere deciso dai suoi cittadini”. Se così è, perché imporre dall’esterno limite alle sue alleanze, mettendo il Paese al centro di negoziati?
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Errori sovietici e rivalse imperiali

Per  Putin “il futuro dell’Ucraina deve essere deciso dai suoi cittadini”. Se così è, perché imporre dall’esterno limite alle sue alleanze, mettendo il Paese al centro di negoziati?
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Putin torna a insistere sulla necessità di un accordo con l’Occidente per «garantire la sicurezza della Russia», evitando un ulteriore allargamento a Est della Nato e l’istallazione in Ucraina di armamenti in grado di colpire il territorio russo. In sostanza, sembra chiedere una ‘nuova Yalta’ con oggetto, questa volta, non più la spartizione dell’Europa, ma lo status delle repubbliche ex-sovietiche europee sfuggite al controllo russo nel 1991. Non so quanti abbiano avuto l’occasione di leggere il lungo, insolitamente candido articolo scritto dal presidente russo sulla ‘questione Ucraina’ nel luglio scorso. È un testo interessante anche perché, cosa insolita per un governante russo, riconosce che l’origine del problema sta in una serie di errori commessi a suo tempo dal regime sovietico, a partire dalla Costituzione dell’Urss del 1924, che sanciva il «diritto di secessione», per finire con la decisione del 1954 di Kruscev di trasferire la Crimea all’Ucraina. Venuto meno il collante della dittatura comunista, l’Urss si è disintegrata, rompendo secondo Putin la «naturale unità etnica e culturale della Grande Russia». Ovviamente, a suo giudizio, gli avversari della Russia hanno «sfruttato» queste divisioni per manipolare in senso antirusso i dirigenti ucraini, spingendoli a spezzare i naturali legami culturali, economici e religiosi con la ‘madre Russia’ per stringere migliori ma innaturali relazioni con l’infido Occidente. La Russia di Putin si dichiara disponibile a rispettare la sovranità ucraina (cosa che peraltro avrebbe dovuto essere già garantita dal trattato sulla denuclearizzazione dell’Ucraina, ma violata con l’annessione della Crimea e il sostegno alla rivolta del Donbass), a condizione che «le autorità ucraine agiscano nella tutela dei propri interessi» e non come mero strumento antirusso dell’Occidente. Conclude, sorprendentemente, affermando che il destino naturale dell’Ucraina è di restare «periferia della Russia», ma che «la decisione sul futuro dell’Ucraina spetta comunque ai suoi cittadini». Ed è qui, a mio parere, che ‘casca l’asino’. Se il destino di un Paese sovrano deve restare nell’intera disponibilità dei suoi cittadini, non si possono imporre limitazioni alle sue scelte di alleanze e non ha senso farne l’oggetto di negoziati con le altre potenze interessate. Ha senso un negoziato con la Nato per evitare pericolose escalation militari e può aver senso l’immaginare Ucraina e Bielorussia, in futuro, come ‘Stati cuscinetto’ tra Nato e Russia, ma la premessa sta in una effettiva garanzia della loro integrità territoriale e della loro indipendenza. Invadere e minacciare interventi militari non è mai stata una buona tattica per ispirare fiducia e amicizia nei vicini, se tale è l’obiettivo desiderato, con buona pace di Vladimir Vladimirovič Putin. di Ottavio Lavaggi

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