Ambasciatore Terzi: espulsione diplomatici italiani, più di un atto ostile
| Esteri
L’espulsione dei 24 diplomatici italiani dalla Russia è qualcosa di più che un atto ostile. Ci spiega perché l’ex ministro degli Esteri e Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata.
Ambasciatore Terzi: espulsione diplomatici italiani, più di un atto ostile
L’espulsione dei 24 diplomatici italiani dalla Russia è qualcosa di più che un atto ostile. Ci spiega perché l’ex ministro degli Esteri e Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata.
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Ambasciatore Terzi: espulsione diplomatici italiani, più di un atto ostile
L’espulsione dei 24 diplomatici italiani dalla Russia è qualcosa di più che un atto ostile. Ci spiega perché l’ex ministro degli Esteri e Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata.
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AUTORE: Eleonora Lorusso
Il premier Draghi l’ha definito un “atto ostile”, ma per l’ex ministro degli Esteri e Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata è anche qualcosa di più: «L’espulsione di 24 diplomatici italiani dalla Russia è una decisione aggressiva, per due motivi. Ai non addetti ai lavori può sembrare una decisione simmetrica in risposta all’espulsione del personale russo dall’Italia lo scorso aprile».
Ma secondo Terzi le motivazioni che stanno alla base delle scelte sono profondamente differenti: «Mosca ha respinto i diplomatici senza che fossero mai stati avanzati rilievi nei confronti del loro comportamento o di presunti pericoli per la sicurezza dello Stato russo: per essere ancora più chiari, non erano persone coperte da passaporto diplomatico, ma che in realtà svolgevano le funzioni di agenti segreti, cosa che invece è capitata in passato con i russi» chiarisce Terzi.
Gli esempi, secondo l’ex titolare della Farnesina, non mancano: «Basti pensare a tutte le volte che hanno carpito segreti e svolto attività di intelligence sotto copertura diplomatica. I russi si sono spinti oltre: compiono attività di sedizione e disinformazione, di propaganda subliminale e sotterranea che deforma la corretta informazione dei Paesi democratici dove si trovano». Non solo.
Terzi ricorda casi di cronaca nei quali sono state coinvolte ex spie russe che hanno rischiato la vita o sono morte in circostanze quantomeno dubbie: «Pensiamo a Skripall avvelenato con il novichok nel Regno Unito e Litvinenko col polonio, o agli assassini di dissidenti politici o di oligarchi scomparsi recentemente. È difficile provare responsabilità dirette, ma sta di fatto che dimostrano la differenza tra due modi di fare intelligence senza paragoni né simmetrie».
Il secondo motivo a supporto della decisione del Governo italiano è, per Terzi, «più di carattere generale: la Russia è il Paese aggressore dell’Ucraina e ha dimostrato la stessa volontà aggressiva anche nei confronti di altri Paesi europei, almeno 7 o 8, che sono coperti dalle garanzie di sicurezza della Nato, ma che Putin ritiene debbano uscire dalla tutela dell’Alleanza atlantica”. La conseguenza è che «si riduce la possibilità di dialogo e negoziazione diplomatica», «è un vulnus per la democrazia».
Per Terzi, poi, c’è un altro attore da non sottovalutare, la Turchia che frena sull’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: «Erdogan da anni gioca a più tavoli, tra Europa, Russia, Cina e Africa, da prestigiatore, funambolo e acrobata». L’ambasciatore ricorda gli esempi della Siria, che gli ha permesso di ottenere ingenti aiuti europei, ma anche la Libia «con il riconoscimento di ampie zone economiche esclusive nel Mediterraneo che danneggiano l’Italia e altri Paesi europei», fino allo scontro tra Azerbaijan e Armenia: «Ora da un lato ha fornito all’Ucraina droni decisivi nella resistenza di Kiev, ma alla Russia ha dato l’efficientissimo sistema antiaereo S400. Anche se non ci fosse un sì netto, credo occorra quantomeno arrivare a un denial neglect, una sorta di “assenso distratto” per un ingresso di Helnsinki e Stoccolma nella Nato» conclude Terzi.
Di Eleonora Lorusso
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