Complice la guerra scatenata da Vladimir Putin in Ucraina, forse Boris Johnson si era illuso di aver scavalcato il ‘partygate’, l’uragano di polemiche seguito alla serie di rivelazioni sulle feste che si sarebbero tenute al Numero 10 di Downing Street nella tarda primavera del 2020, quando il Regno Unito era in pieno lockdown.
Dopo aver inizialmente negato e poi cercato di minimizzare, ieri il premier è stato raggiunto dalla notifica di una multa consegnatagli dalla polizia proprio per aver partecipato a delle riunioni illegali – a norma delle restrizioni imposte dal suo stesso governo – nel giugno del 2020. Con Johnson sono stati multati anche la moglie Carrie, il Cancelliere dello scacchiere (ministro delle Finanze) Rishi Sunak e altre 50 persone. Più o meno coloro che avrebbero preso parte alle feste, anche se Boris Johnson ha sempre negato che si potesse parlare di party.
Non è chiaro per quale di queste il premier sia stato multato, forse proprio per quella tenutasi in occasione del suo compleanno il 20 giugno del 2020. Un bel problema per il primo ministro, che ha ridato fiato all’opposizione laburista. Il leader Keir Starmer non vuole farsi scappare l’occasione: «Boris Johnson e Rishi Sunak – ha scritto a stretto giro su Twitter – hanno violato la legge e mentito ripetutamente al Paese. Devono dimettersi». Ipotesi lontana ma meno fantascientifica di quanto si possa credere, considerato che Boris Johnson è il primo premier britannico della storia multato in questo modo mentre era in carica.
di Marco Sallustro
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