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Glaciale

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Sottrarsi agli impegni militari non porta bene e rischia di lasciarci in una glaciale terra intermedia: altri nuoteranno nel mare europeo e noi rischiamo di restare nella bolla dell’illusione nazionale

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Sottrarsi agli impegni militari non porta bene e rischia di lasciarci in una glaciale terra intermedia: altri nuoteranno nel mare europeo e noi rischiamo di restare nella bolla dell’illusione nazionale

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Sottrarsi agli impegni militari non porta bene e rischia di lasciarci in una glaciale terra intermedia: altri nuoteranno nel mare europeo e noi rischiamo di restare nella bolla dell’illusione nazionale

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Un filo unisce la posizione italiana sulla Groenlandia a quella sull’Ucraina. È un filo che parte da posizioni giuste e poi s’attorciglia attorno a due ostacoli: da una parte il desiderio di rimanere a cavallo fra le scelte europee e le intemerate statunitensi; dall’altra il tentativo di non far esplodere le divisioni all’interno della maggioranza di governo, aggravate da quelle speculari fra le opposizioni. Il garbuglio indebolisce l’Italia e può danneggiare seriamente i nostri interessi.

Ieri il ministro degli Esteri e quello della Difesa hanno presentato il documento strategico per l’impegno italiano nell’Artico. In quel testo non soltanto si sottolinea l’importanza della «protezione della sovranità» groenlandese – in questo riprendendo quanto detto dalla presidente del Consiglio, ovvero il dissenso dalle parole del presidente americano – ma la si considera, assieme alla messa in sicurezza dell’Artico dalle minacce russe e cinesi, di importanza strategica per l’Italia. Inoltre si stabilisce il coinvolgimento militare italiano, consistente in «expertise su cyber-resilienza e protezione delle infrastrutture critiche, ma soprattutto cooperazione su sistemi satellitari per la sorveglianza marittima, il monitoraggio ambientale e il controllo delle rotte artiche». Molto bene. Dopo di che si afferma che l’Italia non parteciperà all’operazione “Arctic endurance”, ovvero non manderà militari in Groenlandia, come invece fanno Francia e Germania assieme ad altri.

Il ministro Crosetto si è chiesto a voce alta: «Cosa fanno cento, duecento o trecento soldati di qualunque nazionalità in Groenlandia?». Fanno che sono lì non certo per scatenare la guerra, ma per evitarla. Sebbene simbolica, la presenza di militari europei è in sicura coerenza con gli impegni Nato e ribadisce fisicamente quel che il documento italiano stabilisce letteralmente: la sovranità della Groenlandia non dev’essere violata. Mentre sperare, come il nostro governo chiede, che ad occuparsene sia la Nato significa far finta di non capire che oltre alla minaccia esterna ve n’è una – proclamata a gran voce dalla Casa Bianca e ribadita in ogni modo – interna alla Nato. Quindi quella italiana è una bella richiesta, ma priva di significato concreto se non un invito a non smetterla di volersi bene (nonostante gli insulti ogni giorno lanciati).

A proposito dell’Ucraina, lo stesso ministro Crosetto ha detto di essere orgoglioso del sostegno che l’Italia fornisce a quel Paese aggredito mentre altri se ne vergognano (il riferimento alla Lega è evidente). E noi siamo orgogliosi di un ministro che lo dice, oltre a farlo. Al tempo stesso il governo italiano ha scelto di prendere parte per i Volenterosi (in cui determinante è la presenza di Francia, Germania e Regno Unito) ma di non prendervi parte, di partecipare e non partecipare, di esserci e assentarsi. Inoltre ha da tempo affermato che non ci saranno militari italiani a garantire una pace, al contrario di quel che quei militari fanno in altre e non meno drammatiche aree del mondo. Un tempo le missioni all’estero, a tutela dei civili, erano motivo di vanto.

Il perché di quest’aggrovigliarsi sta in quei due paletti, che spezzano la linearità di un filo altrimenti ammirevole. I due paletti spiegano le cose all’interno dei confini nazionali, ma hanno un costo fuori da questi.

Il fondo europeo per la difesa, più prosaicamente per il riarmo, è già completamente opzionato e se ne creerà un secondo. 150 miliardi che sono già in corso di spesa, cui si aggiungono gli imponenti investimenti nazionali, a cominciare da quelli tedeschi. Lo scopo è affrancarsi dalle produzioni americane (vista l’aria che tira) e far crescere i campioni europei. Sottrarsi agli impegni militari non porta bene e rischia di lasciarci in una glaciale terra intermedia: altri nuoteranno nel mare europeo e noi rischiamo di restare nella bolla dell’illusione nazionale. Magari ci si sente più al sicuro, ma rinunciando a crescere e a svolgere un ruolo che non sia il galleggiare.

Di Davide Giacalone

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