Cercasi accordo, con risposta scritta ed elicotteri accesi. Stiamo parlando delle tensioni tra Russia e Occidente sull’Ucraina ma prima di portarvi dentro gli inchiostri e gli elicotteri, una notizia. Ieri si è svolto il vertice, a Ginevra, tra il segretario di Stato Usa Antony Blinken e il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov. Risultato: la Russia si aspetta dagli Stati Uniti, entro la prossima settimana, risposte scritte alle proprie richieste.
Lo ha detto lo stesso Lavrov al termine dei colloqui in Svizzera. E fra le richieste di Mosca vi è anche il ritiro delle truppe straniere della Nato dalla Romania e dalla Bulgaria, Paesi membri dell’Alleanza atlantica, nell’ambito di un trattato per la de-escalation della crisi ucraina. Dopo l’incontro il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha fatto sapere che gli Stati Uniti stanno ancora cercando una «soluzione diplomatica» senza per questo scartare però «una risposta rapida e forte» nel caso di un’invasione da parte di Mosca.
E qui arriviamo agli elicotteri. Dopo l’inciampo di Joe Biden e l’equivoco linguistico tra incursione e invasione – equivoco corretto in seguito dal presidente Usa che ha sottolineato che «ogni passo russo in terra ucraina sarà considerato invasione» – il quotidiano americano “Wall Street Journal”, citando funzionari statunitensi, ha raccontato che gli Usa hanno dato l’approvazione a tre Paesi baltici, membri della Nato, all’invio in Ucraina di armi di fabbricazione americana.
Questa decisione permetterà a Estonia, Lituania e Lettonia di. inviare armi anticarro Javelin e sistemi di difesa aerea Stinger. Joe Biden ha poi fatto sapere al Congresso che intende consegnare agli ucraini anche degli elicotteri da trasporto, i Mi-17: si parla per adesso di cinque velivoli.
Un portavoce del Dipartimento di Stato Usa ha sottolineato, in proposito, che gli Stati Uniti sono in «stretto contatto con i partner ucraini e gli alleati della Nato» e di stare impiegando tutti i mezzi di cooperazione disponibili per la sicurezza e per aiutare «l’Ucraina a rafforzare le proprie difese di fronte alla crescente aggressione russa». In attesa della risposta scritta che verrà inviata da Washington a Mosca, un po’ di muscoli da far vedere a Putin.
Muscoli che gli ucraini vorrebbero estendere anche al danaro, colpendo la cassa. Kiev avrebbe infatti richiesto all’Occidente di disconnettere Mosca dal sistema Swift, il sistema internazionale bancario. Andrij Melnyk, ambasciatore ucraino a Berlino, ha spiegato sulla stampa tedesca che questa misura deve assolutamente entrare «nel novero delle devastanti sanzioni come un efficace deterrente nei confronti di Putin». Risposte scritte, dunque, elicotteri accesi e guerra sui soldi. La diplomazia, per fortuna, ha molti muscoli.
di Massimiliano Lenzi
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Vino e dazi, una pessima annata
06 Aprile 2025
Per le famiglie americane il vino rappresenta il 33% della passione per il Made in Italy sulla t…
“Giù le mani!”. Il risveglio della società civile contro Trump
06 Aprile 2025
Le manifestazioni di protesta contro Trump organizzate ieri in 50 Stati segnano il grande ritorn…
«Tutta Microsoft ha le mani sporche di sangue»: proteste pro-Palestina al 50° anniversario – IL VIDEO
05 Aprile 2025
Proteste pro-Palestina da parte dei dipendenti Microsoft hanno interrotto i festeggiamenti per i…
Stati Uniti-Russia, “tre passi avanti” nei colloqui: riparte il dialogo
04 Aprile 2025
I temi in discussione si erano accumulati in tre anni di assenza quasi totale di comunicazioni f…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.