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Gli Stati Uniti catturano Maduro, il capo del “Cartello de Los Soles”, rapito dalla base di Fuerte Tiuna

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Maduro come Noriega. Anzi, come el Chapo (o come Escobar). Da tempo gli Stati Uniti accusano Maduro di essere a capo del “Cartello de los Soles”

Gli Stati Uniti catturano Maduro, il capo del “Cartello de Los Soles”, rapito dalla base di Fuerte Tiuna

Maduro come Noriega. Anzi, come el Chapo (o come Escobar). Da tempo gli Stati Uniti accusano Maduro di essere a capo del “Cartello de los Soles”

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Gli Stati Uniti catturano Maduro, il capo del “Cartello de Los Soles”, rapito dalla base di Fuerte Tiuna

Maduro come Noriega. Anzi, come el Chapo (o come Escobar). Da tempo gli Stati Uniti accusano Maduro di essere a capo del “Cartello de los Soles”

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Maduro come Noriega. Anzi, come el Chapo (o come Escobar). Sebbene manchino ancora video e foto ufficiali, l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump riguardo la cattura del dittatore venezuelano Nicolas Maduro e della moglie (attualmente in volo verso gli Stati Uniti) inquadra l’operazione militare “Lancia Meridionale” appena condotta come un’operazione di polizia internazionale. I più di tre milioni di abitanti di Caracas, la capitale del Venezuela, hanno quindi visto interrompere la loro movida del venerdì sera non per essere invasi. Trump ha ordinato un decapitation strike contro il regime che ha trasformato uno dei Paesi più ricchi del Sudamerica in una fabbrica di profughi, violenza e iniquità economiche. Maduro le ha provate tutte per restare al potere: sparare sul suo popolo, truccare le elezioni, promettere ai gringos di ritornare a fare affari petroliferi dopo le nazionalizzazioni (senza però mantenere le promesse). Ad un certo punto, però, anche ai più grandi e geniali truffatori finisce la corda e la fantasia. 

Gli elicotteri CH-47G “Chinook” per operazioni speciali, appartenenti al 160º Reggimento di Aviazione per Operazioni Speciali (SOAR) dell’Esercito degli Stati Uniti, hanno volato a bassa quota nei cieli caraquegni per porre fine a una delle dittature più stolte degli ultimi anni. L’antiaerea venezuelana: non pervenuta, non sappiamo se perché disabilitata dagli strike statunitensi preventivi o dalla corruzione dei comandanti (o da un mix di entrambe le cose). Non che Maduro non avesse preso delle contromisure, mentre si esibiva in balletti e canzoncina sulla tv pubblica venezuelana per dimostrare sprezzo del pericolo e tenuta del regime. Pare infatti che gli incursori statunitensi l’abbiano dovuto prevelare da Fuerte Tiuna, la base militare incastonata tra le colline de Bello Monte e Santa Mónica e El Valle nella zona Sud della capitale. Le smitragliate registrate nei numerosi video apparsi su internet confermano che i soldati presenti hanno opposto una qualche resistenza, ma né la posizione favorevole del complesso né la guarnigione hanno potuto impedire l’arresto di Maduro.

È utile scrivere arresto perché è, molto probabilmente, appunto il modo in cui Washington caratterizzerà questa invasione della sovranità venezuelana. Da tempo gli Stati Uniti accusano Maduro di essere a capo del “Cartello de los Soles”, una struttura impegnata nel narcotraffico internazionale grazie anche al coinvolgimento di parte del gargantuesco apparato di generali dell’esercito venezuelano (più di 2mila alti graduati, un record mondiale. A novembre Trump aveva fatto inserire il Cartello nella lista delle entità terroristiche, mettendo quindi Maduro alla pari di Osama Bin Laden o Abu Bakr al-Baghdadi quale capo dell’organizzazione. Un percorso molto chiaro di cui l’attacco di oggi è stato l’atto finale, con l’obiettivo di stimolare un regime change nel Venezuela che permetta una sua normalizzazione.

Al costo della de-normalizzazione delle relazioni internazionali, che si stanno sempre più allontanando dalla stasi degli anni Novanta per delineare un mondo in cui la violenza torna a essere un tassello ineludibile dei rapporti tra le nazioni.

di Camillo Bosco

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