Guerra delle uova, la mano tesa della Turchia agli Usa
Prosegue la guerra delle uova. Mentre la Finlandia rifiuta la richiesta di esportazioni e la Danimarca prende tempo (come l’Italia), Ankara viene in soccorso di Washington

Guerra delle uova, la mano tesa della Turchia agli Usa
Prosegue la guerra delle uova. Mentre la Finlandia rifiuta la richiesta di esportazioni e la Danimarca prende tempo (come l’Italia), Ankara viene in soccorso di Washington
Guerra delle uova, la mano tesa della Turchia agli Usa
Prosegue la guerra delle uova. Mentre la Finlandia rifiuta la richiesta di esportazioni e la Danimarca prende tempo (come l’Italia), Ankara viene in soccorso di Washington
La guerra delle uova sembra non finire. Non tanto per gli americani, che sono tornati a vedere le confezioni sui banchi dei supermercati, quando a livello mediatico. Non passa giorno che non si parli del costo delle uova. Della scarsità di prodotti e della necessità di garantire le adeguate forniture di quello che negli States è molto più che un semplice alimento. È un po’ come se in Italia si rischiasse di dover fare a meno del caffè. È anche per questo che la notizia di una richiesta americana di prodotti a base di uova ad alcuni Paesi europei – Finlandia e Danimarca in testa – ha avuto l’effetto di una “bomba”. Soprattutto in un momento in cui i dazi sono diventati tema di scontro tra le due sponde dell’Atlantico.
Ma cosa c’è di vero? Con ordine. La lettera inviata dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense in Europa alla Danish Egg Association, riferita dalla Reuters, è più che altro una richiesta “precauzionale”. Si chiede, in sostanza, quante uova potrebbero “potrebbero essere fornite agli Stati Uniti (supponendo che soddisfino tutti i requisiti di importazione)?”. Al momento non è dato sapere cosa abbia risposto Copenhagen. Che con Washington ha ancora aperta la “questione Groenlandia” con le mire dell’Amministrazione Trump su quel territorio. Sicuramente, invece la Finnish Poultry Association ha rifiutato qualsiasi aiuto, come spiegato dalla direttrice Veera Lehtilä a Yle News. A quanto pare è stato sondato anche il mercato italiano, forse alla luce delle relazioni tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi. L’Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova (Unaitalia) sarebbe stata interpellata. Ma al momento avrebbe chiarito di non poter garantire forniture di uova perché già impegnata sul mercato interno.
A quanto pare, però, Trump ha trovato un alleato al di fuori dell’Europa. La Turchia ha infatti concordato l’esportazione di 15.000 tonnellate di uova. Iniziata a febbraio e che proseguirà fino a luglio, come confermato dal presidente della Egg Producers Central Union, Ibrahim Afyon. Insomma, nella “guerra” (delle uova) più singolare delle ultime settimane l’aiuto insperato è arrivato da Ankara. Alleata degli Usa in ambito NATO, ma con un “piede” nei Brics al cui ultimo vertice ha partecipato come osservatrice.
Le importazioni turche, però, non bastano ed è per questo che Trump si è mosso fin dalle scorse settimane, con un mega piano da 1 miliardo di dollari: agli interventi per mitigare gli effetti dell’influenza aviaria, che ha costretto all’abbattimento di migliaia di polli, si sono affiancati fondi federali per abbassare il costo delle uova dopo il livello record di oltre 8 dollari per una confezione da 12 uova toccato a febbraio. Ad oggi le forniture sono tornare regolari, dopo settimane nelle quali scarseggiavano, con prezzi ufficialmente intorno ai 6$. In realtà è possibile trovarne anche 4/5$, pure sempre il doppio rispetti ai 2$ alla confezione di oltre un anno fa.
La responsabile stampa della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha rassicurato: “I prezzi delle uova continuano a scendere, penso che gli Americani possa essere ottimisti”. Più caute le previsioni del Dipartimento dell’Agricoltura: nonostante il rallentamento dell’influenza aviaria e il miglioramento dell’approvvigionamento di uova, il mercato continua a risentire dei riflessi della crisi e non sono escluse nuove fluttuazioni, come scritto in un report riferito da Newsweek. Gli americani sono avvertiti.
di Eleonora Lorusso
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