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Nulla ferma gli ucraini

Gelo e buio non fermano gli ucraini. Parla Ugo Poletti, direttore di “Odessa Journal”

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Nulla ferma gli ucraini

Gelo e buio non fermano gli ucraini. Parla Ugo Poletti, direttore di “Odessa Journal”

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Nulla ferma gli ucraini

Gelo e buio non fermano gli ucraini. Parla Ugo Poletti, direttore di “Odessa Journal”

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Gelo e buio non fermano gli ucraini. Parla Ugo Poletti, direttore di “Odessa Journal”

La strategia del freddo e del buio funziona. Innanzitutto fra i russi, mandati al fronte con equipaggiamenti inadeguati, ma inevitabilmente finisce per logorare anche i nervi della resistenza ucraina, senza peraltro che questa arretri di un passo. Molto dipenderà anche dallo stato della rete idrica, negli ultimi giorni presa pesantemente di mira dal Cremlino. Si può resistere al freddo ma non senz’acqua, ragion per cui il ministro degli Esteri ucraino Kuleba ha chiesto a gran voce di riconoscere in tutto il mondo la Russia come Stato terrorista.

«Bisogna però stare molto attenti» ci spiega Ugo Poletti, direttore di “Odessa Journal” e residente da anni nella città affacciata sul Mar Nero. «Questi sono aspetti che impressionano molto l’opinione pubblica occidentale – stare al freddo è terribile – ma la determinazione di questo popolo a resistere resta fortissima. Piegare in tal modo gli ucraini è impossibile. I veri obiettivi di questa strategia sono gli Stati Uniti e l’Europa: Putin spinge perché facciano pressione sul governo ucraino affinché si sieda a un tavolo e trovi un accordo per la pace».

Le pretese della Russia, tuttavia, restano giustamente inaccettabili per Zelensky e la maggior parte del popolo che rappresenta. La storia ci ha però insegnato che non c’è possibilità di pace se le parti in causa non sono disposte a scendere a compromessi. Per ora Zelensky non sembra nemmeno lontanamente prendere in considerazione questa ipotesi e capita che incorra in qualche scivolone, come accaduto subito dopo l’episodio dei frammenti di missile caduti in territorio polacco, dimostrando una posizione troppo muscolare. «Un autogol che non giova alla comunicazione, ascriverei questo episodio alla sua inesperienza sul fronte diplomatico» commenta Poletti. «La Polonia ha quasi subito dichiarato che si trattava di un incidente e lui, anziché assecondare questo raffreddamento nei toni, ha cercato di innescare un casus belli. In questa occasione si è così rivelata fondamentale la ferma posizione assunta dal presidente degli Stati Uniti. La verità è che l’Occidente non arriverà mai a combattere questa guerra: fornirà denaro e materiali, ma al fronte vi saranno soltanto gli ucraini. Saranno sempre loro quelli con “gli scarponi sul terreno”».

Sta di fatto che gli Stati Uniti sentono politicamente come loro questo conflitto, se non altro perché lo finanziano in gran parte. In particolare, secondo Poletti, il recente messaggio con cui il Pentagono sottolineava le «basse probabilità di vittoria per Kiev» dev’essere interpretato in un modo ben preciso: «È come se avessero voluto dire: “Cari ucraini, state calmi, non vi affrettate, non esagerate!”. Perché è evidente come per vari motivi, in primis la disorganizzazione dell’esercito russo, il vantaggio al momento sia tutto dalla loro parte».

La questione peraltro è più complessa di quanto appaia: quello che vuole l’Ucraina non è perfettamente sovrapponibile ai desiderata degli Usa e della Nato e per una ragione ben precisa: «Una sconfitta clamorosa dei russi – osserva Poletti – potrebbe comportare uno shock in tutto il sistema Paese. Diversi governi occidentali temono che questa eventualità rischi di gettare nel caos totale la Federazione Russa, accendendo la miccia di guerre civili in un Paese enorme che, non dimentichiamolo, può sempre contare su un gigantesco arsenale nucleare». Tradotto: che la Russia si faccia pure male, molto male in questa guerra ma l’obiettivo strategico finale non può essere il caos. Perché, come sappiamo, non c’è limite al peggio.

Di Ilaria Cuzzolin

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