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Guerra spaziale

Il 15 novembre i russi hanno abbattuto un satellite da spionaggio elettronico, mettendo gravemente in pericolo gli astronauti della Stazione spaziale internazionale.

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Mosca lo ha ammesso senza troppi problemi: il 15 novembre ha testato un’arma antisatellite, distruggendo il vecchio satellite da spionaggio elettronico Tselina-D, in orbita dal 1982 ma ormai in disuso. Secondo gli Stati Uniti, i 1.500 frammenti metallici hanno messo gravemente in pericolo gli astronauti della Stazione spaziale internazionale. «Nonostante le sue dichiarazioni di opposizione a una militarizzazione dello spazio, la Russia è disposta a mettere in pericolo l’esplorazione e l’uso dello spazio da parte di tutte le nazioni con il suo comportamento sconsiderato e irresponsabile», ha reagito duramente il segretario di Stato Antony Blinken. «Adesso gli astronauti della Iss affrontano un rischio quattro volte superiore rispetto al normale», ha puntualizzato a sua volta con la “Associated Press” il direttore della Nasa Bill Nelson. Il timore è che gli astronauti sulla stessa Iss debbano interrompere la propria attività come già accadde nel 2007, quando il test di un’arma antisatellite cinese determinò l’avvicinamento di almeno un frammento alla Stazione spaziale internazionale, che per sicurezza dovette essere spostata.

Anche gli Usa nel 2008 e l’India nel 2019 hanno compiuto test simili ma, per ridurre il rischio, a quote molto più basse rispetto ai 420 km di altitudine dell’Iss o ai 460 km dello Tselina-B. Intanto il governo russo respinge le accuse. «Gli Stati Uniti sanno con certezza che i frammenti che risultano, in termini di tempistica del test e parametri orbitali, non hanno costituito e non costituiranno una minaccia per stazioni orbitali, veicoli spaziali e attività spaziali», dichiara una nota del Ministero della Difesa, ricordando come a bordo della stazione spaziale assieme a quattro astronauti statunitensi e a uno tedesco se ne trovino anche due russi. «Critiche ipocrite» aggiunge il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, ricordando la militarizzazione dello spazio attuata da Washington con lo United States Space Force: sesta forza armata Usa, annunciata il 18 giugno 2018 – impostata il 29 agosto 2019 con la ricostituzione all’interno della Us Air Force di uno United States Space Command autonomo che era già esistito tra il 23 settembre 1985 e il primo ottobre 2002 – e formalmente attivata il 20 dicembre 2019. 

Attenzione, però, che anche la Russia ha una forza armata spaziale, pur passata a sua volta attraverso varie ristrutturazioni. Autonoma dal 10 agosto 1982, incorporata nelle Forze missilistiche strategiche nel 1997, ricostituita il primo giugno 2001, dissolta nel 2011, infine il primo agosto 2015 divenuta un ramo delle Forze aerospaziali russe insieme all’Aeronautica militare russa. Nel 2010 anche la Francia ha istituito un Commandement de l’espace dipendente direttamente dallo Stato maggiore e il 13 luglio 2019 il presidente Macron ha annunciato di voler creare una Armée de l’air et de l’espace per difendere i satelliti. Nel gennaio del 2016 è nata anche nell’Esercito popolare di liberazione cinese una Forza di supporto strategico che si occupa di guerra spaziale, cibernetica, elettronica e dello sviluppo militare nel settore aerospaziale ed astronautico. La Nato ha annunciato a sua volta che l’alleanza inizierà a occuparsi anche dello spazio. E il 23 novembre gli Usa proveranno addirittura a centrare un asteroide.

di Maurizio Stefanini 

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