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I morti, l’implosione e il torpore dei russi

Morti, isolamento e miseria attendono i cittadini che non si ribellano.

L’armata di Mosca è in pieno caos, ma neanche a casa va molto meglio. Seppur lontano dal fronte, un amico russo di Francesca Ebel, giornalista dell’Associated Press, le confessa i problemi che stanno velocemente emergendo nella vita di tutti i giorni – bancomat presi d’assalto, confini in procinto di essere chiusi, crollo del rublo – e le affida una penosa riflessione: «Che cosa gli abbiamo lasciato fare? Come abbiamo fatto a non fermarlo prima di questa catastrofe?».

Meglio tardi che mai, si potrebbe rispondere se ci fosse il tempo di badare ai pianti dei coccodrilli. Intanto l’influencer prezzolata Maria Butina, già spia di Mosca arrivata vicinissima alla Casa Bianca di Trump, promuove cellulari autarchici in reazione al ritiro di Apple dal mercato russo, mentre altri invasati distruggono Ipad a martellate con mosse scimmiesche.

Le sanzioni stanno mettendo a nudo l’arretratezza russa e una grandeur poggiata sul nulla mischiato col niente. Le prossime che riguarderanno i semiconduttori indispensabili alla creazione di qualsiasi apparecchio tecnologico saranno un colpo durissimo per le risorse tech di Mosca, con buona pace del Made in Russia tutto costruito con pezzi d’importazione.

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E pensare che fino a dieci giorni fa c’era chi ancora subiva la fascinazione di «nonno Putin pazzo e ubriaco» – come lo chiama il prigioniero politico Navalny – nella convinzione che i soldi dell’Occidente avrebbero prima o poi trasformato quel clepto Stato in una vera democrazia liberale. Non solo invece la mano invisibile del capitalismo si è trasformata in un artiglio cirillico predatorio e oligarchico, ma soprattutto ha estratto il coltello dalla guaina del pacifismo europeo per piazzarlo tra le scapole del nostro ordine democratico, colpendo gli ucraini.

Mentre quindi migliaia di cittadini russi muoiono inutilmente al fronte per colpa di Putin – tra cui anche pezzi da novanta come il vice comandante della 41esima armata di Novosibirsk Andrey Sukhovetskiyquelli residenti nelle città, che pure lamentano i crescenti disservizi quotidiani, non si sono ancora decisi a manifestare il loro dissenso contro il regime. E se neanche le bare di ritorno dall’Ucraina li convinceranno a ribellarsi, probabilmente a scuotere le loro coscienze sarà l’ormai prossima carenza di beni e servizi, fino al collasso dell’economia russa: sappiamo infatti come la pancia urli sovente più del cuore.

In attesa che le plebi si decidano a trasformarsi in popolo, gli ucraini continuano a resistere sotto i bombardamenti massicci delle loro città. Un orrore al quale ci richiama la redattrice esecutiva di “New Voice UkraineNika Melkozerova: «Vi auguro di non sentire mai il suono di un allarme antiaereo. È il più terribile e terrificante suono che abbia mai sentito. Lo supera solo il suono dell’attacco aereo stesso».

 

di Camillo Bosco

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