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I tanti Orbán fra noi

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Quando ho letto la notizia del possibile viaggio del presidente ungherese (presidente di turno dell’Ue) Orbán a Mosca, per incontrare Putin, non ho provato alcuna sorpresa

I tanti Orbán fra noi

Quando ho letto la notizia del possibile viaggio del presidente ungherese (presidente di turno dell’Ue) Orbán a Mosca, per incontrare Putin, non ho provato alcuna sorpresa

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I tanti Orbán fra noi

Quando ho letto la notizia del possibile viaggio del presidente ungherese (presidente di turno dell’Ue) Orbán a Mosca, per incontrare Putin, non ho provato alcuna sorpresa

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Quando ho letto ieri la notizia del possibile viaggio del presidente ungherese (e soprattutto presidente di turno dell’Unione europea) Viktor Orbán a Mosca, per incontrare il suo padrino politico Vladimir Putin, non ho provato alcuna sorpresa. Molta vergogna per lui, ma stiamo parlando di un politico abbondantemente screditato e considerato nulla più che un arnese in mano da anni al dittatore di Mosca.

Terribile che presieda l’Unione europea in questo momento, ma incapace di fare più danni di quanti non ne abbia già fatti: non rappresenta nessuno oltre se stesso e il suo governo. Ha fatto bene a sottolinearlo il presidente del Consiglio europeo Michel ieri, ma era solo la certificazione di un dato di fatto.

Ciò su cui mi sono sorpreso a riflettere è altro: quanti in Italia e in giro per l’Europa saranno in modo silenzioso o esplicito con Orbán e la sua politica di appeasement con lo zar? Non pochissimi, questo lo sanno tutti.

Allora mi sono detto: ma se costoro si fossero trovati una mattina con il nemico in casa, invasi, scacciati, perseguitati, con buona probabilità uccisi o con i figli deportati avrebbero continuato a manifestare tutta questa simpatia per dittatori e loro utili servitori?


Se fosse un problema loro non sapere se e come arrivare alla fine della giornata, con o senza un tetto sulla testa, un luogo da chiamare “casa“, avrebbero continuato a mettere in scena questo quotidiano spettacolo del piccolo cinico?

Sembrano domande retoriche e nulla più, ma abbiamo il dovere di porcele, nel momento in cui una volgare guerra di aggressione, l’omicidio della libertà, della democrazia e del diritto per tanti sono dettagli su cui si può sorvolare.


Per queste persone Orbán è un eroe: uno dei Quisling di cui la storia è zeppa e che vengono fuori ogni qualvolta gli eventi dividono gli uomini in verticali e a squadra.

di Fulvio Giuliani

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