Il gigante
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Mikhail Gorbaciov, uno degli uomini più importanti del XX secolo, in patria era poco più di un paria.
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Mikhail Gorbaciov, uno degli uomini più importanti del XX secolo, in patria era poco più di un paria.
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AUTORE: Fulvio Giuliani
Per lunghi anni lo hanno completamente dimenticato e gli effetti si vedono. Mikhail Gorbaciov, uno degli uomini più importanti del XX secolo, in patria era poco più di un paria.
Neppure un vecchio saggio, fondamentalmente un’ombra scomoda, un riflesso fastidioso di quel grande tentativo infruttuoso che fu il sogno di umanizzare l’allucinante e bestiale sistema sovietico.
Gorbaciov fallì e fallì clamorosamente, innescando un processo autodistruttivo che dissolse a velocità siderali un impero e una coscienza di sé.
Questo non gli è stato mai perdonato in casa: aver negato lo status di superpotenza alla Russia. Non a caso, l’intera ultra decennale politica dello zar Putin ha avuto il solo scopo dichiarato di riportare Mosca a quel ruolo (e al gusto di ‘far paura’ ai vicini) che nell’era della guerra fredda fu dell’Unione sovietica. Mikhail Gorbaciov non poteva piacere ai nazionalisti, men che meno al dittatore del Cremlino, che non a caso negli anni ha mostrato a stento di ricordarlo e di riconoscerne il ruolo.
Per buona parte di questi stessi motivi che lo hanno portato essere ignorato in patria, Gorby è rimasto un mito inscalfibile dell’Occidente. L’uomo della glasnost e della perestrojka, il giovanissimo ultimo leader – per i parametri sovietici, ma anche per i tempi della democrazie occidentali – del PCUS ebbe il coraggio di guardare in faccia la storia e la realtà riconoscendo il fallimento epocale di un sistema e di un’idea. Come già accennato, tentò l’impossibile, cercando di conciliare la democrazia con il socialismo reale sovietico. Voleva riformarlo sino alle fondamenta, ma quel mondo semplicemente non funzionava, generava miseria e privato degli ancoraggi al sistema di potere e di corruttele interne finì per travolgere milioni di persone, ridotte quasi alla fame.
Un errore catastrofico che pure non può cancellare i giganteschi meriti storici del politico e dell’uomo.
Il leader che rifiutò l’idea dell’uso della violenza e al terrorizzato leader della Germania est moribonda Honecker dichiarò semplicemente: “La vita punisce chi arriva in ritardo”. Che lezione per i mostri che si aggirano nel nostro mondo.
Per molti, oggi, è praticamente impossibile capire cosa fu Mikail Gorbaciov per il pianeta Terra degli anni ‘80. Richiameremo un aspetto apparentemente superficiale, ma in realtà decisivo per aiutarne a comprendere il posto nella storia: in una Russia dominata dal terrore e dal grigiore ossessivo di un regime sclerotico, Gorbaciov ebbe il coraggio e l’intuizione di mostrare i suoi sorrisi e l’amore incondizionato per la moglie Raissa Gorbaciova. Nulla fu più rivoluzionario di quella coppia, così vera, così dolce. Riportò ai nostri occhi di occidentali imbevuti di Urss la Russia della sua sconfinata e meravigliosa letteratura.
Nell’amarezza della solitudine degli ultimi anni ci piace pensare che oggi Mikhail Gorbaciov sia finalmente in pace, al fianco dell’amatissima Raissa con cui riposerà per sempre.
di Fulvio Giuliani
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