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In Canada le scuole cattoliche hanno mandato al rogo Asterix e Tintin

Scoperto soltanto ora un rogo purificatore per espiare gli abusi a danno degli indiani, l’autodafè era stato compiuto due anni fa e soltanto il lockdown ha impedito che venisse replicato.

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Per chiedere scusa degli abusi commessi in passato a danno degli indiani, la Chiesa cattolica del Canada ha mandato al rogo Tintin, Asterix, Lucky Luke e Pocahontas. Per l’esattezza, un campione di una trentina di libri presi da un catalogo più ampio di 4.700 esemplari che sono stati comunque ritirati dalle biblioteche di una trentina di scuole. Motivo? Presentavano immagini degli indiani d’America «stereotipate e offensive». Che magari è pure vero: i romani ne sanno qualcosa di come vengono trattati nelle storie di Asterix…

Dal Califfo Omar che fece bruciare la biblioteca di Alessandria a “Fahrenheit 451”, le pagine in fiamme offrono però una immagine ancora più sinistra degli stereotipi etnici. «Che cosa le dice il suo bel libretto che a noi non dice?», chiedeva il nazista colonnello Vogel al padre di Indiana Jones in “Indiana Jones e l’ultima crociata”. Occasione per una memorabile risposta di Sean Connery nel ruolo del professore: «Che quegli imbecilli, che marciano con il passo dell’oca come lei, dovrebbero leggerli i libri, invece di bruciarli!». Che è più o meno il tono generale dei commenti di tutto l’arco politico canadese, ora che la cosa è venuta a galla per opera della emittente pubblica Radio Canada.

Bizzarra contaminazione tra il politically correct di oggi e i metodi della Santa Inquisizione, l’autodafè era stato infatti compiuto due anni fa, su idea del Conseil scolaire catholique Providence: un’associazione che raccoglie una trentina di scuole cattoliche francofone del Sud-Ovest dell’Ontario. Nel falò erano finiti “Tintin nelle Americhe”, “La Conquista dell’Ovest di Lucky Luke”, “Asterix e gli Indiani” e due biografie dell’esploratore francese Jacques Cartier. Una «cerimonia di purificazione con il fuoco» a cui ha fatto seguito l’utilizzo delle ceneri come concime per alberi piantati in loco, come ha spiegato in un video Suzy Kies: copresidente della Commissione dei popoli indigeni del Partito liberale, e per sua autodefinizione «custode della sapienza autoctona». «Seppelliamo le ceneri del razzismo», aveva detto.

Non se ne era accorto nessuno, in realtà. Forse per questo, la cerimonia era stata programmata di nuovo per il 2020 ma col lockdown è saltata. E nel 2021, alle prese con una campagna elettorale difficile, al primo ministro Justin Trudeau è preso quasi un colpo nello scoprire che una dirigente del suo partito era stata coinvolta in una manifestazione così poco liberale. La Kies ha dovuto dimettersi, anche perché poi è saltato fuori che non era di origine indiana come millantava. «Non tocca a persone non indigene dire agli indigeni quello che dovrebbero provare o fare per suggellare la riconciliazione», ha tuonato Trudeau. E soprattutto: «Non potrò mai essere d’accordo con il gesto di bruciare libri».

 

di Maurizio Stefanini

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