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Iran e distruzione

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Decine di migliaia di cittadini dell’Iran hanno perso la vita, nelle ultime settimane, per protestare contro la teocrazia che nega loro ogni libertà

Iran e distruzione

Decine di migliaia di cittadini dell’Iran hanno perso la vita, nelle ultime settimane, per protestare contro la teocrazia che nega loro ogni libertà

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Iran e distruzione

Decine di migliaia di cittadini dell’Iran hanno perso la vita, nelle ultime settimane, per protestare contro la teocrazia che nega loro ogni libertà

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Il ministro della Difesa ha evocato l’abisso. Non è stato preso sul serio. Un abisso alimentato dalla disperazione che può cogliere il dittatore russo e spingerlo – davanti alle ripetute sconfitte (dalla Siria al Venezuela) e al prolungarsi immobile del sanguinoso logoramento in Ucraina – a usare un’arma nucleare tattica. Un abisso favorito dalla sistematica distruzione delle alleanze occidentali, divenuta la principale attività della presidenza americana. E un abisso che si misura anche nell’abissale mancanza di linea e linearità politica dietro l’uso della forza militare, rendendo la distruzione fine a sé stessa.

Decine di migliaia di iraniani hanno perso la vita, nelle ultime settimane, per protestare contro la teocrazia che nega loro ogni libertà. Da fuori li si è incitati a continuare le proteste, quindi a continuare a essere massacrati. Poi la Casa Bianca pretende di avere voce in capitolo circa la designazione della (già designata) Guida suprema in Iran. Quella pretesa comporta l’abbandono degli iraniani coraggiosi e rivoltosi, condannandoli ad altri anni di oscurantismo. Come dire loro che sono andati a farsi ammazzare non per conquistare la libertà, ma per favorire un diverso atteggiamento dell’Iran nei confronti di una potenza straniera.

L’Iran è una dittatura, ma nella sua Costituzione è scritto che la prima carica è il presidente della Repubblica. Che viene eletto. Sono false elezioni, che si tengono in un Paese senza libertà di stampa e d’opinione, senza libera organizzazione politica, sicché avrebbe senso che chi oggi colpisce con le bombe un Paese che ha svolto per decenni il ruolo di aggressore e finanziatore del terrorismo abbia la forza di chiedere il ripristino delle libertà e l’indizione di elezioni sorvegliate da osservatori internazionali.

Non sarebbe l’avvento del paradiso, ma quantomeno il segno che l’inferno ha perso. Invece Trump chiede di dire la sua sulla Guida suprema, ovvero sulla (falsa) guida religiosa, così confermando che anche nel futuro prevedibile quella sarà il centro del potere. Quindi resterà la teocrazia. Come se Giuseppe Mazzini, nel 1849, con la Repubblica Romana, avesse voluto stabilire chi avrebbe dovuto fare il papa, anziché rivendicare Roma all’Italia e sottrarla al potere temporale del Vaticano.

Fermare la corsa iraniana all’arma atomica è cosa meritoria, chiunque lo faccia. Ma che senso ha colpire l’Iran e, contemporaneamente, svillaneggiare l’Ucraina intimandole una pace che si concreterebbe in una resa, così predisponendo una giustificazione all’eventuale e disperato uso del nucleare tattico russo? Salvo poi chiedere agli ucraini di spiegare come si resiste ai droni che gli iraniani forniscono ai russi. Cina, Corea del Nord, Iran e Russia sono alleati e minacciosi. Va tenuto in conto.

Quel che fa impressione e riconsegna il senso dell’abisso è che gli obiettivi militari hanno perso il collegamento con gli obiettivi politici, divenendo soltanto distruzione. Le guerre sono tutte brutte, senza distinzione. Ma non è vero che siano tutte sbagliate e ci sono guerre giuste. A cominciare da quelle cui è costretto chi si difende da aggressori imperialisti (e previste dalla nostra Costituzione, agli articoli 78 e 87). Ma mentre il giudizio sul giusto e sull’ingiusto spetta spesso agli storici, sono i contemporanei a doversi accorgere dei conflitti di cui non si capisce l’obiettivo da raggiungere. C’è da sperare che lo scopo, in Iran, non sia essere consultati per decidere la Guida suprema.

Trump sta seminando un caos pericoloso. A fronte del quale noi europei dobbiamo stringerci a coorte, preservando l’Occidente che riconosce il diritto come uno degli strumenti dell’equilibrio internazionale. Il che vale in particolare per l’Italia, più esposta e meno protetta dal punto di vista militare ed energetico. Capisco che non si possa parlare soltanto di questo, ma non capisco come si possa non parlarne proprio. E nessuno dei due schieramenti interni ha, neanche lontanamente, le carte in regola per occuparsene in esclusiva.

di Davide Giacalone

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