Iran, eliminato Khamenei: Trump ha un piano o scommette sulla rivolta?
24 ore dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran si fa decisiva la capacità di rispondere alla domanda che ci rimbomba nella testa da un giorno: qual è l’obiettivo finale?
Iran, eliminato Khamenei: Trump ha un piano o scommette sulla rivolta?
24 ore dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran si fa decisiva la capacità di rispondere alla domanda che ci rimbomba nella testa da un giorno: qual è l’obiettivo finale?
Iran, eliminato Khamenei: Trump ha un piano o scommette sulla rivolta?
24 ore dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran si fa decisiva la capacità di rispondere alla domanda che ci rimbomba nella testa da un giorno: qual è l’obiettivo finale?
24 ore dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran si fa decisiva la capacità di rispondere alla domanda che ci rimbomba nella testa da un giorno: qual è l’obiettivo finale?
Lo abbiamo sottolineato ieri nell’edizione straordinaria del podcast Il Risveglio della Ragione: non è credibile che lo scopo ultimo possa essere quello di cancellare definitivamente le potenzialità nucleari e missilistiche iraniane, perché questo stesso risultato era stato già pomposamente annunciato come raggiunto dopo gli attacchi di giugno.
Tanti avevano espresso dubbi all’epoca e oggi limitarsi a questo scenario significherebbe avvalorarli e confermare anche di aver sostanzialmente raccontato una balla nei lunghi mesi del “nucleare iraniano obliterato”.
La stessa natura di un attacco così vasto, successivo alla terrificante repressione delle proteste dei mesi scorsi e l’aver cercato (e centrato a detta dello stesso Trump) l’obiettivo iniziale di eliminare la Guida suprema Khamenei e decapitare il regime, finisce per escludere quasi alla radice questo scenario.
Perché Trump ha deciso di attaccare
Se il Presidente Donald Trump si è mosso, se ha detto quello che ha detto, promesso quello che ha promesso al popolo iraniano, se ha impegnato le forze che ha impegnato è perché l’obiettivo deve essere ben superiore: quello fatto balenare dalle sue stesse parole di ieri mattina quando ha invitato il “coraggioso popolo iraniano” a prendere in mano il proprio destino e garantirsi un futuro di libertà. Cioè rovesciare il regime degli ayatollah.
Parole su cui nessuna persona dotata di un minimo di raziocinio da questa parte del mondo potrà essere in disaccordo. In teoria.
Perché sulla natura luciferina della dittatura sciita in Iran non è lecito avere dubbi, un mondo senza Khamenei è un mondo migliore e qualsiasi forma di benevolenza nei confronti di chi ha massacrato senza pietà migliaia di ragazze e ragazzi sarebbe semplicemente vergognosa.
Non bisogna lasciare soli quegli stessi ragazzi, gli oppositori e tutti coloro che sognano un futuro di libertà per l’Iran
Il punto è non lasciare soli quegli stessi ragazzi, gli oppositori e tutti coloro che sognano un futuro di libertà per l’Iran. Questo risulterebbe intollerabile, diremmo di più: ingiustificabile.
C’è da augurarsi, per tutto ciò, che alla Casa Bianca ci sia una strategia realistica per arrivare a provocare il collasso del regime. Oltre la propaganda e la spavalderia di maniera di ieri sera di Trump.
Perché non si può puntare su una generica ribellione di massa, almeno fino a quando saranno ancora efficienti le armi della repressione che solo poche settimane fa hanno fatto decine di migliaia di morti. Oltretutto quando la leadership è disperata e pronta a tutto.
Come scrivevamo ieri, Donald Trump e Israele hanno tratto il loro dado, che ora non può essere riposto come se nulla fosse.
È un momento drammatico, non solo per l’Iran e le ragazze e i ragazzi iraniani cui va il nostro pensiero, il nostro più sincero affetto, ma per tutta la regione. E oltre.
di Fulvio Giuliani
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