Iran, l’intervento del Papa: “Ho parlato con Trump e gli ho chiesto di porre fine alla guerra”
Papa Leone XIV ha parlato direttamente con il presidente Usa Donald Trump. Il pontefice richiede la “fine” della guerra
Iran, l’intervento del Papa: “Ho parlato con Trump e gli ho chiesto di porre fine alla guerra”
Papa Leone XIV ha parlato direttamente con il presidente Usa Donald Trump. Il pontefice richiede la “fine” della guerra
Iran, l’intervento del Papa: “Ho parlato con Trump e gli ho chiesto di porre fine alla guerra”
Papa Leone XIV ha parlato direttamente con il presidente Usa Donald Trump. Il pontefice richiede la “fine” della guerra
Papa Leone XIV oggi, martedì 31 marzo, all’uscita da Villa Barberini a Castel Gandolfo prima di fare rientro in Vaticano, avanza una richiesta di “fine” alla guerra in una conversazione con Donald Trump.
“Ho parlato con Trump e gli ho chiesto di porre fine alla guerra“, ha detto Leone in inglese: “La festa della Pasqua dovrebbe essere il tempo più santo, più sacro di tutto l’anno, tempo di pace, di molta riflessione; come tutti sappiamo nel mondo in tanti posti stiamo vedendo tanta sofferenza, tanti morti, anche bambini innocenti. Continuamente facciamo appello per la pace ma purtroppo c’è tanta gente che promuove l’odio e la violenza, la guerra”. Da qui il suo nuovo appello: “Faccio un nuovo appello invitando tutti i cristiani a vivere questi giorni riconoscendo che Cristo è ancora crocifisso oggi. Cristo soffre ancora oggi negli innocenti, in quelli che stanno soffrendo per la violenza, l’odio e la guerra. Preghiamo per le vittime della guerra, che ci sia una pace nuova, rinnovata, che può dare nuova vita a tutti “. Leone ha quindi auspicato che “la guerra finisca prima di Pasqua”.
Ore 17.11
I Guardiani della rivoluzione in Iran minacciano gli Stati Uniti di considerare come obiettivi le grandi compagnie come Google, Meta e Apple, se saranno uccisi altri esponenti di spicco del regime. “Queste compagnie, a partire dalle otto di sera di domani (ora di Teheran) dovranno aspettarsi la distruzione di loro importanti unità in risposta a ogni assassinio in Iran”, si legge in un comunicato dei Guardiani in cui si citano i nomi di 19 aziende definite come “complici” degli “assassini mirati”. “Consigliamo ai dipendenti di queste aziende di lasciare immediatamente i loro posti di lavoro se vogliono rimanere in vita”.
Ore 17.09
Una fonte della sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato all’Afp che il casco blu indonesiano della missione Unifil ucciso nel fine settimana è morto a causa di fuoco israeliano. In precedenza, Unifil aveva dichiarato che il peacekeeper era stato ucciso domenica sera, quando un proiettile di origine sconosciuta “è esploso in una posizione Unifil vicino ad Adchit al Qusayr”, mentre altri due caschi blu indonesiani sono stati uccisi nel Libano meridionale il giorno seguente. La fonte ha detto all’Afp, a condizione di anonimato, che erano state identificate prove secondo cui la fonte del fuoco di domenica sarebbe stato un carro armato israeliano.
Ore 16.08
Due morti e quattro feriti tra le fila delle Forze di mobilitazione popolare colpite da un attacco nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale. La tv satellitare al-Jazeera riferisce dell’attacco senza altri dettagli. Le Forze di mobilitazione popolare erano una coalizione di fazioni armate e fanno ormai parte delle Forze Armate irachene.
Ore 15.59
“Per me, e lo dico con onestà, i miei uomini e le mie donne sono come una famiglia. Li vedo sul terreno e mi riempio di orgoglio. Noi qui rappresentiamo la speranza di pace. Io stesso, quando vedo sventolare la bandiera delle Nazioni Unite, vedo un faro. Perché quella bandiera blu segna la pace. Non è un semplice vessillo e vederla in alto nel cielo dà una grande soddisfazione”. Lo dice all’Adnkronos il Generale di Divisione Diodato Abagnara, dal 25 giugno scorso comandante della ‘United Nations Interim Force in Lebanon’, la forza Onu di interposizione in Libano, dopo gli attacchi di questi giorni che hanno portato alla morte di tre caschi blu indonesiani.
“Quando guardo gli italiani negli occhi, adesso la Brigata Sassari e prima la Brigata Taurinense, posso scorgere quel senso di umanità che contraddistingue la nostra forza. Se si percepisce che il fatto di stare nei bunker, quando c’è un imminente pericolo, è sinonimo di sicurezza, si ha la spinta necessaria per poter operare anche fuori. Perché il militare crede che la pace sia possibile e i nostri italiani credono che la stabilità e la pace passino attraverso il loro lavoro. Le loro famiglie anche nella preoccupazione cercano di stimolarli, i loro figli li aspettano. Ciascuno di noi cerca di dare il proprio contributo per la grande causa che è la pace – spiega – Che non è qualcosa di astratto ma è qualcosa che si costruisce sul terreno, giorno dopo giorno. E in questo i nostri militari hanno un cuore immenso. Poi, certo, il momento un po’ così capita, perché la paura è l’altra faccia del coraggio. Però, se si riesce ad armonizzare la capacità di fare le cose per bene, con la massima capacità, la massima protezione, con la lungimiranza di vedere là dove ci possa essere qualche pericolo, e si cerca di essere lucidi, allora tutto viene nel modo migliore. E poi, come si dice in Cavalleria, i nostri soldati lanciano sempre il cuore oltre l’ostacolo. E questo mi rende orgoglioso, perché sono un comandante di Unifil, ma sono un comandante italiano. Il morale è alto. Questo mi rende orgoglioso e mi fa piacere”.
“Ciò non significa che le persone o i soldati non siano preoccupati. La preoccupazione -osserva il comandante della missione Unifil- è anche motivazione per poter fare al meglio il proprio lavoro, con dedizione e professionalità. Oggi gli italiani rappresentano un esempio, ci credo fermamente, li vedo negli occhi. Tra un comandante e i suoi uomini non c’è bisogno di parole. La gente ci guarda con ammirazione sul terreno. Ed è un monito per tutti gli altri a credere che la pace sia possibile. Ci tengo a dire che manterremo alta la bandiera perché questo è il nostro lavoro, perché ci crediamo veramente. Perché quella bandiera blu segna la pace”.
Ore 15.55
In Libano dal 2 marzo sono almeno 1.268 i morti, dove proseguono le operazioni militari israeliane contro Hezbollah, storicamente sostenuto dall’Iran. Lo conferma il ministero della Salute di Beirut, come riportano i media del Paese dei Cedri. I feriti, secondo l’ultimo bilancio, sono 3.750.
Ore 14:30
“Tutti quei Paesi che non riescono a procurarsi il carburante per gli aerei a causa della situazione nello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito che ha rifiutato di farsi coinvolgere nella distruzione dell’Iran, ho un suggerimento per voi. Numero 1: comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza. Numero 2: fatevi venire un po’ di coraggio, anche se tardivo, andate nello Stretto e semplicemente PRENDETEVELO”. A scrivere queste parole, in un post pubblicato online, è il presidente statunitense Donald Trump che si rivolge ai Paesi che, secondo lui, non hanno aiutato gli Usa in Iran.
“The Donald” prosegue: “Dovrete iniziare a imparare a combattere per conto vostro, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non c’eravate per noi”.
“L’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Andate a prendervi il vostro petrolio!”, scrive Trump.
Firmato: “Presidente DJT”.
Ore 11.00
Rischia di essere condannato alla pena capitale chi filma o fotografa i danni causati da raid aerei in Iran. Lo ha reso noto il portavoce della Magistratura iraniana, Asghar Jahangir, citato dall’agenzia di stampa Fars. “Per coloro che forniscono informazioni al nemico scattando foto o filmando, la legge sull’inasprimento delle pene per spionaggio prevede la pena capitale e la confisca di tutti i beni”, ha dichiarato Jahangir.
“Quando vengono scattate fotografie delle aree danneggiate, il nemico viene informato che l’obiettivo è stato localizzato correttamente”, ha aggiunto. ”Fornire informazioni al nemico in questo modo equivale a collaborare con il nemico in attività di intelligence, reato per il quale il legislatore ha previsto la pena di morte e la confisca di tutti i beni”, ha sottolineato Jahangir.
Ore 10.45
I ministri dell’Energia dell’Ue si riuniscono oggi in videoconferenza, all’indomani di una riunione dei ministri dell’Economia e dell’Energia del G7, per parlare della crisi energetica scatenata dall’attacco sferrato da Israele e Usa contro l’Iran, che ha provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte degli iraniani, che lo controllano.
La videoconferenza inizierà intorno alle 15. Mentre il conflitto nel Medio Oriente continua, la sicurezzadell’approvvigionamento energetico dell’Unione almeno per il momento non appare compromessa, a quanto si apprende a Bruxelles.
Tuttavia, l’aumento dei prezzi dell’energia continua a pesare sulle famiglie e sulle industrie europee: il future più scambiato sul Brent, il greggio di riferimento europeo, quota poco sotto 107 dollari al barile, ritracciando dai massimi. Resta tuttavia ad un livello molto superiore ai prezzi del 27 febbraio, ultimo giorno di scambi prima dell’attacco all’Iran, poco sopra i 72 dollari.
Il future sul gas naturale al Tff di Amsterdam con consegna a maggio è passato dai circa 32 euro al megawattora del 27 febbraio, un livello già multiplo rispetto ai livelli pre-invasione dell’Ucraina, a 53,68 euro oggi.
Oggi alle 11 è attesa la stima flash di Eurostat sull’inflazione nell’area euro nel mese di marzo, che dovrebbe dare maggiore visibilità sugli effetti sui prezzi al consumo dei rincari a monte provocati dalla crisi nel Medio Oriente.
Lo scambio di opinioni tra i ministri permetterà di confrontarsi su un approccio a livello Ue per mitigare gli effetti della crisi. La conferenza stampa è prevista intorno alle 17.
Ore 9.30
L’Italia ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella. A riportare la notizia, di qualche sera fa, ma tenuta riservata, è il Corriere della Sera. È stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano a chiamare il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo di quanto era appena accaduto e prendere una decisione che inevitabilmente incide sui rapporti tra Italia e Stati Uniti. Portolano è stato informato dallo Stato maggiore dell’Aeronautica che il piano di volo di alcuni asset aerei Usa prevede di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però ha chiesto alcuna autorizzazione né ha consultato i vertici militari italiani. Il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Le prime verifiche hanno accertato che non si tratta di voli normali o logistici e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese.
Non è stata chiesta alcuna autorizzazione. Anche perché gli aerei indicati nel piano di volo hanno il cosiddetto ‘caveat’ e non possono atterrare a meno che non ci siano emergenze. A questo punto è stato Portolano – su mandato diretto del ministro – a informare il Comando Usa della decisione presa: non possono atterrare a Sigonella perché non sono stati autorizzati e perché non c’è stata alcuna consultazione preventiva.
“Una decisione giusta. Noi non abbiamo avuto nessun segnale dal nostro alleato, che non è alleato, gli Stati Uniti, sull’inizio di questa operazione. Non c’è nessuna ragione per avere un approccio sottomesso. E’ giusto e corretto che non venga dato l’uso delle basi se non nel perimetro degli accordi che prescinde dalle azioni di guerra”, ha detto Carlo Calenda a Start su SkyTg24.
Ore 8.40
“Forte e profonda preoccupazione per il deterioramento del quadro di sicurezza” in Libano è stata espressa con un comunicato congiunto dal Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, e dal Ministro delle Forze Armate e dei Veterani della Repubblica Francese, Catherine Vautrin, che hanno tenuto ieri pomeriggio un “approfondito colloquio telefonico” dedicato alla grave crisi in Libano. Il riferimento è ai recenti attacchi che hanno colpito il personale di Unifil, causando la morte di tre peacekeeper e il ferimento di altri. Entrambi hanno sottolineato con forza “l’inaccettabilità di tali episodi e i crescenti rischi a cui è esposto il personale impegnato nella missione”.
Nel corso del confronto è emersa una piena convergenza sulla “rilevanza strategica di Unifil”. È stato sottolineato come “la stabilità del Libano costituisca un pilastro imprescindibile per l’equilibrio dell’intera area del Mediterraneo, confermando che Italia e Francia continueranno a operare in stretto coordinamento per garantire la sicurezza del personale internazionale, la tutela della pace e il sostegno alle autorità libanesi”.
Ore 7.00
La guerra in Iran continua. Secondo le ultime notizie di oggi, martedì 31 marzo, “forti esplosioni” sono state registrate a Teheran, con successive interruzioni di corrente “in alcune zone” della capitale. Lo riporta l’agenzia di stampa Fars, mentre l’agenzia Tasnim ha riferito di esplosioni nella parte orientale e occidentale di Teheran, nonché di interruzioni di corrente nella zona est. Tra gli obiettivi colpiti, una sottostazione di una centrale elettrica. L’esercito israeliano aveva precedentemente avvertito i residenti di un quartiere di Teheran di rimanere in casa in previsione di un attacco contro “infrastrutture militari”.
In Israele, le sirene di allarme per il lancio di razzi e missili sono state attivate nell’area di Gerusalemme, nella Valle del Giordano, nella Shephelah, a Lachish, sul Mar Morto e in Giudea e Samaria, in seguito a un bombardamento missilistico proveniente dall’Iran. Lo riporta il sito di Ynet. La contraerea israeliana ha intercettato l’attacco e frammenti di missili sono caduti in aree aperte senza causare danni, né vittime come precisa il Magen David Adom.
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