Iran, Trump e l’accordo in 15 punti. Raid israelo-statunitensi colpiscono la casa del noto regista iraniano Abbas Kiarostami
Trump sostiene che ci sia un accordo fra Usa e Iran. Raid israelo-statunitensi hanno colpito la casa di Abbas Kiarostami, noto regista iraniano
Iran, Trump e l’accordo in 15 punti. Raid israelo-statunitensi colpiscono la casa del noto regista iraniano Abbas Kiarostami
Trump sostiene che ci sia un accordo fra Usa e Iran. Raid israelo-statunitensi hanno colpito la casa di Abbas Kiarostami, noto regista iraniano
Iran, Trump e l’accordo in 15 punti. Raid israelo-statunitensi colpiscono la casa del noto regista iraniano Abbas Kiarostami
Trump sostiene che ci sia un accordo fra Usa e Iran. Raid israelo-statunitensi hanno colpito la casa di Abbas Kiarostami, noto regista iraniano
Gli ultimi aggiornamenti
Ore 16.00 Meloni: “C’è preoccupazione per il Libano, stop all’escalation”
Con il presidente dell’Algeria “abbiamo condiviso la preoccupazione per l’escalation militare in Libano, che deve cessare immediatamente, e per la situazione a Gaza, che resta estremamente difficile per la popolazione civile, soprattutto dal punto di vista umanitario. È necessario proseguire nel lavoro della comunità internazionale per stabilizzare la regione e arrivare a una soluzione duratura”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al termine del bilaterale con il presidente algerino Tebboune.
Ore 14.19
I raid israelo-statunitensi non hanno risparmiato la casa di Abbas Kiarostami, noto regista iraniano e autore di film come ‘Dov’è la casa del mio amico?’ e ‘Il sapore della ciliegia’. A rivelare la notizia del bombardamento dell’abitazione è stato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei.
“Ricordate Abbas Kiarostami, celebre regista iraniano e vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1997 per il film ‘Il sapore della ciliegia’? Nemmeno la sua casa è stata risparmiata dall’impatto delle bombe degli aggressori americano-israeliani. La casa di Kiarostami faceva forse parte di una ‘minaccia imminente’ contro gli Stati Uniti?”, ha scritto Baghaei in un post su X. Secondo il portavoce, “la realtà è che l’aggressione militare Usa/Israele contro l’Iran non è solo una guerra contro un Paese e un territorio, ma una guerra contro una cultura, una civiltà e un’identità radicata. Tuttavia, l’Iran, facendo leva proprio su queste radici, metterà in difficoltà i suoi nemici”.
13.56
Le squadre di soccorso israeliane stanno prestando assistenza medica a due uomini sulla cinquantina, in condizioni lievi, rimasti feriti da schegge edi razzi lanciati da Hezbollah a Carmiel, nel nod di Israele. Altri impatti sono stati identificati a Kiryat Shmona, mentre le sirene d’allarme missilistico sono risuonate a Misgav Am, nell’Alta Galilea.
Ore 12.46
Una “svolta” sui possibili colloqui fra Iran e Stati Uniti per la fine alla guerra arriverà entro 48 ore, anticipano fonti del ministero degli Esteri in Pakistan all’agenzia turca Anadolu. Sempre secondo le fonti, “in assenza di alcune garanzie” – la garanzia prima di tutto che non ci saranno operazioni militari future contro l’Iran, contro il suo programma missilistico e la richiesta di risarcimenti – Teheran “è ancora riluttante” all’avvio di tali trattative. “Sono in corso sforzi da parte di Pakistan, Turchia ed Egitto, con tutte le parti”, ha aggiunto la fonte per cui esponenti di spicco pachistani, fra cui il Premier Shehbaz Sharif e il ministro degli Esteri Ishaq Dar, sono “in costante” contatto con la leadership iraniana per convincere Teheran a partecipare ai colloqui.
Ore 12.36
L’Iran ha annunciato di aver lanciato missili da crociera contro la portaerei americana Uss Abraham Lincoln. L’annuncio è stato fatto dai militari – che hanno minacciato ulteriori attacchi quando l’imbarcazione e il suo gruppo da battaglia saranno in linea di tiro – e trasmesso dalla televisione iraniana: “i missili da crociera Qader della Marina hanno preso di mira la portaerei americana e l’hanno costretta a modificare la sua posizione”, è stato reso noto.
La crisi tra Iran e Stati Uniti resta una delle principali fonti di tensione globale, con al centro il controllo dello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. Negli ultimi giorni si registrano segnali contrastanti: da un lato escalation militare e minacce, dall’altro aperture (ancora fragili) sul piano diplomatico.
Gli Stati Uniti stanno negoziando con se stessi. Così un portavoce militare iraniano, secondo quanto riportato dai media statali, dopo che ieri il presidente americano Donald Trump aveva affermato che Teheran “vuole raggiungere un accordo per porre fine alla guerra in Medio Oriente”. Intanto secondo quanto riferito da fonti alla Cnn circa 1.000 soldati statunitensi dell’82ª Divisione Aviotrasportata dell’Esercito dovrebbero essere schierati nei prossimi giorni in Medio Oriente, contribuendo al crescente dispiegamento militare nella regione.
Il presidente Donald Trump aveva dichiarato i lavori in corso con Teheran e che l’Iran fosse “molto interessato a un accordo”. Secondo Trump: i negoziati starebbero facendo progressi su diversi punti, Washington starebbe parlando con “le persone giuste” in Iran e Teheran avrebbe offerto una “concessione significativa” legata a petrolio e gas. Inoltre, il presidente ha affermato che gli Stati Uniti hanno già “Sapete, non mi piace dirlo, ma abbiamo vinto. La guerra è stata vinta. Chi sostiene il contrario fa parte delle fake news“. Tuttavia, l’Iran ha smentito l’esistenza di veri negoziati diretti, parlando piuttosto di contatti indiretti mediati da Paesi terzi come Turchia, Egitto e Pakistan.
Stretto di Hormuz: gli ultimi aggiornamenti
Solo pochi giorni fa Trump aveva adottato una linea molto più dura: ultimatum di 48 ore per riaprire Hormuz e minaccia di colpire le centrali energetiche iraniane. Successivamente però ha rinviato le minacce militari, citando i “buoni colloqui” in corso e possibili spiragli di de-escalation. La situazione resta però critica: l’Iran ha mantenuto un controllo stretto sullo Stretto con conseguente traffico marittimo quasi azzerato nelle settimane precedenti, attacchi a diverse navi commerciali e passaggio consentito solo a imbarcazioni “non ostili”. Teheran ha recentemente annunciato che alcune navi possono transitare, ma solo previa autorizzazione e con forti limitazioni.
Una delle novità più rilevanti riguarda la possibile riapertura a pagamento dello Stretto di Hormuz.
Infatti l’Iran avrebbe iniziato a chiedere un pedaggio alle navi commerciali con pagamenti che possono arrivare fino a 2 milioni di dollari per viaggio. Questa misura trasformerebbe Hormuz in un passaggio controllato economicamente da Teheran, darebbe all’Iran un forte strumento di pressione sui mercati energetici e rappresenterebbe un precedente simile al modello del Canale di Suez. Alcune ipotesi emerse nei negoziati parlano anche di una possibile gestione condivisa o regolata del traffico, ma non esiste ancora un accordo concreto.
Di Camilla Parigi
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