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Iran, dalle spaccature al messaggio di Khamenei: così sono saltati i nuovi colloqui con gli Usa

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Hormuz al centro dello scontro in Iran: navi sequestrate, trattative ferme e tregua senza scadenza, mentre cresce il rischio di escalation

Iran

Iran, dalle spaccature al messaggio di Khamenei: così sono saltati i nuovi colloqui con gli Usa

Hormuz al centro dello scontro in Iran: navi sequestrate, trattative ferme e tregua senza scadenza, mentre cresce il rischio di escalation

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Iran, dalle spaccature al messaggio di Khamenei: così sono saltati i nuovi colloqui con gli Usa

Hormuz al centro dello scontro in Iran: navi sequestrate, trattative ferme e tregua senza scadenza, mentre cresce il rischio di escalation

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Gli Ultimi Aggiornamenti

Ore 20.00

Le difese aeree iraniane si sono attivate contro “obiettivi ostili” nei cieli di Teheran, per la prima volta dall’inizio del cessate il fuoco. Lo riferiscono i media statali, secondo cui i sistemi di difesa hanno intercettato minacce in diverse aree della capitale.

Ore 18.30

Spaccature interne alla leadership iraniana e il ‘nodo’ del nucleare. Sono fonti di Iran International a raccontare il retroscena sulla mancata ripresa dei colloqui tra Iran e Usa nella capitale pakistana Islamabad. L’annuncio sul nuovo possibile incontro aveva riacceso le speranze per una tregua dopo quasi due mesi di guerra. 

Le fonti, si legge, parlano di tensioni tra alleati del presidente iraniano Masoud Pezeshkian e persone vicine all’ufficio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che all’ultimo minuto avrebbero fatto saltare la partenza della delegazione iraniana alla volta della capitale pakistana. 

Secondo le fonti, la delegazione era pronta a mettersi in viaggio quando sarebbe arrivato un messaggio dell’entourage di Khamenei con un ‘no’ categorico alla possibilità di colloqui sul nucleare e un ‘rimprovero’ per i rappresentanti della diplomazia iraniana per i precedenti colloqui. 

In queste circostanze, prosegue il racconto di Iran International, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avrebbe avvertito che partecipare ai colloqui non sarebbe servito a nulla e avrebbe compromesso di fatto ogni possibilità di progressi. 

Ore 18.00

“Qualunque cosa io faccia, sembra funzionare bene”. Parola di Donald Trump, che ha risposto così ad una domanda della Bbc su come stiano andando le cose con l’Iran. In una breve conversazione telefonica con la corrispondente dell’emittente britannica a Washington, Sarah Smith, alla domanda se le sue dichiarazioni delle settimane scorse secondo cui “un’intera civiltà morirà stanotte” nascondessero la minaccia di usare armi nucleari contro l’Iran, il presidente ha replicato: “L’altra parte sta morendo dalla voglia di fare un accordo. Quindi, qualunque cosa io stia dicendo o facendo, sembra funzionare molto bene. Grazie mille”.

Poi Trump è tornato ad accusare la Nato, sostenendo che gli Stati Uniti “non ne avevano affatto bisogno” nella loro guerra con l’Iran, ma gli alleati comunque “avrebbero dovuto esserci”. Quando la giornalista ha chiesto perché, allora, volesse che si unissero alla guerra, il presidente ha tagliato corto: “Perché volevo vedere se si sarebbero lasciati coinvolgere o meno”. Gli Stati Uniti sono “sempre stati a favore” del Regno Unito e della Nato, ha rivendicato ancora il presidente, tornando a criticatre il Regno Unito per non aver fatto “almeno uno sforzo minimo e usato almeno parole più gentili”. 

Secondo il presidente, infine, “molte persone dal Regno Unito” hanno fatto sapere alla sua amministrazione quanto fosse “una decisione incredibilmente sbagliata” per il Regno Unito non essere coinvolto nella guerra.

Ore 12.36

Il Pentagono smentisce la notizia riportata dal Washington Post, secondo cui per sminare lo Stretto di Hormuz ci vorranno sei mesi. In una dichiarazione, il portavoce capo del dipartimento della Guerra, Sean Parnell, ha detto che “la selezione parziale da parte dei media di informazioni trapelate, gran parte delle quali false, da un briefing classificato e a porte chiuse è giornalismo disonesto”. “Una valutazione non significa che la valutazione sia plausibile, e una chiusura di sei mesi dello Stretto di Hormuz è impossibile e completamente inaccettabile per il segretario”, ha affermato Parnell parlando con l’Afp.

Ore 11.37

Donald Trump “non ha fretta di concludere l’accordo con l’Iran”. Lo ha detto lo stesso presidente americano in un breve colloquio telefonico con la giornalista di Fox News Martha Maccallum, alla quale ha precisato che “la politica, incluse le elezioni di midterm, non influirà sui tempi”.

Ore 9.37

Nuovo incontro a Islamabad tra il ministro degli Interni, Mohsin Naqvi, e l’incaricato d’affari Usa in Pakistan, Natalie Baker. Al centro della riunione, fa sapere il dicastero via X, il lavoro diplomatico per portare Usa e Iran a un secondo round di colloqui dopo la proroga della tregua annunciata da Donald Trump. Naqvi ha precisato a Baker che il premier pakistano Shehbaz Sharif e il numero uno dell’Esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, “stanno facendo di tutto, a tutti i livelli”. L’auspicio del ministro pakistano, che aveva già visto Baker nei giorni scorsi, è “entrambe le parti diano una possibilità a una soluzione pacifica e diplomatica”.

Ore 7.48

Le forze statunitensi hanno ordinato a 31 navi di invertire la rotta o di tornare in porto nell’ambito del blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro l’Iran. Ad annunciarlo su X è stato il Centcom, Comando combattente unificato delle Forze Armate degli Stati Uniti.

La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele resta sospesa tra diplomazia e rischio escalation. Le notizie di questa mattina delineano un quadro ancora instabile, con nuovi incidenti nel Golfo e nessun progresso concreto sul fronte negoziale.

Navi sequestrate, sale la tensione nel Golfo

Nelle ultime ore Teheran ha sequestrato due portacontainer della compagnia MSC nello Stretto di Hormuz, colpendone anche un terzo. L’Iran sostiene che le imbarcazioni abbiano legami con Israele; Washington parla invece di atto ostile e rafforza la presenza militare nella regione.

Il passaggio marittimo, cruciale per il traffico energetico globale, si conferma così il punto più delicato della crisi.

Tregua senza termine, la decisione a Washington

Sul piano politico resta una tregua di fatto, ma priva di una scadenza definita. La Casa Bianca non indica tempi certi e lascia aperta ogni opzione. La gestione del cessate il fuoco resta legata alle scelte del presidente Donald Trump. Più che un accordo strutturato, si tratta di una pausa fragile, esposta a possibili rotture improvvise.

Italia invia navi militari

Si allarga intanto il coinvolgimento internazionale. L’Italia ha pianificato l’invio di unità della Marina militare nell’area del Golfo, con l’obiettivo di proteggere le rotte commerciali e contribuire alla sicurezza marittima. Un segnale che conferma la crescente dimensione globale della crisi.

Negoziati ancora fermi

Nessun passo avanti sul fronte diplomatico. I colloqui restano bloccati e le posizioni appaiono distanti: Teheran respinge le condizioni statunitensi, mentre Washington mantiene alta la pressione. La sfiducia reciproca continua a impedire la riapertura di un dialogo stabile.

Di Bianca Rinaldi

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