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Iran, terrore e rabbia cieca degli ayatollah

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Le immagini delle ragazze iraniane che si accendono una sigaretta dando fuoco a una foto della guida suprema Khamenei sono devastanti per il regime degli ayatollah e dalla forza incalcolabile

Iran, terrore e rabbia cieca degli ayatollah

Le immagini delle ragazze iraniane che si accendono una sigaretta dando fuoco a una foto della guida suprema Khamenei sono devastanti per il regime degli ayatollah e dalla forza incalcolabile

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Iran, terrore e rabbia cieca degli ayatollah

Le immagini delle ragazze iraniane che si accendono una sigaretta dando fuoco a una foto della guida suprema Khamenei sono devastanti per il regime degli ayatollah e dalla forza incalcolabile

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Gli ayatollah sono sanguinari e spietati, ma non sono di sicuro stupidi: hanno perfettamente capito che se vogliono superare anche questa ennesima rivolta, devono silenziarla agli occhi del mondo.

Una clamorosa manifestazione di debolezza e paura, questo è evidente, ma anche un modo per far sì che la rabbia e soprattutto il desiderio di libertà e democrazia dei ragazzi iraniani non venga visto in decine di migliaia di video riprodotti un’infinità di volte dai social nei cinque continenti.

Avranno studiato per bene l’effetto dirompente dei tragici fatti di Minneapolis, con l’ondata emotiva seguita all’assassinio della cittadina americana per mano di agenti federali.
Quindi, stop Internet, stop tutto. Eppure, qualcosa circola, perché questa non è un’era in cui si possa in alcun modo impedire alle informazioni di viaggiare.

Ancora una volta, così, è la forza travolgente dello sberleffo a mettere a nudo la patetica prova di forza di questi uomini ossessionati e senza speranza: le immagini delle ragazze iraniane che si accendono una sigaretta dando fuoco a una foto della guida suprema Khamenei sono devastanti per il regime e dalla forza incalcolabile.

Le abbiamo rilanciate anche noi de La Ragione ieri, perché è il minimo che si possa fare. Anche meno del minimo, ce ne rendiamo conto, ma ancora una volta non vogliamo e non possiamo starcene zitti. Non abbiamo idea di quante ragazze e quanti ragazzi stiano perdendo la vita o la stiano rischiando e stiano finendo nelle lugubri prigioni del regime.

Perché non va mai dimenticato che dietro ogni sberleffo c’è il rischio concreto di essere ammazzati o finire impiccati.

Prima o poi tutto questo finirà, prima o poi l’Iran verrà restituito alla sua storia. I suoi figli potranno tornare a parlare di futuro. Onestamente non sappiamo quando e non vogliamo azzardare.

Di sicuro chi comanda oggi in Iran è solo un morto politico e storico che cammina, anche se non lo sa ancora.

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