Iran, Libano: Parigi chiede riunione d’emergenza Consiglio Onu su Unifil. Teheran, “nessun negoziato con Usa, solo proposte”
Il ministro degli Esteri francese, richiede una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a seguito dei gravissimi incidenti dei caschi blu UNIFIL. Teheran: “nessun negoziato con Usa”
Iran, Libano: Parigi chiede riunione d’emergenza Consiglio Onu su Unifil. Teheran, “nessun negoziato con Usa, solo proposte”
Il ministro degli Esteri francese, richiede una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a seguito dei gravissimi incidenti dei caschi blu UNIFIL. Teheran: “nessun negoziato con Usa”
Iran, Libano: Parigi chiede riunione d’emergenza Consiglio Onu su Unifil. Teheran, “nessun negoziato con Usa, solo proposte”
Il ministro degli Esteri francese, richiede una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a seguito dei gravissimi incidenti dei caschi blu UNIFIL. Teheran: “nessun negoziato con Usa”
Guerra in Iran, i principali aggiornamenti.
Ore 22.54
“Non abbiamo avuto alcun negoziato con gli Stati Uniti in questi trentuno giorni. Quello che è successo è una richiesta di negoziati insieme a una serie di proposte che ci sono pervenute tramite alcuni intermediari, tra cui il Pakistan”. Lo scrive su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei, aggiungendo: “La nostra posizione è molto chiara. Ora, in una situazione in cui l’aggressione militare statunitense continua con intensità, dedichiamo tutti i nostri sforzi ed energie alla difesa della nazione iraniana. Abbiamo già vissuto esperienze simili con i nostri stessi compatrioti e non dimenticheremo il tradimento della diplomazia, avvenuto due volte in meno di un anno”.
Ore 20.52
“A seguito dei gravissimi incidenti subiti dai caschi blu dell’UNIFIL, ho richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Francia condanna con la massima fermezza la sparatoria che il 29 marzo ha ucciso un soldato indonesiano dell’UNIFIL e ne ha feriti altri tre, così come l’esplosione che il 30 marzo ha ucciso altri due soldati indonesiani e ne ha feriti altri due” A scriverlo, in un post su X, è il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot.
“Tali attacchi in prossimità delle posizioni delle forze di pace delle Nazioni Unite sono inaccettabili e ingiustificabili. La Francia esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie dei caschi blu caduti e la sua solidarietà all’Indonesia, augurando una pronta guarigione al personale ferito. Chiede un’indagine completa sulle circostanze di queste tragedie”, si legge ancora.
“La Francia – prosegue Barrot – condanna inoltre i gravi incidenti subiti ieri dal contingente francese dell’UNIFIL nella zona di Naqoura. Queste violazioni della sicurezza e gli atti di intimidazione perpetrati da soldati israeliani contro il personale delle Nazioni Unite sono inaccettabili e ingiustificabili, soprattutto considerando che erano state seguite le procedure di de-escalation. Queste condanne sono state espresse con la massima fermezza all’Ambasciatore israeliano a Parigi. Invito tutte le parti a rispettare la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e a garantire che la sicurezza del personale ONU sia rispettata e garantita, in conformità con il diritto internazionale e la Convenzione sulla sicurezza del personale delle Nazioni Unite. L’UNIFIL deve poter svolgere pienamente il proprio mandato ed esercitare la sua piena libertà di movimento. Lodo la professionalità, il coraggio e l’impegno di tutto il personale ONU nel Libano meridionale”, conclude.
Ore 19.13
Un raid israeliano su Beirut ha causato oggi la morte di alcuni alti comandanti di Hezbollah responsabili del coordinamento tra il gruppo e le organizzazioni terroristiche palestinesi. A darne notizia sono le Forze di Difesa israeliane citate dal Times of Israel. Il raid nella capitale libanese aveva per obiettivo Hamza Ibrahim Rakhin, vicecomandante dell’Unità 1800 di Hezbollah, insieme al capo delle operazioni dell’unità e a un altro esponente. “L’Unità 1800 è responsabile del coordinamento tra l’organizzazione terroristica Hezbollah e le organizzazioni terroristiche palestinesi in Libano, Gaza, Siria e Cisgiordania”, si legge in un comunicato delle IDF. L’esercito precisa che, nell’ambito del suo ruolo, il vicecomandante dell’Unità 1800 supervisionava anche il dispiegamento di terroristi palestinesi nel Libano meridionale per contrastare le truppe israeliane. In altri raid a Beirut, sempre secondo le IDF, sono stati bombardati i quartier generali e i centri di comando di Hezbollah.
Ore 18.38
La Nato rende noto che le sue forze oggi hanno intercettato un missile iraniano diretto verso la Turchia, confermando il precedente annuncio del ministero della Difesa turco. “Lunedì 30 marzo, la Nato di nuovo ha intercettato con successo un missile balistico iraniano diretto verso” la Turchia, ha detto la portavoce dell’Alleanza, Allison Hart. “La Nato è pronta per queste minacce e farà sempre quello che è necessario per difendere tutti gli alleati”, ha poi aggiunto.
Ore 17.40
Serve “una rapida, coordinata e proporzionata risposta politica” alle conseguenze negative sull’economia causate dalla crisi in Medioriente “tenendo ben presenti gli insegnamenti del 2022-23” ai tempi dell’attacco russo all’Ucraina. Così il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, nel corso dell’intervento al G7 Finanze, Energia e Banche centrali.
Il ministro si è focalizzato soprattutto sull’aumento dei costi energetici. “Un problema critico per per le industrie energivore che rappresentano il 20% della manifatturiera italiana”, afferma, spiegando che “le misure energetiche per contrastare l’aumento indiscriminato dei prezzi devono essere mirate, temporanee e basate su un approccio condiviso, tenendo a mente l’impatto della crisi nei diversi Paesi”. Detto questo, conclude, “sono d’accordo con Christine Lagarde, dobbiamo trovare un giusto mix tra politica monetaria e fiscale”.
Ore 17.14
“Lo scopriremo presto. Ve lo farò sapere tra circa una settimana”. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato, al New York Post, la disponibilità del presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf a collaborare con Washington. “Scoprirete a breve”, ha aggiunto Trump a proposito della possibile risposta americana agli attacchi iraniani contro le infrastrutture energetiche israeliane.
Ore 16.18
“Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie, in stretta collaborazione con i nostri partner, per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico. Riconosciamo l’importanza di un’azione internazionale coordinata per mitigare le ripercussioni e salvaguardare la stabilità macroeconomica”. È quanto si legge nel comunicato del G7 diffuso al termine della riunione dei governatori e dei ministri delle Finanze e dell’Energia.
La Spagna chiude lo spazio aereo ai voli coinvolti nella guerra
La Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli coinvolti nell’operazione lanciata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran come si legge su El Pais.
Secondo le fonti, il governo di Madrid non solo ha vietato l’utilizzo delle basi aeree di Rota (Cadice) e Moron de la Frontera (Siviglia) a caccia o aerei cisterna impegnati nell’attacco, ma ha negato anche l’ingresso nel proprio spazio aereo agli aerei statunitensi di stanza in Paesi terzi, come il Regno Unito o la Francia.
“The New York Times”: “Missile Usa sperimentato per colpire una scuola in Iran”
Gli Stati Uniti hanno usato un missile balistico di nuova concezione il primo giorno della guerra contro l’Iran, lo scorso 28 febbraio, colpendo una scuola elementare e una palestra nella città di Lamerd, nel sud del Paese, causando la morte di almeno 21 persone. Lo scrive il New York Times citando esperti di armi e un’analisi visiva.
L’attacco è avvenuto lo stesso giorno in cui un missile da crociera Tomahawk statunitense ha colpito una scuola nella città di Minab, a diverse centinaia di chilometri di distanza, uccidendo 175 persone, in gran parte studentesse. Nel caso di Lamerd, tuttavia, si è trattato di un’arma che non era mai stata testata in combattimento.
Trump: “Abbiamo ottenuto un cambio di regime. A breve potrebbe esserci un accordo con l’Iran”; Teheran (ancora una volta) smentisce
Il presidente degli Usa Donald Trump afferma che gli attacchi contro i vertici della Repubblica islamica in Iran equivalgono di fatto a un cambio di regime, ribadendo una tesi che aveva espresso per la prima volta al momento dell’annuncio dei colloqui per porre fine alla guerra con l’Iran. E che un accordo con Teheran per porre fine al conflitto potrebbe arrivare “presto”.
Il tycoon sostiene inoltre che l’Iran abbia acconsentito a far transitare altre 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz come “segno di rispetto” e ulteriore dimostrazione della sua disponibilità a negoziare un accordo.
Il regime della Repubblica islamica nel suo complesso non è, di fatto, caduto, ma Trump sta apparentemente cercando di presentare la decapitazione della Guida suprema Ali Khamenei e di decine di altri alti funzionari come equivalente al crollo del vecchio governo si legge sul Times of Israel.
“Il primo regime è stato decimato, distrutto, sono tutti morti. Il regime successivo è quasi morto, e il terzo regime… abbiamo a che fare con persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare prima… e, francamente, si sono dimostrate molto ragionevoli”, ha dichiarato Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One.
Teheran (ancora una volta) smentisce il presidente Usa.
È possibile un’operazione di terra degli Usa contro l’Iran? Trump rimane vago
Alla domanda su una potenziale operazione di terra contro l’Iran, Trump è rimasto vago e ha insistito sul fatto che la guerra sia in anticipo di “alcune settimane” rispetto al programma, anche se giovedì la Casa Bianca ha ribadito la propria tempistica di quattro-sei settimane per concludere una guerra che sabato ha superato la soglia delle quattro settimane. Alla domanda sulle voci secondo cui l’Iran avrebbe imposto un pedaggio alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, Trump ha risposto: “Devo verificare se è vero”. “Potremmo chiudere lo Stretto di Hormuz in due minuti”, ha aggiunto.
di Margherita Medici
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