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Israele rischia di perdere sé stesso

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Sconcertati, sconfortati, allucinati dalla notizia (l’ennesima, di una serie ormai senza fine) dell’ospedale centrato in pieno da un missile d’Israele nella Striscia di Gaza

Israele

Israele rischia di perdere sé stesso

Sconcertati, sconfortati, allucinati dalla notizia (l’ennesima, di una serie ormai senza fine) dell’ospedale centrato in pieno da un missile d’Israele nella Striscia di Gaza

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Israele rischia di perdere sé stesso

Sconcertati, sconfortati, allucinati dalla notizia (l’ennesima, di una serie ormai senza fine) dell’ospedale centrato in pieno da un missile d’Israele nella Striscia di Gaza

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Sconcertati, sconfortati, allucinati dalla notizia (l’ennesima, di una serie ormai senza fine) dell’ospedale centrato in pieno da un missile israeliano nella Striscia di Gaza, ci chiediamo cos’altro debba accadere. Cosa possa accadere di peggio, mentre abbiamo perso di vista ogni possibile barlume di razionalità in questa follia. Che genera altre follie, odi eterni, scava fossati in cui rischiamo di precipitare tutti. Senza esclusione.

Diciamo la verità e senza essere ipocriti: ne parliamo di più, ci ha colpito ancora di più anche perché sono morti dei reporter, in un conflitto che ha già mietuto più vittime fra i giornalisti che l’intera guerra del Vietnam. Quando muore un giornalista, muore innanzitutto un essere umano, ma muore un pezzo della nostra capacità di vedere, comprendere, intervenire.

Chi legge queste piccole riflessioni quotidiane, saprà benissimo quanto il sottoscritto abbia provato da sempre empatia per la storia dello Stato di Israele. Per una storia di resistenza alla tirannide e alla violenza, in una regione che ha quasi sempre e soltanto conosciuto regimi. Molti dei quali sanguinari.
Una simile deriva, in special modo per questo motivo, risulta totalmente insopportabile ai nostri occhi e alla nostra capacità di riconoscere lo spirito che ha reso quel lembo di terra un pezzo di Occidente così vicino a noi e alla nostra way of life.

Davanti a questi orrori, a queste follie, a queste azioni senza senso e giustificazione possibile, chi la pensa come il povero e trascurabile sottoscritto e rifiuta le semplificazioni sente mancare la terra sotto i piedi. Perché vede il peggio arrivare, da ogni parte, gli estremismi trionfare, la follia prendere il sopravvento.

Mi chiedo se non ci sia una donna o un uomo di buona volontà nel governo sciaguratamente presieduto da Benjamin Netanyahu e infarcito di oltranzisti che possa alzarsi in piedi e richiamare la storia di uno stato e di un popolo, prima che sia troppo tardi.

Che possa affacciarsi alla finestra e guardare le maree umane che protestano a Tel Aviv contro il governo, per la vita degli ostaggi superstiti e sono l’ultima speranza rimasta a noi che non ci vogliamo arrendere all’idea che una democrazia finisca in barbarie.

di Fulvio Giuliani

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