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Ucraina Israele

Oltraggi

Dalle nostre parti si fa un gran parlare di ‘stanchezza’, accertata per la pretesa ucraina di resistere e incombente per quella d’Israele di combattere
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Dalle nostre parti si fa un gran parlare di ‘stanchezza’, accertata per la pretesa ucraina di resistere e incombente per quella d’Israele di combattere
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Dalle nostre parti si fa un gran parlare di ‘stanchezza’, accertata per la pretesa ucraina di resistere e incombente per quella d’Israele di combattere
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Dalle nostre parti si fa un gran parlare di ‘stanchezza’, accertata per la pretesa ucraina di resistere e incombente per quella d’Israele di combattere

Delle vite umane saranno salvate. È molto, ma non è il bilancio finale dell’aggressione portata da Hamas alla civiltà, perché molte altre vite restano in mano ai terroristi e moltissime sono state oltraggiosamente tolte. Lo scambio segna un punto a favore della giusta iniziativa intrapresa dal presidente statunitense, ma sarebbe un grave errore non ascoltare per intero le sue parole, che confermano il diritto e il dovere di Israele, come dell’Ucraina, di battersi per la propria sicurezza e integrità. Dalle nostre parti si fa un gran parlare di ‘stanchezza’, oramai accertata per la pretesa ucraina di resistere e incombente per quella israeliana di combattere. Ma chi s’è stancato di aiutare gli aggrediti s’è anche stancato d’esistere.

Il prossimo marzo i russi voteranno, non per eleggere il loro nuovo presidente, ma per confermare Putin. L’esito è scontato e la sola cosa che sarà da vedere è se riusciranno a contenere e reprimere ogni manifestazione di dissenso. I candidati alternativi sono fantocci, gli avversari politici sono in galera o morti ammazzati, il che vale anche per i giornalisti che si fossero piccati di raccontare la realtà. Perché, allora, Putin passa per le elezioni? Perché quella elettorale è rimasta la sola forma di legittimazione del potere, con poche eccezioni (come la psico-criminale dittatura nordcoreana). Ma la democrazia non consiste nel votare, bensì nel farlo in uno Stato di diritto. Putin cerca soltanto di somigliare al nostro mondo. A noi tocca impedire che il nostro somigli al suo. La sua aggressione all’Ucraina e l’aggressione terroristica di Hamas a Israele ci riguardano direttamente, proprio per impedire che l’oltraggio alla democrazia diventi oltraggio al diritto. Dobbiamo essere consapevoli che questo crea un cortocircuito nel nostro mondo e ci porta una sfida mortale.

Quando vediamo un giovane inerte e pacifico minacciato da un carro armato in Cina, quando apprendiamo di ragazze massacrate in Iran, ci chiediamo cosa stiamo facendo per impedirlo. Poco e nulla. Perché esistono le ragioni della forza, perché è illusorio pensare di cacciare il male fuori dalla storia e fuori dalla vita. Noi ci sentiremmo incaricati di portare diritto e democrazia ovunque e non ci sentiamo pienamente liberi finché anche un solo uomo sia oppresso. Nel frattempo molti, fra noi, accetterebbero che diritto e democrazia siano cancellati dove ci sono. E lo accetterebbero in nome della pace e della salvezza delle vite. È una terribile contraddizione. Non si tratta di stabilire se la democrazia ucraina o quella israeliana, con i loro governi, siano perfette e ammirevoli; si tratta di affermare che non è ammissibile siano spianate dalle armi. Taluni possono sentirsene estranei, ma in quelle guerre si combatte contro di noi e contro il nostro mondo. Se si è stanchi è segno che ci si è stancati d’esistere per come siamo.

Battersi per la parità dei sessi in casa nostra e sentirsi vicini al fondamentalismo terrorista di Hamas che aggredisce Israele è una boiata, un segno di rincoglionimento morale. Hamas le donne le ha violentate, con i bambini. E se anche non fossero in guerra, le vorrebbe schiave del maschio padrone. Hamas è retto dall’Iran che le vuole intabarrate e silenti. Tutti per l’eliminazione degli omosessuali. Non c’è alcun possibile margine di solidarietà. Nessuno.

Alcuni ostaggi israeliani, presi dai terroristi, saranno restituiti, ma subito dopo la guerra riprenderà e durerà a lungo. Fermarla lì, come fermarla in Ucraina significa soltanto fermare l’aggressore. O essere suoi complici. Sottrarsi a quei conflitti comporta separare il benessere democratico dalla fatica e dai doveri del diritto, capitolando davanti al disegno mistico, razzista, negatore di ogni libertà (anche sessuale) di Putin e dei suoi pretonzoli ladri. Possiamo mettere nel conto di subire questi oltraggi festeggiando la liberazione degli ostaggi? Se lo facessimo saremmo noi stessi degli ostaggi, complici degli oltraggi. La risposta è: No.

di Davide Giacalone

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