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Iran, firmano o non firmano? Rubio: “Possibile accordo già oggi” ma Trump tentenna

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Trump rallenta: “Nessuna corsa verso un accordo con l’Iran. Rubio: “Si potrebbe raggiungere un accordo già nelle prossime ore”

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Iran, firmano o non firmano? Rubio: “Possibile accordo già oggi” ma Trump tentenna

Trump rallenta: “Nessuna corsa verso un accordo con l’Iran. Rubio: “Si potrebbe raggiungere un accordo già nelle prossime ore”

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Iran, firmano o non firmano? Rubio: “Possibile accordo già oggi” ma Trump tentenna

Trump rallenta: “Nessuna corsa verso un accordo con l’Iran. Rubio: “Si potrebbe raggiungere un accordo già nelle prossime ore”

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Iran e Stati Uniti potrebbero raggiungere un accordo già nelle prossime ore. A rilanciare l’ipotesi è stato il Segretario di Stato americano Marco Rubio da Nuova Delhi, dopo il rinvio dell’annuncio atteso nella giornata di ieri. “Abbiamo quello che credo sia un accordo abbastanza solido sul tavolo”, ha spiegato, precisando che l’intesa riguarderebbe sia la riapertura dello Stretto di Hormuz sia l’avvio di negoziati sul programma nucleare iraniano.

Rubio ha comunque invitato alla prudenza: “Pensavano di avere delle buone notizie ieri sera, potrebbe accadere oggi, ma non mi spingerei oltre”.

L’accordo tra Iran e Stati Uniti riconoscerà sempre a Israele il ”diritto” a difendersi. Lo ha spiegato il Segretario di Stato americano Marco Rubio parlando ai giornalisti a Nuova Delhi. “Israele ha sempre il diritto a difendersi. Qualunque Paese al mondo ha questo diritto. E dunque, se Hezbollah si appresta a lanciare dei missili o lancia dei missili contro di loro, Israele ha il diritto di rispondere”.

Il messaggio dell’amministrazione americana resta chiaro: la strada diplomatica sarà percorsa fino in fondo, ma senza escludere scenari alternativi. “Se non ci sarà un accordo, risolveremo la questione in un altro modo”, ha avvertito il segretario di Stato, sottolineando che Washington continuerà a concedere alla diplomazia ogni possibilità di successo prima di valutare altre opzioni.

Le sue dichiarazioni arrivano dopo che il presidente Donald Trump ha ridimensionato le aspettative su una rapida conclusione dell’intesa, spiegando di aver chiesto ai negoziatori di non accelerare i tempi.

“Non ha fretta e non accetterà un accordo sfavorevole”, ha detto Rubio riferendosi al presidente americano. Lo stesso Trump ha confermato la linea: “I negoziati stanno procedendo in modo ordinato e costruttivo. Ho detto ai miei rappresentanti di non affrettare la conclusione dell’accordo, perché il tempo gioca a nostro favore”. Parole che raffreddano l’ottimismo delle ultime ore e fanno capire che una svolta definitiva non è ancora vicina.

I Punti dell’accordo

Tra i principali punti da definire restano la riapertura dello Stretto di Hormuz e il destino dell’uranio iraniano arricchito al 60%. Secondo indiscrezioni riportate da fonti americane, le parti avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per avviare un percorso di de-escalation, ma i dettagli decisivi sono ancora da definire.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta un passaggio strategico per il commercio energetico mondiale, attraversato da circa il 20% del petrolio globale. L’eventuale accordo ne consentirebbe la riapertura, ma le modalità operative restano ancora oggetto di negoziato.

Anche la gestione delle scorte di uranio iraniano continua a essere uno dei nodi più delicati. Trump ritiene che gli Stati Uniti possano assumere il controllo del materiale nucleare, definito dal presidente “polvere nucleare”, mentre la posizione della Casa Bianca rimane ferma su un punto: impedire all’Iran di sviluppare armi atomiche.

Da Teheran, intanto, non sono arrivati chiarimenti sui contenuti delle discussioni. L’ipotesi più accreditata è che l’intesa iniziale costituisca soltanto una cornice generale, destinata a essere arricchita da accordi più dettagliati nelle prossime settimane. Fonti iraniane parlano di una finestra compresa tra 30 e 60 giorni per definire gli aspetti centrali del programma nucleare.

Secondo le informazioni emerse, solo la firma di un accordo definitivo permetterebbe la progressiva rimozione delle restrizioni navali imposte dagli Stati Uniti, in un meccanismo basato su verifiche reciproche e concessioni graduali.

Di Altea Ferrante

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