Kyiv risponde al terrore riunendosi, ballando e cantando – IL VIDEO
Kyiv, se l’intento di Vladimir Putin era quello di spezzare la resilienza del popolo ucraino, l’effetto reale è stato l’opposto: ha trasformato la paura in collante sociale
Kyiv risponde al terrore riunendosi, ballando e cantando – IL VIDEO
Kyiv, se l’intento di Vladimir Putin era quello di spezzare la resilienza del popolo ucraino, l’effetto reale è stato l’opposto: ha trasformato la paura in collante sociale
Kyiv risponde al terrore riunendosi, ballando e cantando – IL VIDEO
Kyiv, se l’intento di Vladimir Putin era quello di spezzare la resilienza del popolo ucraino, l’effetto reale è stato l’opposto: ha trasformato la paura in collante sociale
La strategia russa ricalca una dottrina antica: colpire i civili per piegare la volontà politica. Ma questa logica della coercizione ignora un dato empirico noto alla Storia: sotto minaccia esistenziale, le comunità coese reagiscono aumentando la solidarietà. A Kyiv, blackout e sirene non isolano: radunano. Ballare, cantare, riempire gli spazi comuni non è evasione ma un atto di controllo emotivo. È la comunità che decide come vivere la paura, sottraendola all’aggressore. L’analogia storica non è retorica. Durante i bombardamenti del “Blitz” nazista (settembre 1940 – maggio 1941), i londinesi trasformarono la metropolitana in rifugio e piazza: musica, socialità e normalità ricostruite sotto terra. Non era folklore, era resilienza operativa.
Kyiv oggi fa lo stesso: la città rifiuta la narrativa di vittima passiva. I raid russi puntano a spezzare routine e fiducia? La risposta è ricreare routine e fiducia dove il nemico non può arrivare. Ecco allora le persone radunarsi nei parchi e darsi appuntamento sui laghi ghiacciati per ballare e cantare: bambini e adulti si lanciano con gli slittini dalle discese ghiacciate dell’idroparco in Rusanivska. Famiglie intere si radunano intorno a pire improvvisate e intonano canti patriottici, popolari e militari, l’inno nazionale e altri celebrativi della libertà e della resistenza. Condividono vivande calde con chi in casa non ha luce né riscaldamento da giorni. C’è chi mette a disposizione gruppi elettrogeni, chi porta la consolle e improvvisa DJ set all’aperto con oltre 20 gradi sottozero. I sotterranei della metro di Kyiv sono diventati punti di ritrovo non solo durante i bombardamenti ma anche per compartecipare a progetti culturali, attività artistiche e scolastiche.
Questa reazione ha effetti concreti perché riduce l’impatto psicologico degli attacchi abbassando il rendimento militare della coercizione. Una società coesa rafforza la legittimità politica di chi la governa, anziché indebolirla. La resilienza diventa un moltiplicatore strategico perfino nel ribadire il messaggio esterno, perché un popolo che canta al buio comunica determinazione più di mille comunicati. Colpire l’energia avrebbe dovuto produrre rassegnazione. Ha prodotto identità. Ogni raduno diventa una vittoria informativa: dimostra che il terrore non governa i comportamenti. È il paradosso classico del terrore: la violenza indiscriminata accelera la maturazione civile del bersaglio.
Il parallelo storico con Londra è tutt’altro che retorica. La Luftwaffe bombardò la Capitale inglese per 57 notti consecutive, colpendo deliberatamente quartieri civili, porti, centrali elettriche, ferrovie e infrastrutture urbane. L’obiettivo tedesco d’allora era identico a quello russo di oggi: rompere il morale della popolazione per forzare una resa politica. Il London Underground divenne rapidamente un rifugio di massa. Ma ciò che colpì osservatori e storici fu come venne usato: famiglie intere dormivano sui binari, s’organizzavano concerti improvvisati, canti corali, spettacoli, si leggevano giornali, si raccontavano storie ai bambini.
Tutto ciò avviene oggi a Kyiv, dopo 1.441 giorni consecutivi di bombardamenti. Allora il governo britannico temeva isteria collettiva, saccheggi e collasso morale. Accadde l’opposto. Secondo gli studi del Mass-Observation il panico fu raro e localizzato, la solidarietà aumentò e il senso d’appartenenza nazionale si rafforzò. Il bombardamento di Londra non disgregò la società: la rese più orizzontale e cooperativa. Winston Churchill comprese subito il valore politico di tale resilienza. Nei suoi discorsi non celebrò mai l’eroismo individuale ma la normalità collettiva sotto il fuoco.
Nei suoi quotidiani messaggi alla nazione, Volodymyr Zelenskyj fa appello allo stesso senso d’unità. Nelle ore più buie ha rivolto parole d’affetto e fiducia a una società civile che ha più volte detto di sentire accanto. La famosa idea del “Blitz spirit” non fu propaganda vuota ma la constatazione che la popolazione aveva sottratto l’iniziativa psicologica al nemico. Le vetrine di Londra con scritto «Bombed but not defeated» (bombardati ma non sconfitti) trovano un analogo odierno con quelle filmate nei nostri reportage con scritto «МОЖНА ЗРУЙНУВАТИСТІНИ, АЛЕ НЕ СМАК ДО ЖИТТЯ» (puoi distruggere i muri ma non il gusto per la vita). La storiografia è oggi unanime (Calder, Overy, Grayling per citarne alcuni) su un punto : il bombardamento dei civili funziona solo contro società già frammentate.
Londra nel 1940 e Kyiv oggi condividono tre fattori decisivi: la percezione d’una guerra esistenziale, la fiducia orizzontale fra civili e gli spazi comuni trasformati in luoghi di resistenza emotiva. Lo storico Richard Titmuss documentò come spazi pubblici londinesi come quelli menzionati divennero centri di coesione sociale, non luoghi di panico. La socializzazione ridusse il trauma, invece d’amplificarlo. Londra non crollò allora e Kyiv non crolla oggi. Ritrovandosi durante blackout e allarmi, i civili di Kyiv riproducono lo stesso meccanismo osservato a Londra: riducono la paura individuale, aumentano la resilienza collettiva e decretano il fallimento della coercizione strategica russa. Putin, come Hitler allora, ha colpito l’infrastruttura ma ha rafforzato la società.
A gennaio i russi hanno lanciato contro l’Ucraina oltre 6.000 droni, circa 5.500 bombe plananti e 158 altri missili di vario tipo. Gli ultimi hanno centrato ieri un ospedale di maternità a Zaporizhzhia ferendo medici, partorienti e neonati; hanno travolto 14 condomini di Sloviansk, ucciso 16 minatori che tornavano dal lavoro su un autobus a Pavlohrad e tempestato di fuoco diverse comunità di Sumy ,travolgendo anche i soccorritori accorsi per salvare i civili.
È il risultato del riorientamento degli strike nell’ambito d’una farsa concordata fra Mosca e Washington che l’attuale amministrazione statunitense spaccia come un successo della sua (presunta) diplomazia. Come Londra, oggi Kyiv risponde alla brutalità con un gesto semplice e potentissimo: stare insieme. È così che una strategia di paura si trasforma nel suo contrario. Non spezza la resilienza ma la rende visibile.
Di Giorgio Provinciali e Alla Perdei
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