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La Furia Epica del Ruggito del Leone contro la quarta Vera Promessa – Bollettino del terzo giorno di guerra

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L’operazione “Ruggito del Leone” e “Furia Epica” è entrata nel terzo giorno. La guerra Israelo-Statunitense contro l’Iran riporta oltre cinquecento morti e altrettante vittime

La Furia Epica del Ruggito del Leone contro la quarta Vera Promessa – Bollettino del terzo giorno di guerra

L’operazione “Ruggito del Leone” e “Furia Epica” è entrata nel terzo giorno. La guerra Israelo-Statunitense contro l’Iran riporta oltre cinquecento morti e altrettante vittime

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La Furia Epica del Ruggito del Leone contro la quarta Vera Promessa – Bollettino del terzo giorno di guerra

L’operazione “Ruggito del Leone” e “Furia Epica” è entrata nel terzo giorno. La guerra Israelo-Statunitense contro l’Iran riporta oltre cinquecento morti e altrettante vittime

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La guerra congiunta Israelo-Statunitense contro l’Iran, avviata sabato 28 febbraio rispettivamente con l’operazione “Ruggito del Leone” e “Furia Epica”, è entrata nel terzo giorno. Teheran ha risposto lanciando la quarta iterazione di “Vera Promessa”, ovvero la denominazione ormai automatica dei suoi attacchi contro le forze nemiche nel Teatro mediorientale. È stato confermato l’impiego persino di Bombardieri B-2 “Spirit” statunitensi, famosi per eludere l’individuazione radar, che hanno condotto un volo di 12 ore per colpire le scorte di missili iraniani ancora ferme negli arsenali sotterranei.

In Iran la Mezzaluna Rossa iraniana riporta di più di cinquecento morti, fra cui le forze attaccanti rivendicano non meno di 40 altissime cariche del regime clerico-militare iraniano. Fra le vittime vi sarebbero però oltre 150 ragazze che stavano svolgendo regolare attività didattica in una scuola elementare nel Sud del Paese, ubicata nel perimetro di una base militare. Non è un dato inedito che le strutture belliche ospitino anche edilizia a uso civile, spesso a beneficio delle famiglie dei soldati, ma per consuetudine e legge devono essere segnalate chiaramente come tali. Potrebbe essere stato un errore di puntamento o dello stesso sistema d’arma, ma al momento né il comando israeliano né quello statunitense hanno commentato l’accaduto.

La strategia iraniana di ritorsione ha invece previsto il bersagliamento deliberato di infrastrutture civili in Israele e Paesi vicini. Il governo di Benjamin Netanyahu ha confermato almeno 12 morti fra Gerusalemme e Tel Aviv, mentre le sirene hanno ripreso a suonare in tutto il settentrione israeliano annunciando l’entrata in guerra di Hezbollah a fianco dell’alleato iraniano. Gli ayatollah hanno attaccato anche le basi statunitensi nella penisola arabica, con esplosioni registrate a Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti (le cui Forze di difesa hanno comunque annunciato l’intercettazione di più del 90% degli ordigni nemici), a Doha in Qatar e a Manama nel Bahrein. In Kuwait i bombardamenti hanno ucciso tre militari statunitensi e ferito diversi altri, mentre quattro piloti Usaf hanno dovuto azionare i seggiolini eiettabili dei loro caccia F-15 dopo essere stati abbattuti per errore dalla contraerea amica ‘confusa’ dall’intensa salva di ordigni iraniani. L’Arabia Saudita ha invece visto colpite le proprie infrastrutture petrolifere dell’impianto di Ras Tanura sul Golfo persico. E persino la città curdo-irachena di Erbil ha dovuto attivare le sirene.

A Ovest l’esercito israeliano sta reagendo energicamente alla discesa in campo degli sciiti libanesi, annunciando l’inizio di una campagna di eliminazioni mirate contro Hezbollah. I droni dei terroristi hanno raggiunto persino le basi britanniche a Cipro, convincendo il Primo Ministro Keir Starmer ad avviare operazioni aeree di autodifesa e a permettere agli Stati Uniti l’uso della base oceanica di Diego Garcia per raid offensivi contro l’Iran. Anche se la tattica iraniana prevede l’ampliamento del conflitto a tutti gli alleati statunitensi nella regione, l’attacco a strutture arabe, inglesi, italiane e persino francesi (come la base di Camp Peace ad Abu Dhabi), Teheran sta evidentemente ottenendo l’effetto opposto.
Così come la chiusura dello stretto di Hormuz e l’attacco a navi commerciali e piattaforme petrolifere nel Golfo Persico sta caratterizzando l’Iran come un nemico per tutta la regione, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha confermato la distruzione di almeno nove navi della flotta militare iraniana. I pasdaran tuttavia contano droni e piccoli barchini veloci con cui potrebbero disturbare la navigazione per settimane.
Vi è inoltre un’ambiguità – forse calcolata – nelle dichiarazioni del governo iraniano: da una parte il ministro degli esteri Abbas Araghchi sostiene che la catena di comando non si sia mai interrotta, dall’altro ha esplicitamente ammesso che molte cellule dei Guardiani della Rivoluzione stanno conducendo attacchi in autonomia secondo piani prestabiliti. Così come per le trattative, in cui si alternano aperture al dialogo e minacce di guerra totale con rappresaglie dolorose.

Trump intanto tira dritto: ha dichiarato che gli attacchi «continueranno per 4 o 5 settimane fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi», ovvero la distruzione del programma nucleare e missilistico iraniano, rinnovando però l’apertura a colloqui o a defezioni degli apparati securitari. La propaganda iraniana sostiene comunque di poter lanciare fino a 800 missili all’ora (ma i pasdaran hanno già perso metà dei loro lanciatori balistici, secondo gli Stati Uniti) e di avere scorte missilistiche per 5 anni di guerra, ma – anche ammesso che questi numeri siano reali – le forze che la stanno attaccando sono di ordini di grandezza incomparabilmente superiori.

Di Camillo Bosco

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